Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 28 giugno 2017

IL PONTEFICE INCONTRA UN GRUPPO SPAGNOLO DI DONNE SEPARATE E DIVORZIATE

"NON ABBIAMO LA VOCAZIONE A RESTARE FERITI"
Francesco ai divorziati: «La Chiesa vi protegge e vi abbraccia … E voi pregate per i vostri ex».

Francesco con un gruppo di Donne separate e divorziate

di Antonino Legname

Papa Francesco, il 26 giugno 2017, ha ricevuto in udienza privata 35 donne separate o divorziate del Gruppo “Santa Teresa” della diocesi di Toledo in Spagna. Si tratta di donne che hanno sofferto a causa della separazione o del divorzio e che hanno trovato comprensione e accoglienza da parte della Chiesa. L'incontro con il Papa era stato chiesto con una lettera, alla quale Francesco ha risposto, concedendo l'incontro. L'arcivescovo di Toledo, Mons. Braulio Rodríguez, che ha accompagnato il Gruppo, ha riferito che il Santo Padre ha dialogato amabilmente e con semplicità con le signore, ed ha risposte ad alcune domande. Per esempio, alla domanda di Esperanza Gomez-Menor su come educare i figli quando i criteri educativi dei genitori sono differenti, il Pontefice ha risposto che i figli devono essere educati ad amare e a rispettare tutti, ed ha esortato le donne a pregare per i loro ex mariti. Il delegato per la pastorale familiare della diocesi di Toledo, Miguel Garrigós, presente all'incontro, ha detto: «Il Papa ha insistito nel dire che, come esseri umani, non abbiamo la vocazione a rimanere feriti. Dobbiamo abituarci a convivere con le cicatrici, che hanno una loro dignità, in quanto esprimono sofferenza; come le rughe degli anziani che “dignificano” coloro che le hanno». Non c'è dubbio - ha sottolineato il Papa - che è il perdono sia difficile; è un cammino che ha bisogno della grazia di Dio. Infine, Francesco ha consigliato al Gruppo di leggere Amoris laetitia, specialmente il capitolo 4°. 
[Fonte: Religión Digital, del 27 giugno 2017]

martedì 27 giugno 2017

LO STILE DINAMICO DELLA VITA CRISTIANA E LE SORPRESE DI DIO

L'AVVENTURA DELLA FEDE
Francesco: «il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo» perché «vuole che gli legga la mano».




di Antonino Legname

Nell'Omelia della Messa celebrata a Santa Marta il 26 giugno 2017, Papa Francesco, sul modello dello stile di Abramo, nostro padre nella fede, ha presentato le coordinate della vita cristiana: «il modo come è stato chiamato Abramo segna anche lo stile della vita cristiana» - ha detto Francesco. Sono tre le dimensioni che il Pontefice ha individuato nella vicenda biblica di Abramo: anzitutto lo «spogliamento», cioè la disponibilità a lasciare le sicurezze per realizzare le promesse di Dio. Anche Gesù è passato attraverso lo spogliamento, la cui pienezza fu sigillata sulla croce. In ogni vocazione cristiana «c’è sempre un “vattene”, “lascia”, per dare il primo passo: “Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”». Un cristiano che non ha la capacità del distacco non è autentico. Occorre fidarsi di Dio e seguire la sua volontà anche quando non si sa dove ci porterà. «Il cristiano - ha detto il Papa - non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo» perché «vuole che gli legga la mano: no, non sa dove va». Ma la promessa di Dio spinge sempre ad andare avanti. «Il cristiano fermo non è un vero cristiano - ha spiegato Francesco - il cammino incomincia tutti i giorni al mattino, il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte — pensiamo a una malattia, a una morte — ma aperto, perché io so che tu mi porterai a un posto sicuro, a una terra che tu hai preparato per me». Chi è l'uomo in cammino? Papa Francesco risponde: «è l'uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale» e che sa andare con fiducia verso la promessa di Dio che non delude mai. Infine, il cristiano è chiamato a vivere la dimensione della «benedizione». Francesco ci ricorda che la benedizione non è solo quella che Dio ci dà, ma anche quella che noi diamo agli altri. «Tutti, anche voi laici, dovete benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri”. Purtroppo, ha lamentato il Papa - «noi siamo abituati a non dire bene tante volte e la lingua si muove un po’ come vuole». Il riferimento è alla brutta e peccaminosa abitudine delle chiacchiere e dei giudizi temerari sugli altri.

