Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 3 maggio 2019

«REGOLARE I FLUSSI MIGRATORI CON LA VIRTÙ DELLA PRUDENZA»


LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETA’

Francesco: «Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio nel rispetto della dignità umana, del rispetto del pianeta e del supremo bene della pace»
 
Papa Francesco e i Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 2.5.2019  (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Lo Stato nazionale non può essere considerato come un assoluto» e «molte tensioni provengono da un’eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune», ha detto Papa Francesco nel Discorso ai Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il 2 maggio 2019. Non c’è bisogno di essere sovranisti e nazionalisti ad oltranza per esprimere l’amore alla Patria e al Popolo, e per garantire il rispetto degli usi e dei costumi di una Nazione. La Chiesa ha il dovere di ammonire «le persone, i popoli e i governi» quando si verificano delle «deviazioni» ideologiche che mirano ad escludere e a odiare gli altri, quando le spinte nazionalistiche fomentano il conflitto e alzano muri di separazione alimentando il razzismo e l’antisemitismo. Papa Francesco avverte che oggi in tante parti del mondo c’è un crescente nazionalismo e, purtroppo, «riemergono correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati». Il profitto economico è il motore che spinge gli Stati a servire gli interessi di un gruppo dominante «che opprime, tra gli altri, le minoranze etniche, linguistiche o religiose che si trovano nel loro territorio». Perché il Vescovo di Roma parla così spesso dei migranti e della necessità di «accogliere, proteggere, promuovere e integrare» quanti sono costretti a lasciare la loro terra alla ricerca di condizioni di vita migliori e più dignitose? La risposta è: «ogni persona umana è membro dell’umanità e ha la stessa dignità». Il sogno di Francesco è quello di vedere la nostra Terra come una «Grande Patria», la «Casa comune», nella quale ogni individuo si possa sentire accolto, rispettato e protetto. Il Pontefice insiste nel dire che non bisogna vedere il migrante come una minaccia «alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie» ma è «un’opportunità per arricchire il popolo che lo integra». D’altra parte è dovere della persona migrante «integrarsi nella nazione che lo riceve». Ma cosa significa “integrare”? Papa Francesco spiega che «non vuol dire assimilare, ma condividere il genere di vita della sua nuova patria, pur rimanendo sé stesso come persona, portatore di una propria vicenda biografica». In questa prospettiva di accoglienza e di integrazione, la persona migrante diventa una preziosa opportunità di crescita per il popolo che lo ospita. Ovviamente il Papa non vuole favorire un’accoglienza indiscriminata e irregolare, e mentre chiede alle autorità pubbliche di proteggere i migranti, nello stesso tempo li esorta a «regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori». Oggi viviamo in un mondo dove l’economia e gli scambi tecnologici e culturali sono globalizzati; Francesco auspica che anche «la solidarietà» venga globalizzata in vista del bene comune di tutte le nazioni. Questo è possibile solo se si riesce ad armonizzare «l’identità collettiva di ciascun popolo e nazione e la globalizzazione stessa». Per costruire la pace mondiale è urgente «sostituire la logica della vendetta, la logica del dominio, della sopraffazione e del conflitto con quella del dialogo, della mediazione, del compromesso, della concordia». Il Pontefice mette sotto accusa le «nuove forme di colonizzazione ideologica» che non rispettano «l’identità degli usi e dei costumi, della dignità e della sensibilità dei popoli interessati». Occorre cercare e trovare «nuovi cammini di cooperazione»  internazionale per scongiurare il «rischio delle guerre». Il Papa è preoccupato del fatto che «non solo sulla terra ma anche nello spazio verranno collocate armi nucleari offensive e difensive» e questo significa che «la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare». In conclusione, il Vescovo di Roma ritiene che «partecipare all’edificazione del bene comune dell’umanità è elemento necessario ed essenziale per l’equilibrio mondiale».

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