Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 27 maggio 2019

INTERVISTA A MONS. LEGNAME SULLA COMMISSIONE PER L'INDAGINE PREGIUDIZIALE

Ufficio regionale per la Famiglia

banner-125 VERSO UN “SERVIZIO DI ACCOGLIENZA” DEI FEDELI SEPARATI O DIVORZIATI CHE DUBITANO DELLA VALIDITÀ DEL LORO MATRIMONIO

VERSO UN “SERVIZIO DI ACCOGLIENZA” DEI FEDELI SEPARATI O DIVORZIATI CHE DUBITANO DELLA VALIDITÀ DEL LORO MATRIMONIO 
In occasione dell’incontro della Commissione dell’Ufficio regionale per la Famiglia, che si è svolto ad Erice dal 25 al 26 maggio 2019, mons. Antonino Legname, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo, nel suo intervento ha parlato della “Verifica: quale analisi del vincolo matrimoniale per l’eventuale dichiarazione di nullità”. Nella sua relazione, il Vicario ha voluto richiamare le nuove norme processuali del Motu proprio “Mitis Iudex Dominus Iesus”, di Papa Francesco, entrate in vigore l’8 dicembre 2015, che prevedono tra l’altro la costituzione in ogni Diocesi di una Commissione per l’indagine previa giuridico-pastorale. Di seguito una intervista a mons. Legname,

Cos’è una Commissione di consulenza?
È un servizio stabile che la Diocesi o più Diocesi insieme mettono a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi; è un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione familiare, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone per un primo discernimento sulle possibilità che hanno di chiedere la nullità del loro matrimonio e così poterle orientare al competente Tribunale Ecclesiastico.

Chi può fare parte di questa Commissione?
Di questa Commissione pregiudiziale di servizio giuridico-pastorale possono far parte: alcuni sacerdoti e i membri dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, persone del consultorio familiare, alcuni legali, la Cancelleria della curia diocesana e altre persone ritenute idonee dall’Ordinario del luogo. Ovviamente, data la delicatezza della materia, è quanto mai opportuno e utile che all’interno della Commissione di consulenza pregiudiziale ci siano persone competenti non solo a livello pastorale e  giuridico-canonico, ma anche nelle scienze umane.

Quali sono gli obiettivi della Commissione?
Le finalità sono sostanzialmente tre: 1) tentare una riconciliazione dei coniugi 2) verificare la possibilità di introdurre una causa di nullità, 3) compiere la prescritta indagine pregiudiziale.

Quali sono i contenuti della consulenza per l’indagine pregiudiziale?
Anzitutto bisogna conoscere la condizione dei fedeli che vogliono verificare la validità del loro matrimonio e poi raccogliere elementi utili per l’eventuale celebrazione del processo giudiziale. Si tratta di aiutare i fedeli a fare una rilettura attenta della loro intera vicenda matrimoniale a partire dal tempo del fidanzamento fino alla separazione. Occorre anche aiutare i coniugi a superare i giudizi superficiali e soprattutto a prevenire quelle non rare contrapposizioni che spesso rendono difficile l’eventuale procedimento della causa di nullità matrimoniale.

Cosa succede se uno dei coniugi non vuole partecipare all’indagine previa?
Purtroppo non è raro il caso in cui tra i coniugi separati ci siano incomprensioni e conflitti irrisoltiche alimentano l’astio, il rancore e lo spirito di vendetta. In ogni caso l’indisponibilità di un coniuge a partecipare all’indagine pregiudiziale ed eventualmente al processo non potrà essere considerata una condizione per bloccare il processo di nullità matrimoniale.

Qual è il compito della Commissione in vista della causa di nullità matrimoniale?
La rilettura attenta e la ricostruzione integrale della vicenda prematrimoniale e matrimoniale, potrà costituire un notevole contributo per un celere e più semplice svolgimento di un eventuale processo canonico di nullità matrimoniale. È importante che la Commissione raccolga elementi utili per l’eventuale introduzione delle causa, non solo ascoltando i coniugi, che sono la prima fonte di prova e di conoscenza della loro vicenda matrimoniale, ma anche acquisendo altri indizi, anche documentali, a sostegno del racconto delle parti.