sabato 24 giugno 2017

ANCHE NELLA CHIESA IL CORAGGIO DI DARE SPAZIO AI GIOVANI


CON FRANCESCO “SIEMPRE ADELANTE”
“È meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei <cristiani da museo>”


Antonino Legname

 Il 23 giugno 2017 Papa Francesco ha incontrato i partecipanti alla 75ma Convention del Serra International. Il tema del Convegno: “Siempre adelante. Il coraggio della vocazione”. Francesco ha spiegato il senso della vocazione di chi si mette alla sequela del Signore Gesù ed ha ricordato che “la vita del discepolo missionario è segnata dal ritmo che le viene impresso dalla chiamata; la voce del Signore lo invita ad abbandonare il suolo delle proprie sicurezze e a iniziare il “santo viaggio” verso la terra promessa dell’incontro con Lui e con i fratelli. La vocazione è l’invito a uscire da sé stessi per iniziare a vivere la festa dell’incontro con il Signore e percorrere le strade sulle quali Egli ci invia”. Per poter camminare bisogna mettersi in discussione senza la paura di perdere se stesso – ha spiegato il Papa con un esempio: “Nessuna nave solcherebbe le acque se avesse timore di lasciare la sicurezza del porto. Allo stesso modo, nessun cristiano può entrare nell’esperienza trasformante dell’amore di Dio se … resta legato ai propri progetti e alle proprie acquisizioni consolidate. Anche le strutture pastorali possono cadere in questa tentazione di preservare sé stesse invece di adattarsi al servizio del Vangelo”. Ancora una volta il Papa fa riferimento alle “sorprendenti iniziative di Dio”. Non bisogna avere paura delle soprese di Dio anche quando sconvolgono i piani e i progetti consolidati. Non bisogna permettere alla paura di prevalere sulla creatività e neppure di frenare le novità dello Spirito anche quando si deve uscire da certi schemi e si deve cambiare rotta. Non c’è dubbio che il cammino cristiano sa guardare avanti senza nostalgie e senza paure. Papa Francesco dice di aver “paura dei cristiani che non camminano e si rinchiudono nella propria nicchia”. E consiglia: “È meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei <cristiani da museo>, che temono i cambiamenti e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difendono sé stessi e i propri ruoli”. Non è facile uscire da se stessi, rinunciare allo “spirito di possesso e di vanagloria”  e mettersi al servizio degli altri  - ha ammesso Francesco. Ed è ancora più “triste vedere che, a volte, proprio noi uomini di Chiesa non sappiamo cedere il nostro posto, non riusciamo a congedarci dai nostri compiti con serenità, e facciamo fatica a lasciare nelle mani di altri le opere che il Signore ci ha affidato!”. Bisogna imparare ad essere pronti – come nei giochi olimpici – a “passare la fiaccola” specialmente alle generazioni future. Nella missione cristiana – ha ricordato il Pontefice – “uno semina e l’altro miete”. E allora, per preparare il futuro, non solo nella società ma anche nella Chiesa occorre dare “spazio ai giovani”.

lunedì 19 giugno 2017

FRANCESCO: «ACCOMPAGNARE I GENITORI NELL’EDUCAZIONE DEI FIGLI ADOLESCENTI»

  L'EDUCAZIONE SOCIO-INTEGRATA 
PER ARMONIZZARE LA «TESTA», IL «CUORE» E LE «MANI»

Papa Francesco: «Viviamo in un contesto di consumismo molto forte … È urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità».

