Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 20 novembre 2017

FRANCESCO DENUNCIA LO STILE IMPRUDENTE DI GUIDARE

LE STRADE NON SONO PISTE DI «FORMULA UNO»
Papa Francesco: «Sensibilizzazione e accrescimento del senso civico, sia nel settore stradale che in quello ferroviario»



di Antonino Legname
Purtroppo, oggi bisogna «fare i conti con lo scarso senso di responsabilità da parte di molti conducenti, che sembrano spesso non avvedersi delle conseguenze anche gravi della loro disattenzione (per esempio con l’uso improprio dei cellulari) o della loro sregolatezza». Con queste parole, Papa Francesco si è rivolto ai Dirigenti e Agenti della Polizia Stradale e della Polizia Ferroviaria, durante l'incontro in Vaticano il 20 novembre 2017. Non c'è dubbio che in un mondo come il nostro, dove si moltiplicano gli spostamenti con i mezzi di trasporto, occorre rendere più sicure e più efficienti le strade e le ferrovie. Francesco denuncia lo stile imprudente di guidare a causa della fretta o della competitività, come se le strade fossero delle piste di «formula uno» e la linea dei semafori  «punto di partenza di un gran premio». Il Pontefice è consapevole che per arginare questo grave problema non bastano le sanzioni, ma «è necessaria un’azione educativa, che dia maggiore consapevolezza delle responsabilità che si hanno nei confronti di chi ci viaggia accanto». Occorre puntare sull'«azione di sensibilizzazione e accrescimento del senso civico, sia nel settore stradale che in quello ferroviario». Specialmente le ferrovie devono essere potenziate e rese più sicure. Francesco lamenta i tanti disagi che devono spesso sopportare milioni di pendolari e di viaggiatori, a volte mettendo a rischio anche la loro vita a causa di incidenti anche mortali. A coloro che lavorano nel settore delle ferrovie, il Vescovo di Roma ha ricordato: «quello che incontrate ogni giorno nelle ferrovie è come un microcosmo, dal quale passano le realtà più diverse e con il quale viaggiate, per offrire sicurezza, prevenzione e repressione dei reati». Ed ha raccomandato di affrontare le situazioni di controllo e di repressione, dove è necessario, con grande saggezza e autocontrollo, in modo tale che «l'uso della forza non degeneri mai in violenza». In certe situazione, si richiede anche l'uso della misericordia - ha detto il Papa - spiegando che questo stile misericordioso non è sinonimo di debolezza, né tantomeno rinuncia della forza quando è necessario. In ogni caso - conclude - bisogna «essere capaci di non identificare il colpevole con il reato che ha commesso» e «ad ognuno è chiesto di farsi carico della sua parte di responsabilità, mettendo in campo tutte le energie di cui dispone per contrastare l’egoismo, l’ingiustizia, l’indifferenza».

mercoledì 15 novembre 2017

LA FORZA DELLA PREGHIERA NELLA MESSA

IL RISPETTO DEL SACRO SILENZIO
Francesco: «Bisogna pregare con il cuore e non come fanno i pappagalli»