Le prove raccolte possono essere verbalizzate e utilizzate nel processo?
Se della Commissione fanno parte persone in servizio presso la Curia diocesana con la qualifica di tipo notarile, come per esempio il Cancelliere, oppure qualcuno con un mandato specifico del Vescovo, è possibile verbalizzare formalmente il racconto delle parti e di altri testimoni. Ovviamente non si tratta di fare un processo previo, ma di raccogliere elementi e indizi che possano avere peso e valore nel corso del procedimento canonico.

Nell’indagine pregiudiziale si può chiedere la consulenza dei periti?
Le norme non escludono la possibilità di fare ricorso a periti che possano approfondire aspetti specifici, soprattutto per i capi di nullità relativi al difetto di consenso per problemi di natura psichica, così come previsti dal canone 1095 del Codice di Diritto Canonico.
VERSO UN “SERVIZIO DI ACCOGLIENZA” DEI FEDELI SEPARATI O DIVORZIATI CHE DUBITANO DELLA VALIDITÀ DEL LORO MATRIMONIO

Ci sono costi da sostenere per la consulenza e l’indagine previa?
La fase pregiudiziale di indagine e di ascolto è un servizio pastorale gratuito. Ovviamente se ci sono delle spese, per esempio quando si effettua una perizia psicologica, è giusto chiedere alle parti interessate, tenendo conto delle loro possibilità economiche, un contributo per il lavoro del professionista incaricato, oppure sarà la stessa diocesi a farsi carico di tutte le spese.

Cosa deve fare la Commissione quando riesce ad individuare la possibilità di iniziare una causa di nullità matrimoniale?
É compito importante della Commissione pregiudiziale aiutare le persone a capire meglio il senso del procedimento canonico di nullità matrimoniale ed esortarle a collaborare attivamente per la ricerca della verità sulla validità o meno del loro matrimonio. Occorre evidenziare il carattere pastorale e non sono prettamente giuridico del Tribunale Ecclesiastico e offrire tutte quelle informazioni pratiche – documenti richiesti, oneri economici (con la possibilità del gratuito o semi gratuito patrocinio), ecc. – ed illustrare le varie fasi del processo canonico.

Fin dove deve giungere la fase pregiudiziale?
L’indagine pregiudiziale si conclude quando la Commissione riesce ad esprimere una valutazione sulla possibilità o meno di iniziare un procedimento canonico di nullità matrimoniale. E se vengono individuati uno o più capi di nullità occorre orientare le persone a capire se ci sono i presupposti per un processo ordinario, oppure per un procedimento più breve o semplicemente documentale. Questo iter di indagine pregiudiziale ovviamente non si può improvvisare, e richiede una certa competenza ed esperienza da parte di chi opera nella Commissione diocesana.

Chi dovrà decidere se una causa debba essere trattata con il processo più breve?
É il Vicario Giudiziale del Tribunale competente, a norma del can. 1676 del Codice di Diritto Canonico, che ha il compito di esaminare il libello in vista dell’ammissione e di valutare se si dovrà procedere per la via ordinaria oppure per la via più breve, se ci sono le condizioni.

E quali sono le condizioni per avviare un processo più breve?
Anzitutto la domanda di nullità deve essere proposta da entrambi i coniugi o da uno di essi, col consenso dell’altro; inoltre, la nullità deve essere manifesta da non richiedere un’indagine o una istruzione più accurata. Anche se l’esperienza dimostra che quando le persone arrivano a chieder la causa di nullità è già del tutto impossibile ricomporre la convivenza coniugale, è dovere del Vicario Giudiziale, prima di accettare la causa avere la certezza che il matrimonio sia irreparabilmente fallito, e pertanto sia impossibile la riconciliazione dei coniugi.

Conclusa l’indagine pregiudiziale cosa deve fare la Commissione?
La Commissione, se riesce ad individuare i possibili capi di nullità, consegna alle parti interessate la documentazione acquisita durante l’indagine previa, affinché tutto il materiale raccolto venga utilizzato per l’avvio della causa. Inoltre, sarà cura della Commissione informare le persone in merito al Tribunale competente a cui ci si può rivolgere.