DALL'HOMO ABILIS ALL'HOMO CONSUMENS

di Antonino Legname

Papa Francesco, il 19 giugno 2017, ha dato inizio al Convegno diocesano di Roma sul tema delicato e urgente che interpella la famiglia di oggi: «accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti». Quando si affronta questo argomento non si può essere nominalisti, nel senso che non bisogna cadere nell'astrazione e nella generalizzazione. Quasi quasi bisogna pensare alla famiglia in «dialetto» - consiglia il Papa - proprio per essere più vicini alla realtà e alle sfide di oggi. Non c'è dubbio che i problemi delle famiglie della grande città e della metropoli si presentano e si affrontano in maniera diversa che nei piccoli centri di paese. Papa Francesco focalizza l'attenzione su alcune esperienze quotidiane e concrete che vivono le famiglie: dalle difficoltà lavorative a quelle economiche e relazionali. Il Vescovo di Roma si sofferma su un aspetto importante della situazione attuale delle nostre famiglie, le quali vanno perdendo i legami nel tessuto sociale e sono costrette a vivere in una «società liquida», che sta diventando sempre più «gassosa», nel senso di una società «volatile» e «sradicata». Oggi si va perdendo la memoria e la radice. «E quando non ci sono radici - avvisa il Papa - qualsiasi vento finisce per trascinarti». Quando si perdono le radici si vive da alienati. Il Papa continua ad insistere sul ruolo insostituibile che hanno i nonni nella crescita e nell'educazione dei nipoti. I nonni sono la radice della famiglia e della società. Francesco esorta i genitori a «fare spazio ai figli per parlare con i nonni». E chiede che i nonni vengano valorizzati in questa nostra società che fa di tutto per scartarli «perché non producono». Il Papa ripropone la storiella, che da bambino gli venne raccontata dalle sue due nonne, e che gli è rimasta impressa nella memoria:  «C’era una volta in una famiglia il nonno vedovo: abitava in una famiglia, ma era invecchiato e quando mangiavano un po’ gli cadeva la zuppa o la bava e si sporcava un po’. E il papà ha deciso di farlo mangiare da solo in cucina, “così possiamo invitare amici…”. Così è stato. Alcuni giorni dopo, torna dal lavoro e trova il bambino che giocava con un martello, i chiodi, i legni… “Ma cosa stai facendo?” – “Un tavolo” – “Un tavolo, perché?” – “Un tavolo per mangiare” – “Ma perché?” – “Perché quando tu invecchi, possa mangiare da solo, lì”. Questo bambino aveva capito con intuizione dove c’erano le radici». E in merito alla non facile fase di crescita degli adolescenti, il Papa ha espresso una sua preoccupazione: «Un figlio che vive la sua adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza. Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a “medicalizzare” precocemente i nostri ragazzi. Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan “sfruttare al massimo il tempo”, e così risulta che l’agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente». È verissimo! I genitori fanno di tutto per riempire con attività di vario genere il tempo a disposizione dei loro figli. A volte, sbagliando, si pensa che l'adolescenza sia una patologia da combattere. Gli educatori devono convincersi che l'adolescenza fa parte della crescita normale dei ragazzi; è un movimento vitale e naturale fatto di cambiamenti, di incertezze, di speranze, di gioie e anche di angosce, di sconfitte e di desolazioni. «I nostri ragazzi e le nostre ragazze cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Non amano per niente sentirsi comandati o rispondere a “ordini” che vengano dal mondo adulto». I ragazzi hanno bisogno di stimoli continui per mettersi alla prova e per avvertire quel senso di «vertigine» che li faccia sentire vivi. Il Papa consiglia di proporre ai ragazzi «mete ampie, grandi sfide» e di aiutarli a realizzarle. Ma non devono essere lasciati soli o in balia delle tante pseudo proposte allettanti ma pericolose che mettono a rischio la vita degli adolescenti. Per educare i ragazzi di oggi occorre superare quel «modello di istruzione meramente scolastico, solo di idee. No - dice Francesco  - Bisogna seguire il ritmo della loro crescita. E’ importante aiutarli ad acquisire autostima, a credere che realmente possono riuscire in ciò che si propongono». Infine, il Papa propone un tipo di «educazione integrata». Che cosa significa in concreto? Questo tipo di educazione «socio-integrata» è finalizzata ad armonizzare a livello personale e sociale i tre aspetti della vita: la «testa», il «cuore» e le «mani». In altre parole: l'intelletto, gli affetti e l'azione. Gli adolescenti devono essere aiutati ad integrare nella loro vita questi tre linguaggi; solo così potranno sentirsi attivi e protagonisti dei loro processi di crescita. Purtroppo, lamenta il Papa, «abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale». Un altro aspetto da non sottovalutare nella crescita dei figli è l'educazione alla essenzialità. In una società consumistica come la nostra, nella quale «dopo il cibo, le medicine e i vestiti, che sono essenziali per la vita, le spese più forti sono i prodotti di bellezza, i cosmetici … e poi, le mascotte [gli animali da compagnia]». Papa Francesco avverte che ci sono tanti rischi nel consumismo eccessivo e patologico: «siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l’importante è consumare sempre. Un tempo, alle persone che avevano questo problema si diceva che avevano una dipendenza dalla spesa. Oggi non si dice più: tutti siamo in questo ritmo di consumismo. Perciò, è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità. Siamo entrati in una voragine di consumo e siamo indotti a credere che valiamo per quanto siamo capaci di produrre e di consumare, per quanto siamo capaci di avere. Educare all’austerità è una ricchezza incomparabile». E' quanto mai urgente mettere un freno al consumismo sfrenato!


