Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 22 maggio 2019

LA CONVERSIONE DELLE STRUTTURE E DELLE PERSONE NEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI

I PROCESSI DI NULLITA’ DEL MATRIMONIO
Francesco: «La spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico è caratterizzata  dalla prossimità, celerità e gratuità delle procedure»

Papa Francesco incontra i Vescovi italiani, 20 maggio 2019 


di Antonino Legname


«Il giudizio, per quanto possibile, si celebri nella Chiesa diocesana, senza indugio e senza inutili prolungamenti», ha detto Papa Francesco ai Vescovi italiani riuniti in Vaticano il 20 maggio 2019, in occasione della 73.ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il Papa è tornato a parlare della riforma dei processi di nullità matrimoniale che è entrata in vigore l’8 dicembre 2015 con i due Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, per il Codice della Chiesa latina e Mitis et Misericors Iesus, per quello delle Chiese Orientali. Il Pontefice si dice rammaricato di dover «constatare che la riforma, dopo più di quattro anni, rimane ben lontana dall’essere applicata nella gran parte delle Diocesi italiane», e pertanto ritiene di dover ribadire ancora una volta che il Motu Proprio di Pio XI Qua cura  del 1938, che istituiva i Tribunali Ecclesiastici Regionali in Italia, è stato abolito. In altre parole, il Vescovo di Roma torna a chiedere che in tutte le Diocesi i singoli Vescovi procedano all’erezione del tribunale diocesano che abbia anche la competenza di trattare le cause di nullità matrimoniale; le stesse norme della riforma prevedono che là dove non fosse possibile costituirlo, soprattutto per mancanza di forze e di personale, si può accedere ad un Tribunale diocesano o interdiocesano più vicino. Al Pontefice sta molto a cuore la «conversione delle strutture e delle persone» affinché vengano garantite la «prossimità, la celerità e la gratuità delle procedure di nullità matrimoniale. Per raggiungere queste finalità, il Papa chiede a tutti gli operatori dei Tribunali ecclesiastici di «non anteporre null’altro che possa impedire o rallentare l’applicazione della riforma, di qualsiasi natura o interesse possa trattarsi»; e con parole molto chiare Francesco mette in guardia da certi rischi: «non permettiamo che gli interessi economici di alcuni avvocati oppure la paura di perdere potere di alcuni Vicari Giudiziari frenino o ritardino la riforma». Ovviamente, non si può generalizzare, tanto è vero che in un’altra occasione, il 27 settembre 2018, il Papa si è detto rallegrato nell’apprendere che «molti Vescovi e Vicari giudiziali hanno prontamente accolto e attuato il nuovo processo matrimoniale, a conforto della pace delle coscienze, soprattutto dei più poveri e lontani dalle nostre comunità ecclesiali». Qual è la situazione in Sicilia dopo la Riforma di Papa Francesco? Nella nostra Isola si sono già costituiti sei Tribunali, di cui cinque Diocesani e uno Interdiocesano che comprende tredici Diocesi. È importante che ogni Tribunale garantisca la prossimità alle persone ferite dal fallimento del loro matrimonio; ed è bene – come già di fatto si fa in tutti i Tribunali ecclesiastici siciliani - che tutta l’istruttoria del procedimento canonico di nullità matrimoniale venga svolta nella Chiesa diocesana dove le parti e i testimoni dimorano. Anche eventuali processi più brevi - quando la nullità è manifesta, di «rapida dimostrazione» e «sostenuta dalla domanda congiunta dei coniugi» -  vengono istruiti nella Diocesi competente e «la decisione finale, di dichiarazione della nullità o di rinvio della causa al processo ordinario, appartiene al Vescovo stesso» che è il Giudice naturale nella sua Chiesa particolare. Deve essere chiaro che le nuove norme che riformano il processo canonico non servono a favorire e a facilitare la nullità dei matrimoni, ma a semplificare e a velocizzare la procedura processuale. Occorre rendere più veloci i processi di nullità matrimoniale, così da servire con più sollecitudine i fedeli che desiderano fare chiarezza sulla validità o meno del loro matrimonio, sempre nel pieno rispetto della ricerca della verità. È importante non dimenticare che il processo serve a constatare la verità dei fatti e non ad inventare con artifizi giuridici l’eventuale esistenza di motivi di nullità. Pertanto, la celerità dei processi, invocata dal Papa, non deve essere confusa con la fretta di concludere la causa a qualunque costo per potersi risposare in chiesa. Il Vescovo di Roma in diverse occasioni ha rimarcato che la gratuità dei processi canonici di nullità matrimoniale è un obiettivo che bisogna perseguire con impegno e determinazione. «Il termine gratuità – ricorda il Papa - rimanda al mandato evangelico secondo il quale gratuitamente si è ricevuto e gratuitamente si deve dare (cfr Mt 10,8), per cui richiede che la pronunzia ecclesiastica di nullità non equivalga ad un elevato costo che le persone disagiate non riescono a sostenere». Nella Chiesa tutti hanno il diritto di accedere ai tribunali ecclesiastici per chiedere giustizia, e coloro che hanno difficoltà economiche possono chiedere l’assistenza del Patrono stabile o avvalersi del gratuito o del semi gratuito patrocinio. In ogni caso le norme canoniche prevedono la possibilità di stare in giudizio anche da soli senza l’assistenza di un Avvocato iscritto all’albo del Tribunale. Invece, chi liberamente sceglie di farsi rappresentare da un Patrono di fiducia deve retribuire il lavoro non sempre facile e agile del professionista nel rispetto dei parametri tariffari stabiliti dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il Papa in qualche altra occasione, forse per le tante lamentale che gli arrivano, senza voler generalizzare, ha messo in guardia dal «pericolo» di «alcuni» avvocati che in queste situazioni di «fragilità» pensano solo al guadagno che possono trarre. D’altra parte, lo stesso Pontefice, nel chiedere che venga assicurata la gratuità dei processi, fa salva «la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei Tribunali».