Come si individua il Tribunale competente a trattare la causa di nullità matrimoniale?
Il canone 1672 prevede quattro possibili fori competenti: 1) quello del luogo in cui il matrimonio fu celebrato; 2) quello del domicilio o quasi domicilio della parte attrice; 3) quello del domicilio o quasi domicilio della parte convenuta; 4) quello del luogo in cui di fatto si debba raccogliere la maggior parte delle prove.

Chi dovrà preparare il libello da presentare in Tribunale per iniziare la causa?
Anche la Commissione pregiudiziale può aiutare nella stesura del libello, specialmente se il fedele sceglie di voler stare in giudizio da solo senza l’assistenza e la consulenza tecnica di un Avvocato; se, invece, sceglie di farsi assistere da un Patrono di fiducia, sarà lo stesso professionista ad impostare la stesura del libello e a seguire il suo assistito fino alla conclusione della causa.

E per chi non può pagare un Avvocato di fiducia e vuole l’assistenza tecnica di un Patrono?
Per le persone che non fossero in grado di remunerare un libero professionista è prevista la possibilità del ricorso all’Avvocato d’ufficio, che può essere il Patrono stabile. Se la parte ha diritto al gratuito o al semi gratuito patrocinio sarà lo stesso Tribunale a nominare un Avvocato d’ufficio scelto tra quelli iscritti all’Albo.

Non sarebbe opportuno avere delle linee-guida ad uso delle Diocesi della Sicilia?
È auspicabile che al più presto anche nella nostra Regione Ecclesiastica si possa redigere un Vademecum con tutte le indicazioni necessarie al buon funzionamento delle Commissioni diocesane di consulenza e di indagine pregiudiziale per l’eventuale introduzione della causa di nullità matrimoniale da parte dei coniugi o del loro patrono davanti al tribunale competente.

FONTE: SITO WEB CESI

LA CARITA’ NON È UNA PILLOLA CALMANTE PER LA COSCIENZA

LO SCANDALO DELLA FALSA CARITA’
Francesco: «La carità che non arriva alla tasca risulta una falsa carità» 
 
Incontro in Vaticano con i Partecipanti all'incontro promosso da Caritas Internationalis, 27 maggio 2019 (foto da Vatican.va)

di Antonino Legname

«Risulta scandaloso vedere operatori di carità che la trasformano in business: parlano tanto della carità ma vivono nel lusso o nella dissipazione oppure organizzano Forum sulla carità sprecando inutilmente tanto denaro. Fa molto male constatare che alcuni operatori di carità si trasformano in funzionari e burocrati», ha detto Papa Francesco ai Partecipanti all’incontro promosso da “CaritasInternationalis”, il 27 maggio 2019, in Vaticano. Il Pontefice ha parlato di carità, sviluppo integrale e comunione. Ha spiegato che la carità cristiana non si identifica con la semplice elemosina e con la beneficenza occasionale; la carità non è una «pillola calmante» per mettere a tacere la nostra coscienza. >Purtroppo è sempre in agguato la tentazione di vivere una «carità ipocrita» - ha messo in guardia il Papa – che invece di servire i poveri si serve dei poveri per fare affari. La carità cristiana ha «la sua origine e la sua essenza in Dio», ha detto Francesco, «è l’abbraccio di Dio nostro Padre ad ogni uomo, in modo particolare agli ultimi e ai sofferenti, i quali occupano nel suo cuore un posto preferenziale». Il Vescovo di Roma ci ricorda che «i poveri sono anzitutto persone, e nei loro volti si cela quello di Cristo stesso». Non bisogna dimenticare che i segni del corpo crocifisso del Signore sono ben visibili nella carne degli ultimi e dei sofferenti. Per questo occorre «raggiungerli anche nelle periferie più estreme e nei sotterranei della storia con la delicatezza e la tenerezza della Madre Chiesa». Contro la cultura dominante dell’indifferenza e dello scarto il Papa consiglia l’impegno per la promozione e lo sviluppo integrale «di tutto l’uomo e di tutti gli uomini»; la Chiesa, però, non può essere ridotta ad una «agenzia umanitaria» e filantropica con servizi sociali efficienti e ben strutturati; senza l’incontro vivo con Cristo la carità rischia di trasformarsi in idea e in pio sentimento; perché «la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale». Il Vescovo di Roma ribadisce che «l’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria» e consiglia di viverla «con stile di povertà, di gratuità e di umiltà». Non bisogna mai dimenticare che «i poveri non sono numeri ma persone» e solo se si riesce a vivere a contatto diretto con loro, mettendoci il cuore e l’anima, si riuscirà a condividere non solo quello che si ha, ma soprattutto quello che si è. Alla fine, però, avverte il Papa, «la carità che non arriva alla tasca risulta una falsa carità».