 di Antonino Legname

«La Messa è preghiera, anzi, è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più “concreta”» - ha esordito Papa Francesco nella Catechesi del Mercoledì 15 novembre 2017. Partecipando alla Messa noi ci incontriamo con Dio, ascoltando la sua Parola e nutrendoci del Corpo e Sangue di Gesù. Con queste meditazioni sulla Messa, il Pontefice vuole aiutarci a vivere intensamente la celebrazione eucaristica che ci mette in relazione privilegiata «con Gesù, e, attraverso Lui, con Dio e con i fratelli». Come nel dialogo si alternano le parole con i momenti di silenzio, così anche nella preghiera bisogna imparare ad avere momenti di silenzio. Per essere concreti Papa Francesco fa notare che a volte «andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a noi. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù». Noi viviamo in una società dove è grave la mancanza di silenzio. Viviamo immersi in un continuo rumore e oggi è diventato veramente difficile fare silenzio. Papa Francesco ci ricorda che «il silenzio è tanto importante» nella vita e ribadisce che quando andiamo a Messa non andiamo a vedere uno spettacolo, ma andiamo ad incontrare il Signore e «il silenzio ci prepara e ci accompagna». Se non riusciamo a stabilire un clima di silenzio in noi e attorno a noi non potremo percepire il misterioso silenzio di Dio dal quale «scaturisce la sua Parola, che risuona nel nostro cuore». Gesù con la sua esperienza di preghiera ci ha insegnato l'importanza del silenzio per mettersi in comunicazione con il Padre. E quando i discepoli vedono Gesù che si ritira in luoghi appartati a pregare, gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). E il primo insegnamento di Gesù è: impara a saper dire con umiltà “Padre”; cioè riconosci di essere un figlio che ha fiducia e confidenza in Dio Padre, così come un bambino confida nei genitori e si affida alla loro cura e protezione. Quando si prega e si partecipa alla Messa bisogna lasciarsi sorprendere - insegna il Papa - cioè occorre meravigliarsi, stupirsi davanti al mistero che si celebra, di fronte al «Dio delle sorprese». Per questo è necessario pregare con il cuore e non limitarsi a biascicare formule come fanno i pappagalli - ammonisce Francesco. Infatti, l'incontro con Dio è sempre vivo, come acqua zampillante, la Messa «non è un incontro di museo». Papa Francesco esorta i cristiani «a tornare ad avere il gusto, la gioia, la meraviglia della vita», e questo è possibile, «anche davanti a tante tragedie». Noi dobbiamo imparare a coltivare la certezza che «il Signore ci ama nelle nostre debolezze … ci perdona sempre» e nella Messa si «incontra con la nostra fragilità», perché - conclude il Papa - ci vuole «riportare alla nostra prima chiamata: quella di essere a immagine e somiglianza di Dio. Questo è l’ambiente dell’Eucaristia, questo è la preghiera».


lunedì 13 novembre 2017

PAPA FRANCESCO: "L'INCOERENZA DEI CRISTIANI E' L'ARMA DEL DIAVOLO"

LO SCANDALO DELL'INCOERENZA
Francesco: «Quante volte nelle nostre parrocchie abbiamo sentito gente che dice: “No, io in Chiesa non vado perché quello o quella che sta tutto il giorno leccando le candele lì dentro, poi esce, sparla degli altri, semina la zizzania...”».



di Antonino Legname

Chi è senza peccato di incoerenza scagli la prima pietra. Chi può dire di essere immune dal peccato di incoerenza? A volte ci si nasconde dietro l'incoerenza altrui per crearsi l'alibi di non andare in chiesa. Quante incoerenze quotidiane, piccole e grandi, costellano la nostra vita. Purtroppo, ci sono incoerenze che «si vedono anche nelle chiese» e ce ne sono altre che sono commesse da cristiani che nel mondo del lavoro danno «scandalo» - ha annotato Papa Francesco, durante la Messa a Santa Marta del 13 novembre 2017. Dall'incoerenza allo scandalo il passo è breve. Da che mondo è mondo ci sono gli scandali, e Gesù lo ribadisce: «È inevitabile che vengano scandali”» (Lc 17,1). E in effetti «è inevitabile», ha rimarcato Francesco: di scandali «ce ne sono, ce ne saranno». Però Gesù ammonisce: «Ma guai a colui a causa del quale vengono» gli scandali. E avverte: «È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». Papa Francesco spiega perché lo scandalo è micidiale: «perché ferisce la vulnerabilità del popolo di Dio, ferisce la debolezza del popolo di Dio, e tante volte queste ferite si portano per tutta la vita». Di più: lo scandalo, ha spiegato il Pontefice, «non solo ferisce» ma «è capace di uccidere: uccidere speranze, uccidere illusioni, uccidere famiglie, uccidere tanti cuori». Gesù ha parole forti contro coloro che scandalizzano e anche a Pietro, il quale davanti alla croce voleva convincere il Maestro a bypassarla, Gesù grida: «Allontanati da me, tu sei di inciampo per me, tu sei motivo di scandalo». Francesco ha spiegato che quando un cristiano, si dice cristiano ma vive e si comporta da pagano dà scandalo «quante volte nelle nostre parrocchie abbiamo sentito gente che dice: “No, io in Chiesa non vado perché quello o quella che sta tutto il giorno leccando le candele lì dentro, poi esce, sparla degli altri, semina la zizzania...”». Non si può vivere in chiesa come i santi e fuori come i briganti. L'incoerenza dei cristiani - ha detto il Papa - è un'arma diabolica che scandalizza e allontana la gente dal Signore e dalla Chiesa. E se ancora qualcuno non l'avesse capito bene, Francesco ribadisce che serve poco andare tutte le domeniche a messa o far parte di qualche gruppo ecclesiale se poi , per esempio, «pago in nero i miei dipendenti o faccio loro un contratto da settembre a giugno” - “E luglio e agosto?” - “Arrangiati caro!”». Proprio queste sono le «incoerenze di tutti i giorni» - ha concluso il Pontefice - non risparmiando di dare un forte ammonimento a quei Pastori della Chiesa che scandalizzano la gente con il loro comportamento di vanità e di attaccamento al denaro.



