Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 24 agosto 2017

LA SPERANZA CRISTIANA CREA NOVITA'



IL DIO DELLE SORPRESE
Francesco: “Siamo gente più di primavera che d’autunno



di Antonino Legname

 “Non è cristiano camminare con lo sguardo rivolto verso il basso - come fanno i maiali: sempre vanno così - senza alzare gli occhi all’orizzonte”. Con questa immagine forte, Papa Francesco ha voluto focalizzare l'attenzione dei fedeli, radunati nell'Aula Paolo VI, per l'Udienza Generale del 23 agosto 2017, sulla necessità di alzare lo sguardo verso l'orizzonte ultimo, che per il credente coincide con il giorno in cui Dio farà «nuove tutte le cose» (cfr Ap 21,5). Il Pontefice ha detto che “la speranza cristiana si basa sulla fede in Dio che sempre crea novità nella vita dell’uomo, crea novità nella storia, crea novità nel cosmo. Il nostro Dio è il Dio che crea novità, perché è il Dio delle sorprese”. A volte gli uomini pensano che tutto il loro cammino si concluderà dopo un “palmo di pochi metri di viaggio” - che sono gli anni della nostra vita terrena. Sarebbe molto triste pensare alla nostra esistenza come un girovagare senza senso, senza meta e senza approdo. “Questo non è cristiano” - ha detto Francesco. È vero che la vita non è un cammino semplice e in discesa; le cronache quotidiane dei giornali e della tv riportano tante tragedie, tante notizie tristi, che alla fine si rischia l'assuefazione e l'indifferenza. Cosa si prova a vedere e a pensare a quei “volti dei bambini impauriti dalla guerra, al pianto delle madri, ai sogni infranti di tanti giovani, ai profughi che affrontano viaggi terribili, e sono sfruttati tante volte”? Non rassegniamoci a dire: «questa è la vita!». Non lasciamo spazio allo sconforto pensando che le nostre gioie siano effimere e passeggere e che alla fine “nella vita degli uomini sia iscritto il non senso”. Noi cristiani non possiamo essere nauseati da una vita che a volte ci appare insensata; noi “crediamo invece che nell’orizzonte dell’uomo c’è un sole che illumina per sempre. Crediamo che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Siamo gente più di primavera che d’autunno”. In una parola: siamo gente di speranza! Non viviamo di “nostalgie, rimpianti e lamenti”, ma siamo “instancabili coltivatori di sogni”, perché abbiamo la certezza che “Dio ci vuole eredi di una promessa”. E durante questo nostro pellegrinaggio terreno crediamo che Dio non resta insensibile di fronte al dolore dei suoi figli; noi sappiamo che “c'è un Padre che piange con noi; c’è un Padre che piange lacrime di infinta pietà nei confronti dei suoi figli […]. Un Padre che ci aspetta per consolarci, perché conosce le nostre sofferenze e ha preparato per noi un futuro diverso”. Mai perdere la speranza di essere risollevati dal nostro Padre celeste che è “il Dio delle novità e delle sorprese”. Impariamo a guardare fiduciosi a “quel giorno in cui saremo davvero felici, e piangeremo. Sì: ma piangeremo di gioia”.

venerdì 11 agosto 2017

IL PERDONO È IL MOTORE DELLA SPERANZA

IL PECCATO NON E' UN «TATUAGGIO INCANCELLABILE»

Francesco: «Tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri … è triste, questo!»




 Antonino Legname

Nella Catechesi dell'Udienza Generale del 9 agosto 2017, Papa Francesco ha detto: «Gesù libera da quel senso di oppressione di sentirsi sbagliato». Il Signore non teme lo scandalo e, superando la mentalità del tempo, che operava una separazione netta tra i giusti e i peccatori, tra i puri e gli impuri, si avvicina ai pubblici peccatori, ai malati di lebbra, agli indemoniati e a quelle donne di facili costumi che la gente condannava ed emarginava. Sono gli esclusi, i cosiddetti «intoccabili», che Gesù cercava ed accoglieva per sanarli e per guarirli. Dava scandalo la sua bontà e la sua misericordia verso coloro che erano ritenuti indegni dai contemporanei. Ma come ha detto il Papa - «Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua». Gesù non predica una sorta di sadismo o di masochismo e non dice che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo, alla maniera dei filosofi stoici». Gesù è venuto a liberarci dal dolore e dalla sofferenza e a condividere il dolore umano con quell'atteggiamento che è distintivo della vita cristiana, cioè la misericordia. «Il cuore di Cristo incarna e rivela il cuore di Dio». Papa Francesco vede Gesù con le braccia spalancate verso i peccatori: sono braccia di accoglienza e di perdono che infondono tanta speranza a chi si trova in una vita sbagliata o in una situazione di peccato. Anche gli occhi amabili e il cuore aperto di Gesù partecipano alla rinascita di «chi nella sua vita ha accumulato tante scelte sbagliate». Abbiamo la certezza che con la sua misericordia Gesù «perdona, abbraccia, capisce, si avvicina»! Per questo Egli viene accusato di dare scandalo e di bestemmiare, «perché solo Dio può perdonare i peccati». E chi si può sentire puro e perfetto? Francesco pensa «a tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri … è triste, questo!». Tante volte il Papa ha ribadito che tutti siamo peccatori, e che nessuno è legato in maniera irrimediabile al proprio passato di peccato, come se avesse un «tatuaggio incancellabile». Il Signore spalanca il cuore della sua misericordia e del suo perdono a chi gli apre il proprio cuore. Il Pontefice dice che i peccatori perdonati vengono anche «rasserenati a livello psicologico, perché liberati dal senso di colpa» e ricevono la speranza di una vita nuova. Anche se ti senti uno «straccio» guarda avanti e confida in Gesù, e Lui ti «cambia il cuore». Non dobbiamo dimenticare che «come primo impasto per formare la sua Chiesa», il Signore non scelse persone sante che non sbagliavano mai; basta pensare a Pietro e al suo triplice rinnegamento. «La Chiesa - ha ricordato Francesco - è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio … E questa è la nostra speranza».