mercoledì 15 maggio 2019

LA RICHIESTA DI ESSERE LIBERATI DAL MALE


COME UN LEONE FURIOSO
Francesco: «Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza dell’aiuto di Gesù» 
 
Papa Francesco, Catechesi del Mercoledi 15 maggio 2019 in Piazza San Pietro (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Ma liberaci dal male» è «l’ultimo grido del “Padre nostro”» - ha detto Papa Francesco nella Catechesi del Mercoledì in Piazza San Pietro, il 15 maggio 2019. Si tratta di un male “dalle larghe falde”, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti». Non c’è dubbio che «tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo» e nella preghiera del Padre nostro diventano voce e petizione conclusiva. Papa Francesco richiama il passo biblico dell’apostolo Pietro quando dice che  "il diavolo, è intorno a noi come un leone furioso, per divorarci". Veramente la presenza del maligno è una realtà nella vita di tutti gli uomini. «C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile» - ha rimarcato il Pontefice. Ripercorrendo la storia dell’umanità ci si imbatte sempre in questo «male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia». Purtroppo, a volte sembra che il male abbia il sopravvento e la sua presenza «sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio». Nella Bibbia il male viene rappresentato «come il serpente che porta il veleno silenziosamente» non solo «nella natura, nella storia», ma, perfino, nel cuore stesso dell’uomo. C’è qualcuno che può dire di essere esente dal male o di non subire la malizia della tentazione? Il Vescovo di Roma risponde che «tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra carne la tentazione, di qualsiasi peccato» e tiene a precisare che «è il tentatore che ci muove e ci spinge al male, dicendoci: “fa questo, pensa questo, va per quella strada”». Anche Gesù fu tentato senza mai cedere alle  lusinghe del diavolo ed ha sperimentato «la trafittura del male»: la solitudine, il disprezzo, l’umiliazione fino alla morte in croce. Mai dobbiamo stancarci di chiedere a Gesù risorto il dono della pace, la forza «per non cadere nel male» e, se cediamo alla tentazione, lo invochiamo di non abbandonarci e di liberarci dal maligno.

venerdì 3 maggio 2019

«REGOLARE I FLUSSI MIGRATORI CON LA VIRTÙ DELLA PRUDENZA»


LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETA’

Francesco: «Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio nel rispetto della dignità umana, del rispetto del pianeta e del supremo bene della pace»
 
