Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 15 maggio 2019

LA RICHIESTA DI ESSERE LIBERATI DAL MALE


COME UN LEONE FURIOSO
Francesco: «Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza dell’aiuto di Gesù» 
 
Papa Francesco, Catechesi del Mercoledi 15 maggio 2019 in Piazza San Pietro (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Ma liberaci dal male» è «l’ultimo grido del “Padre nostro”» - ha detto Papa Francesco nella Catechesi del Mercoledì in Piazza San Pietro, il 15 maggio 2019. Si tratta di un male “dalle larghe falde”, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti». Non c’è dubbio che «tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo» e nella preghiera del Padre nostro diventano voce e petizione conclusiva. Papa Francesco richiama il passo biblico dell’apostolo Pietro quando dice che  "il diavolo, è intorno a noi come un leone furioso, per divorarci". Veramente la presenza del maligno è una realtà nella vita di tutti gli uomini. «C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile» - ha rimarcato il Pontefice. Ripercorrendo la storia dell’umanità ci si imbatte sempre in questo «male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia». Purtroppo, a volte sembra che il male abbia il sopravvento e la sua presenza «sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio». Nella Bibbia il male viene rappresentato «come il serpente che porta il veleno silenziosamente» non solo «nella natura, nella storia», ma, perfino, nel cuore stesso dell’uomo. C’è qualcuno che può dire di essere esente dal male o di non subire la malizia della tentazione? Il Vescovo di Roma risponde che «tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra carne la tentazione, di qualsiasi peccato» e tiene a precisare che «è il tentatore che ci muove e ci spinge al male, dicendoci: “fa questo, pensa questo, va per quella strada”». Anche Gesù fu tentato senza mai cedere alle  lusinghe del diavolo ed ha sperimentato «la trafittura del male»: la solitudine, il disprezzo, l’umiliazione fino alla morte in croce. Mai dobbiamo stancarci di chiedere a Gesù risorto il dono della pace, la forza «per non cadere nel male» e, se cediamo alla tentazione, lo invochiamo di non abbandonarci e di liberarci dal maligno.