mercoledì 22 maggio 2019

LA CONVERSIONE DELLE STRUTTURE E DELLE PERSONE NEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI

I PROCESSI DI NULLITA’ DEL MATRIMONIO
Francesco: «La spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico è caratterizzata  dalla prossimità, celerità e gratuità delle procedure»

Papa Francesco incontra i Vescovi italiani, 20 maggio 2019 


di Antonino Legname


«Il giudizio, per quanto possibile, si celebri nella Chiesa diocesana, senza indugio e senza inutili prolungamenti», ha detto Papa Francesco ai Vescovi italiani riuniti in Vaticano il 20 maggio 2019, in occasione della 73.ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il Papa è tornato a parlare della riforma dei processi di nullità matrimoniale che è entrata in vigore l’8 dicembre 2015 con i due Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, per il Codice della Chiesa latina e Mitis et Misericors Iesus, per quello delle Chiese Orientali. Il Pontefice si dice rammaricato di dover «constatare che la riforma, dopo più di quattro anni, rimane ben lontana dall’essere applicata nella gran parte delle Diocesi italiane», e pertanto ritiene di dover ribadire ancora una volta che il Motu Proprio di Pio XI Qua cura  del 1938, che istituiva i Tribunali Ecclesiastici Regionali in Italia, è stato abolito. In altre parole, il Vescovo di Roma torna a chiedere che in tutte le Diocesi i singoli Vescovi procedano all’erezione del tribunale diocesano che abbia anche la competenza di trattare le cause di nullità matrimoniale; le stesse norme della riforma prevedono che là dove non fosse possibile costituirlo, soprattutto per mancanza di forze e di personale, si può accedere ad un Tribunale diocesano o interdiocesano più vicino. Al Pontefice sta molto a cuore la «conversione delle strutture e delle persone» affinché vengano garantite la «prossimità, la celerità e la gratuità delle procedure di nullità matrimoniale. Per raggiungere queste finalità, il Papa chiede a tutti gli operatori dei Tribunali ecclesiastici di «non anteporre null’altro che possa impedire o rallentare l’applicazione della riforma, di qualsiasi natura o interesse possa trattarsi»; e con parole molto chiare Francesco mette in guardia da certi rischi: «non permettiamo che gli interessi economici di alcuni avvocati oppure la paura di perdere potere di alcuni Vicari Giudiziari frenino o ritardino la riforma». Ovviamente, non si può generalizzare, tanto è vero che in un’altra occasione, il 27 settembre 2018, il Papa si è detto rallegrato nell’apprendere che «molti Vescovi e Vicari giudiziali hanno prontamente accolto e attuato il nuovo processo matrimoniale, a conforto della pace delle coscienze, soprattutto dei più poveri e lontani dalle nostre comunità ecclesiali». Qual è la situazione in Sicilia dopo la Riforma di Papa Francesco? Nella nostra Isola si sono già costituiti sei Tribunali, di cui cinque Diocesani (Agrigento, Messina-Lipari-S.L.del Mela, Nicosia, Noto, Siracusa), e uno Interdiocesano che comprende le altre tredici Diocesi della Sicilia. È importante che ogni Tribunale garantisca la prossimità alle persone ferite dal fallimento del loro matrimonio; ed è bene – come già di fatto si fa in tutti i Tribunali ecclesiastici siciliani - che tutta l’istruttoria del procedimento canonico di nullità matrimoniale venga svolta nella Chiesa diocesana dove le parti e i testimoni dimorano. Anche eventuali processi più brevi - quando la nullità è manifesta, di «rapida dimostrazione» e «sostenuta dalla domanda congiunta dei coniugi» -  vengono istruiti nella Diocesi competente e «la decisione finale, di dichiarazione della nullità o di rinvio della causa al processo ordinario, appartiene al Vescovo stesso» che è il Giudice naturale nella sua Chiesa particolare. Deve essere chiaro che le nuove norme che riformano il processo canonico non servono a favorire e a facilitare la nullità dei matrimoni, ma a semplificare e a velocizzare la procedura processuale. Occorre rendere più veloci i processi di nullità matrimoniale, così da servire con più sollecitudine i fedeli che desiderano fare chiarezza sulla validità o meno del loro matrimonio, sempre nel pieno rispetto della ricerca della verità. È importante non dimenticare che il processo serve a constatare la verità dei fatti e non ad inventare con artifizi giuridici l’eventuale esistenza di motivi di nullità. Pertanto, la celerità dei processi, invocata dal Papa, non deve essere confusa con la fretta di concludere la causa a qualunque costo per potersi risposare in chiesa. Il Vescovo di Roma in diverse occasioni ha rimarcato che la gratuità dei processi canonici di nullità matrimoniale è un obiettivo che bisogna perseguire con impegno e determinazione. «Il termine gratuità – ricorda il Papa - rimanda al mandato evangelico secondo il quale gratuitamente si è ricevuto e gratuitamente si deve dare (cfr Mt 10,8), per cui richiede che la pronunzia ecclesiastica di nullità non equivalga ad un elevato costo che le persone disagiate non riescono a sostenere». Nella Chiesa tutti hanno il diritto di accedere ai tribunali ecclesiastici per chiedere giustizia, e coloro che hanno difficoltà economiche possono chiedere l’assistenza del Patrono stabile o avvalersi del gratuito o del semi gratuito patrocinio. In ogni caso le norme canoniche prevedono la possibilità di stare in giudizio anche da soli senza l’assistenza di un Avvocato iscritto all’albo del Tribunale. Invece, chi liberamente sceglie di farsi rappresentare da un Patrono di fiducia deve retribuire il lavoro non sempre facile e agile del professionista nel rispetto dei parametri tariffari stabiliti dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il Papa in qualche altra occasione, forse per le tante lamentale che gli arrivano, senza voler generalizzare, ha messo in guardia dal «pericolo» di «alcuni» avvocati che in queste situazioni di «fragilità» pensano solo al guadagno che possono trarre. D’altra parte, lo stesso Pontefice, nel chiedere che venga assicurata la gratuità dei processi, fa salva «la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei Tribunali».