Papa Francesco e i Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 2.5.2019  (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Lo Stato nazionale non può essere considerato come un assoluto» e «molte tensioni provengono da un’eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune», ha detto Papa Francesco nel Discorso ai Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il 2 maggio 2019. Non c’è bisogno di essere sovranisti e nazionalisti ad oltranza per esprimere l’amore alla Patria e al Popolo, e per garantire il rispetto degli usi e dei costumi di una Nazione. La Chiesa ha il dovere di ammonire «le persone, i popoli e i governi» quando si verificano delle «deviazioni» ideologiche che mirano ad escludere e a odiare gli altri, quando le spinte nazionalistiche fomentano il conflitto e alzano muri di separazione alimentando il razzismo e l’antisemitismo. Papa Francesco avverte che oggi in tante parti del mondo c’è un crescente nazionalismo e, purtroppo, «riemergono correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati». Il profitto economico è il motore che spinge gli Stati a servire gli interessi di un gruppo dominante «che opprime, tra gli altri, le minoranze etniche, linguistiche o religiose che si trovano nel loro territorio». Perché il Vescovo di Roma parla così spesso dei migranti e della necessità di «accogliere, proteggere, promuovere e integrare» quanti sono costretti a lasciare la loro terra alla ricerca di condizioni di vita migliori e più dignitose? La risposta è: «ogni persona umana è membro dell’umanità e ha la stessa dignità». Il sogno di Francesco è quello di vedere la nostra Terra come una «Grande Patria», la «Casa comune», nella quale ogni individuo si possa sentire accolto, rispettato e protetto. Il Pontefice insiste nel dire che non bisogna vedere il migrante come una minaccia «alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie» ma è «un’opportunità per arricchire il popolo che lo integra». D’altra parte è dovere della persona migrante «integrarsi nella nazione che lo riceve». Ma cosa significa “integrare”? Papa Francesco spiega che «non vuol dire assimilare, ma condividere il genere di vita della sua nuova patria, pur rimanendo sé stesso come persona, portatore di una propria vicenda biografica». In questa prospettiva di accoglienza e di integrazione, la persona migrante diventa una preziosa opportunità di crescita per il popolo che lo ospita. Ovviamente il Papa non vuole favorire un’accoglienza indiscriminata e irregolare, e mentre chiede alle autorità pubbliche di proteggere i migranti, nello stesso tempo li esorta a «regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori». Oggi viviamo in un mondo dove l’economia e gli scambi tecnologici e culturali sono globalizzati; Francesco auspica che anche «la solidarietà» venga globalizzata in vista del bene comune di tutte le nazioni. Questo è possibile solo se si riesce ad armonizzare «l’identità collettiva di ciascun popolo e nazione e la globalizzazione stessa». Per costruire la pace mondiale è urgente «sostituire la logica della vendetta, la logica del dominio, della sopraffazione e del conflitto con quella del dialogo, della mediazione, del compromesso, della concordia». Il Pontefice mette sotto accusa le «nuove forme di colonizzazione ideologica» che non rispettano «l’identità degli usi e dei costumi, della dignità e della sensibilità dei popoli interessati». Occorre cercare e trovare «nuovi cammini di cooperazione»  internazionale per scongiurare il «rischio delle guerre». Il Papa è preoccupato del fatto che «non solo sulla terra ma anche nello spazio verranno collocate armi nucleari offensive e difensive» e questo significa che «la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare». In conclusione, il Vescovo di Roma ritiene che «partecipare all’edificazione del bene comune dell’umanità è elemento necessario ed essenziale per l’equilibrio mondiale».

giovedì 2 maggio 2019

IL DRAMMA UMANO TRA LIBERTA’ E INSIDIE DEL MALIGNO


“NON ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE”
Francesco: «I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, in competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova»
 
Papa Francesco nell'Udienza Generale del 1° maggio 2019 (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. Come se Dio stesse in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli», ha detto il Papa nella Catechesi dell’Udienza Generale del mercoledì 1° maggio 2019, in Piazza San Pietro. Il Pontefice ha commentato la penultima invocazione del “Padre nostro” che è bene tradurre «Non abbandonarci alla tentazione» (Mt 6,13). Un’altra versione, quella spagnola, per esempio, dice: “Non lasciare che cadiamo in tentazione”. O in altre lingue si traduce: «non lasciarci entrare nella tentazione». In questa invocazione entra in gioco il dramma umano, del male e del peccato, «sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno». Occorre superare l’interpretazione errata di Dio che spinge l’uomo alla tentazione come se godesse nel «tendere insidie e tranelli ai suoi figli». Papa Francesco spiega che «un’interpretazione di questo genere contrasta anzitutto con il testo stesso, ed è lontana dall’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato». Il Dio cristiano non è un Padre in competizione con i suoi figli, e che «si diverte» a metterli alla prova. Al contrario, Dio combatte accanto ai suoi figli, a favore dei suoi figli e non contro. Nelle gioie, nelle tristezze, nelle prove, nelle sconfitte, e anche quando pecchiamo, Dio è «sempre con noi, perché è Padre e non può abbandonarci». Ovviamente, durante il cammino della vita siamo tutti soggetti alle tentazioni, anche Gesù fu tentato dal diavolo. Oggi parlare del “diavolo” potrebbe sembrare anacronistico: «Tanta gente dice: “Ma perché parlare del diavolo che è una cosa antica? Il diavolo non esiste”». Di fronte a queste obiezioni, già Papa Paolo VI, in occasione della Catechesi dell’Udienza Generale del 15 novembre 1972 diceva che c’è «in noi e nel nostro mondo un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Papa Francesco ci ricorda che è il Vangelo a presentarci Gesù tentato da Satana, in lotta contro il Nemico e vincitore. Nelle tentazioni e nelle prove, nelle sofferenze e nei momenti brutti della vita abbiamo una certezza – dice Francesco - «Dio non ci lascia soli», e «veglia con noi» ed «è sempre vicino a noi». Perché? Il Papa risponde: «Perché è Padre» e come un padre, «Lui non ci abbandonerà mai!», specialmente nel «tempo della prova e della tentazione».