sabato 17 giugno 2017

PAPA FRANCESCO CI RICORDA CHE NELLA DEBOLEZZA DELL'UOMO SI MANIFESTA LA POTENZA DI DIO



RICONOSCERE LA PROPRIA VULNERABILITA'
Francesco: «Siamo fragili come un vaso di creta»





di Antonino Legname

Anche un vaso di creta, fatto di materiale fragile, può contenere un tesoro. Noi tutti, esseri umani, siamo deboli e peccatori, ma possiamo contenere «il tesoro più grande: la potenza di Dio che ci salva». Lo ha ricordato papa Francesco durante l'Omelia a Santa Marta, il 16 giugno 2017. Dobbiamo essere consapevoli che nella nostra debolezza di creature si manifesta la «straordinaria potenza di Dio». San Paolo era convinto di questo: «quando sono debole è allora che sono forte» - scrive nella Seconda Lettera ai Corinzi (12,10). È la forza che viene dall'Alto ed è capace di salvare, di guarire, di mettere in piedi noi che siamo creta. Questa verità - ha detto Francesco - «è come un leitmotiv nelle lettere di Paolo»: quando egli soffre e si lamenta con il Signore chiedendo di essere liberato dagli attacchi del maligno, riceve una sola risposta: «Ti basta la mia grazia». Per far lavorare la potenza di Dio in noi è necessario anzitutto «riconoscere la propria vulnerabilità». E questo non è facile, proprio perché c'è sempre la tendenza a camuffare la propria vulnerabilità, a truccarla e a dissimularla vergognosamente e ipocritamente. E c'è anche l'ipocrisia verso se stessi quando uno crede di essere qualcosa di diverso da quello che è realmente, specialmente quando pensa di non essere fragile come il vaso di creta e fa affidamento solo in se stesso e nel suo personale tesoro. Questo - ha avvertito il Papa - «è il cammino, è la strada verso la vanità, la superbia, l’autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi». Invece, coloro che hanno coscienza della propria fragilità si affidano al Signore e non disperano di fronte alle difficoltà e alle prove della vita: «siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi». In pratica cosa significa riconoscersi vasi di creta? Francesco fa l'esempio della Confessione: «quando andiamo a confessarci» e magari riconosciamo: “sì, ho fatto questo, ho pensato questo”. Si fa un elenco di peccati «come se fossero una lista di prezzi al mercato: ho fatto questo, questo, questo». Ma la vera domanda da porsi - dice il Papa - è: «Tu hai coscienza di questa creta, di questa debolezza, di questa tua vulnerabilità?». Non basta dire di essere peccatore, occorre avere la coscienza della propria debolezza e della propria fragilità ed essere consapevoli che solo la potenza di Dio ci salva e ci fa andare avanti. Pertanto, è sbagliato credere che «la confessione sia imbiancare un po’ la creta … No!». Ci vuole il dono della “vergogna” «che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio». E «se noi arriviamo a questo punto, saremo molti felici».

giovedì 15 giugno 2017

GLI ORIENTAMENTI DELLA CHIESA SICILIANA PER ACCOMPAGNARE - DISCERNERE - INTEGRARE LA FRAGILITA'