mercoledì 15 maggio 2019

LA RICHIESTA DI ESSERE LIBERATI DAL MALE


COME UN LEONE FURIOSO
Francesco: «Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza dell’aiuto di Gesù» 
 
Papa Francesco, Catechesi del Mercoledi 15 maggio 2019 in Piazza San Pietro (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Ma liberaci dal male» è «l’ultimo grido del “Padre nostro”» - ha detto Papa Francesco nella Catechesi del Mercoledì in Piazza San Pietro, il 15 maggio 2019. Si tratta di un male “dalle larghe falde”, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti». Non c’è dubbio che «tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo» e nella preghiera del Padre nostro diventano voce e petizione conclusiva. Papa Francesco richiama il passo biblico dell’apostolo Pietro quando dice che  "il diavolo, è intorno a noi come un leone furioso, per divorarci". Veramente la presenza del maligno è una realtà nella vita di tutti gli uomini. «C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile» - ha rimarcato il Pontefice. Ripercorrendo la storia dell’umanità ci si imbatte sempre in questo «male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia». Purtroppo, a volte sembra che il male abbia il sopravvento e la sua presenza «sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio». Nella Bibbia il male viene rappresentato «come il serpente che porta il veleno silenziosamente» non solo «nella natura, nella storia», ma, perfino, nel cuore stesso dell’uomo. C’è qualcuno che può dire di essere esente dal male o di non subire la malizia della tentazione? Il Vescovo di Roma risponde che «tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra carne la tentazione, di qualsiasi peccato» e tiene a precisare che «è il tentatore che ci muove e ci spinge al male, dicendoci: “fa questo, pensa questo, va per quella strada”». Anche Gesù fu tentato senza mai cedere alle  lusinghe del diavolo ed ha sperimentato «la trafittura del male»: la solitudine, il disprezzo, l’umiliazione fino alla morte in croce. Mai dobbiamo stancarci di chiedere a Gesù risorto il dono della pace, la forza «per non cadere nel male» e, se cediamo alla tentazione, lo invochiamo di non abbandonarci e di liberarci dal maligno.