domenica 12 novembre 2017

LA DIMENSIONE PASTORALE DI AMORIS LAETITIA - 4

L'INFEDELTÀ È LA LEBBRA DEL MATRIMONIO - 4
Papa Francesco: «La doppia vita è frutto dell’ipocrisia»


di Antonino Legname

8. La malattia della schizofrenia esistenziale.
Papa Francesco spiega di cosa si tratta: “È la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale”[1]. Quando il marito o la moglie cominciano a coltivare e alimentare sentimenti nei confronti di altre persone, anche attraverso il contatto nei social network, e ci mettono il cuore, vivono nella doppiezza ipocrita e si ammalano di schizofrenia esistenziale, morale e spirituale. Gesù ci fa capire che esiste un «adulterio del cuore» quando si desidera la donna d’altri anche senza tradire materialmente la propria sposa. Quando il cuore del marito si fissa su un’altra donna, o quello della moglie su un altro uomo, anche se non c’è divorzio giuridico, c’è il divorzio del cuore. Quanti cristiani vivono da anni nel divorzio del cuore, rato e consumato, cioè, voluto ed attuato. A quel punto si va perdendo il contatto con la realtà familiare perché la mente e il cuore sono altrove. Le persone affette da questo tipo di malattia si creano un loro “mondo parallelo” a quello della famiglia e - constata amaramente il Papa - “iniziano a vivere una vita nascosta e sovente dissoluta”[2]. L’infedeltà è la lebbra del matrimonio perché fa cadere a pezzi tutti gli impegni coniugali e i buoni propositi fino a distruggere l’armonia della famiglia. Non è raro il caso di coloro che dicono: «ho bisogno di rompere la monotonia della mia vita coniugale, anche sessualmente sono insoddisfatto, la vita è breve e non voglio perdere l’occasione di vivere qualche momento idilliaco extraconiugale per recuperare la fiducia in me stesso e uscire dallo stato di frustrazione esistenziale e sessuale». Questo ragionamento è fallace e pericoloso! Anche perché in tanti casi, quando si intraprende la strada dell’infedeltà, è difficile tornare indietro, specialmente quando viene coinvolto il cuore. E l’estasi di un momento di passione si può trasformare in un acido corrosivo che distrugge lentamente e inesorabilmente la vita coniugale e mette in crisi la famiglia. Chi è infedele e ha l’amante vive nella paura di essere scoperto, ha una doppia vita e diventa astuto, ipocrita e bugiardo. C’è il logorio del sospetto, la mancanza di fiducia nell’altro, l’angoscia per il pericolo che venga distrutto il sogno di una vita e tutto quello che in tanti anni si è costruito. A quel punto il rapporto coniugale diventa pesante e il clima familiare freddo. Perché rischiare di distruggere per la passione momentanea tutto quello che si è costruito in tanti anni? Papa Francesco mette in guardia da certi rischi e offre il suo consiglio: "Non si può avere l’illusione di trovare un’altra persona e dire: «Ah, se io avessi conosciuto questa prima o questo prima, avrei sposato questo o questa». Ma non l’hai conosciuto prima, è arrivato tardi. Chiudi la porta subito! State attenti a queste cose e andate avanti con la vostra testimonianza"[3]. Il sentimento non deve essere a servizio dell'egoismo. In Amoris laetitia il Papa scrive: “Credere che siamo buoni solo perché «proviamo dei sentimenti» è un tremendo inganno. Ci sono persone che si sentono capaci di un grande amore solo perché hanno una grande necessità di affetto, però non sono in grado di lottare per la felicità degli altri e vivono rinchiusi nei propri desideri” (AL 145).



[1] Papa Francesco, Udienza del Santo Padre alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi22 dicembre 2014. 
[2] Ibid.
[3] Papa Francesco, Discorso in occasione dell'incontro con i Giovani a Napoli, 21 marzo 2015.