domenica 6 agosto 2017

LE VACANZE TEMPO DI RIPOSO E DI CRESCITA SPIRITUALE



UN MESSAGGIO DI SPERANZA
Francesco: «L'evento della Trasfigurazione del Signore per incontrare Gesù e  metterci a servizio dei fratelli»


Antonino Legname

«Il tempo estivo è momento provvidenziale per accrescere il nostro impegno di ricerca e di incontro con il Signore», sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l'Angelus del 6 agosto 2017. Il Pontefice ha commentato l'esperienza che i tre Apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, fecero sul monte Tabor, mentre Gesù si trasfigurava davanti ai loro occhi. «L'evento della Trasfigurazione del Signore ci offre un messaggio di speranza» - ha detto Francesco - che ci spinge ad incontrare Gesù e a metterci a servizio dei fratelli. La salita al monte Tabor esprime l'ascesa spirituale, la fatica della fede e la disponibilità a «staccarsi dalle cose mondane». E attraverso questo distacco ci si dispone alla preghiera e all'ascolto attento della Parola di Dio. Papa Francesco invita tutti a riscoprire la dimensione del silenzio e la lettura meditata della Bibbia: «quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore, questa gioia che genera la Parola di Dio in noi». Il tempo delle vacanze è un tempo utile per poter conoscere di più il Vangelo della gioia e per incontrare il Signore. Infatti, dice il Papa: «In questo periodo, gli studenti sono liberi dagli impegni scolastici e tante famiglie fanno le loro vacanze; è importante che nel periodo del riposo e del distacco dalle occupazioni quotidiane, si possano ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo il cammino spirituale». E così, con il cuore trasfigurato per aver incontrato Gesù, si potrà ritornare alle consuete attività, arricchiti e ricaricati dalla forza dello Spirito, che spinge verso nuovi traguardi di conversione e ad essere segno concreto di amore verso il prossimo, specialmente verso coloro che soffrono o si sentono soli e abbandonati.

mercoledì 2 agosto 2017

PER RISCOPRIRE LA LUCE DEL PROPRIO BATTESIMO



LA PORTA DELLA SPERANZA
«Siamo stati contaminati dalla luce di Cristo»


Antonino Legname

Nella Catechesi dell'Udienza Generale di oggi, 2 agosto 2017, papa Francesco ha parlato del «Battesimo: porta della speranza». Ha richiamato, anzitutto, gli antichi riti del Battesimo che prevedevano tanti simboli e allegorie, specialmente quando le chiese erano orientate verso est, da dove sorge il sole. Attraverso i grandi segni del cosmo si parlava di Cristo, e con lo sguardo rivolto verso occidente, dove tramonta il sole, il catecumeno faceva la rinuncia a Satana e alle sue opere. «Poi ci si volgeva verso l’abside, in direzione dell’oriente, dove nasce la luce, e i candidati al Battesimo venivano di nuovo interrogati» sulla professione di fede. Francesco fa notare che oggi, purtroppo, «abbiamo perso la sensibilità al linguaggio del cosmo». Il Pontefice ha posto la domanda: «Che cosa vuol dire essere cristiani?», ed ha risposto: «Vuol dire guardare alla luce, continuare a fare la professione di fede nella luce, anche quando il mondo è avvolto dalla notte e dalle tenebre». Il cristiano, pur vivendo a volte nelle tenebre, cioè in mezzo al male, che si annida dentro di sé o attorno a sé, non dispera e non si lascia piegare perché - come dice Francesco - egli «confida sempre nelle infinite possibilità del bene». 


La speranza cristiana ci fa confidare sempre «nella luce di Dio Padre, nella luce di Gesù Salvatore e nella luce dello Spirito Santo», che «ci salva dalle tenebre» e «ci spinge ad andare avanti nella vita». Papa Francesco, anche in questa occasione rivolge ai fedeli riuniti nell'Aula Paolo VI, la domanda: «quanti di voi si ricordano la data del proprio Battesimo?». Per noi cristiani è importante ricordare il giorno in cui siamo rinati a vita nuova nel fonte battesimale e «siamo stati contaminati dalla luce di Cristo». Ed è proprio da questa contaminazione spirituale che il cristiano riceve la forza per la missione, per diventare un «cristo-foro», cioè un «portatore di Gesù» nel mondo. Chi vive nella luce di Cristo non perde la speranza quando arrivano i momenti bui della vita: «situazioni di lutto, di disperazione, di tenebre e di odio». In conclusione, solo se resteremo fedeli al nostro Battesimo riusciremo a vivere nella luce della speranza e a trasmetterla alle generazioni future.

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