venerdì 3 maggio 2019

«REGOLARE I FLUSSI MIGRATORI CON LA VIRTÙ DELLA PRUDENZA»


LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETA’

Francesco: «Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio nel rispetto della dignità umana, del rispetto del pianeta e del supremo bene della pace»
 
Papa Francesco e i Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 2.5.2019  (Foto da vatican.va)

di Antonino Legname

«Lo Stato nazionale non può essere considerato come un assoluto» e «molte tensioni provengono da un’eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune», ha detto Papa Francesco nel Discorso ai Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il 2 maggio 2019. Non c’è bisogno di essere sovranisti e nazionalisti ad oltranza per esprimere l’amore alla Patria e al Popolo, e per garantire il rispetto degli usi e dei costumi di una Nazione. La Chiesa ha il dovere di ammonire «le persone, i popoli e i governi» quando si verificano delle «deviazioni» ideologiche che mirano ad escludere e a odiare gli altri, quando le spinte nazionalistiche fomentano il conflitto e alzano muri di separazione alimentando il razzismo e l’antisemitismo. Papa Francesco avverte che oggi in tante parti del mondo c’è un crescente nazionalismo e, purtroppo, «riemergono correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati». Il profitto economico è il motore che spinge gli Stati a servire gli interessi di un gruppo dominante «che opprime, tra gli altri, le minoranze etniche, linguistiche o religiose che si trovano nel loro territorio». Perché il Vescovo di Roma parla così spesso dei migranti e della necessità di «accogliere, proteggere, promuovere e integrare» quanti sono costretti a lasciare la loro terra alla ricerca di condizioni di vita migliori e più dignitose? La risposta è: «ogni persona umana è membro dell’umanità e ha la stessa dignità». Il sogno di Francesco è quello di vedere la nostra Terra come una «Grande Patria», la «Casa comune», nella quale ogni individuo si possa sentire accolto, rispettato e protetto. Il Pontefice insiste nel dire che non bisogna vedere il migrante come una minaccia «alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie» ma è «un’opportunità per arricchire il popolo che lo integra». D’altra parte è dovere della persona migrante «integrarsi nella nazione che lo riceve». Ma cosa significa “integrare”? Papa Francesco spiega che «non vuol dire assimilare, ma condividere il genere di vita della sua nuova patria, pur rimanendo sé stesso come persona, portatore di una propria vicenda biografica». In questa prospettiva di accoglienza e di integrazione, la persona migrante diventa una preziosa opportunità di crescita per il popolo che lo ospita. Ovviamente il Papa non vuole favorire un’accoglienza indiscriminata e irregolare, e mentre chiede alle autorità pubbliche di proteggere i migranti, nello stesso tempo li esorta a «regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori». Oggi viviamo in un mondo dove l’economia e gli scambi tecnologici e culturali sono globalizzati; Francesco auspica che anche «la solidarietà» venga globalizzata in vista del bene comune di tutte le nazioni. Questo è possibile solo se si riesce ad armonizzare «l’identità collettiva di ciascun popolo e nazione e la globalizzazione stessa». Per costruire la pace mondiale è urgente «sostituire la logica della vendetta, la logica del dominio, della sopraffazione e del conflitto con quella del dialogo, della mediazione, del compromesso, della concordia». Il Pontefice mette sotto accusa le «nuove forme di colonizzazione ideologica» che non rispettano «l’identità degli usi e dei costumi, della dignità e della sensibilità dei popoli interessati». Occorre cercare e trovare «nuovi cammini di cooperazione»  internazionale per scongiurare il «rischio delle guerre». Il Papa è preoccupato del fatto che «non solo sulla terra ma anche nello spazio verranno collocate armi nucleari offensive e difensive» e questo significa che «la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare». In conclusione, il Vescovo di Roma ritiene che «partecipare all’edificazione del bene comune dell’umanità è elemento necessario ed essenziale per l’equilibrio mondiale».

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