LA VIA SICILIANA AL CAPITOLO VIII 
DI "AMORIS LAETITIA"
Non si possano relegare alcune persone in una sorta di «limbo di fatto»



di Antonino Legname

Il 4 giugno 2017, Domenica di Pentecoste, i Vescovi delle Chiese di Sicilia hanno pubblicato, in un opuscolo di 14 pagine dense e chiare, gli «Orientamenti Pastorali» «Accompagnare -discernere - integrare la fragilità secondo le indicazioni del Capitolo VIII diAmoris laetitia». I Vescovi siciliani, salvo il diritto di ogni pastore di offrire alla propria Chiesa locale le indicazioni più opportune, nello spirito della comunione fraterna hanno voluto offrire dei criteri comuni per aiutare tutti i fedeli a riscoprire la bellezza del sacramento del matrimonio tra l'uomo e la donna e a vivere la «gioia dell'amore nelle famiglie». Dal documento emerge chiaramente la preoccupazione dei Vescovi dell'Isola di «evitare ogni forma di rigorismo e di lassismo nell'applicare la dottrina della Chiesa nelle molteplici situazioni esistenziali, secondo gli insegnamenti del Magistero». I Pastori della Chiesa hanno il dovere di aiutare le persone, che vivono in situazioni non conformi all'insegnamento della Chiesa sul matrimonio, ad integrarsi gradualmente nella vita della comunità ecclesiale. Non si tratta di accoglienza indiscriminata in vista della ricezione immediata dei sacramenti, quando piuttosto di «invitare ad un cammino che, per sua definizione, ha una durata temporale ed è attento alla gradualità». I Vescovi tengono a precisare che la possibilità di accedere ai sacramenti da parte di coloro che vivono in  situazioni di fragilità, anche per il fallimento del loro matrimonio, «non è una norma canonica, ma l'eventuale esito di un cammino, frutto di discernimento e di maturazione personale e pastorale». Per evitare equivoci, i Vescovi della Sicilia ribadiscono che l'opera di discernimento e di integrazione non deve essere un «atto istantaneo» e «non può risolversi nella domanda di accesso ai sacramenti, magari in occasioni particolari»: battesimi, prime comunioni, cresime, funerali ecc. E ricordano che la logica dell'integrazione, già operante in Familiaris Consortio, è stata dilatata in Amoris laetitia.
I Vescovi tengono anche a precisare che, durante il tempo di accompagnamento e di discernimento, potrà essere utile aiutare le persone a fare una riflessione sulla validità del loro precedente matrimonio per capire se esistono i presupposti «per un'eventuale dichiarazione di nullità». Nel documento viene ripreso il testo di Amoris laetitia, dove si dice tra l'altro che in alcune «circostanze si può essere in grazia di Dio anche se si dà una situazione oggettiva di disordine morale», infatti - come sottolinea Papa Francesco - «non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivono in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (AL 301). La posizione dei Vescovi siciliani risulta molto equilibrata e in piena sintonia con l'insegnamento di Papa Francesco e in continuità con il Magistero della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. I Vescovi chiedono ai pastori in cura d'anime di evitare gli eccessi della rigidità pastorale e della pastorale della manica larga, quando si trovano davanti alle persone che vivono particolari fragilità.  Occorre discernere caso per caso e cercare di accogliere e accompagnare con misericordia coloro che si trovano in «una situazione ormai irreversibile». I Presuli dell'Isola ritengono che non si possano «relegare queste persone in una sorta di “limbo di fatto”, dato che non sono scomunicate e neppure in piena comunione con la Chiesa». Tutti coloro che vivono particolari fragilità hanno la possibilità di guardare avanti con fiducia, e - come scrivono i Vescovi - «si deve ritenere che la loro condizione sia temporanea almeno dal punto di vista spirituale, in quanto suscettibile di cambiamento, di conversione, di purificazione». In conclusione, per coloro che vivono particolari fragilità, qual è il requisito per accedere ai sacramenti? I Vescovi siciliani rispondono: «è il pentimento e l’impegno a percorrere un nuovo cammino, umano e spirituale, nell’attuale situazione oggettiva in cui si trova la persona, e non l’astratta perfezione. Vi sono circostanze, infatti, nelle quali ogni norma va ricondotta al suo fine proprio che è la salvezza delle anime, il bene delle persone».