Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 27 maggio 2019

LA CARITA’ NON È UNA PILLOLA CALMANTE PER LA COSCIENZA

LO SCANDALO DELLA FALSA CARITA’
Francesco: «La carità che non arriva alla tasca risulta una falsa carità» 
 
Incontro in Vaticano con i Partecipanti all'incontro promosso da Caritas Internationalis, 27 maggio 2019 (foto da Vatican.va)

di Antonino Legname

«Risulta scandaloso vedere operatori di carità che la trasformano in business: parlano tanto della carità ma vivono nel lusso o nella dissipazione oppure organizzano Forum sulla carità sprecando inutilmente tanto denaro. Fa molto male constatare che alcuni operatori di carità si trasformano in funzionari e burocrati», ha detto Papa Francesco ai Partecipanti all’incontro promosso da “CaritasInternationalis”, il 27 maggio 2019, in Vaticano. Il Pontefice ha parlato di carità, sviluppo integrale e comunione. Ha spiegato che la carità cristiana non si identifica con la semplice elemosina e con la beneficenza occasionale; la carità non è una «pillola calmante» per mettere a tacere la nostra coscienza. >Purtroppo è sempre in agguato la tentazione di vivere una «carità ipocrita» - ha messo in guardia il Papa – che invece di servire i poveri si serve dei poveri per fare affari. La carità cristiana ha «la sua origine e la sua essenza in Dio», ha detto Francesco, «è l’abbraccio di Dio nostro Padre ad ogni uomo, in modo particolare agli ultimi e ai sofferenti, i quali occupano nel suo cuore un posto preferenziale». Il Vescovo di Roma ci ricorda che «i poveri sono anzitutto persone, e nei loro volti si cela quello di Cristo stesso». Non bisogna dimenticare che i segni del corpo crocifisso del Signore sono ben visibili nella carne degli ultimi e dei sofferenti. Per questo occorre «raggiungerli anche nelle periferie più estreme e nei sotterranei della storia con la delicatezza e la tenerezza della Madre Chiesa». Contro la cultura dominante dell’indifferenza e dello scarto il Papa consiglia l’impegno per la promozione e lo sviluppo integrale «di tutto l’uomo e di tutti gli uomini»; la Chiesa, però, non può essere ridotta ad una «agenzia umanitaria» e filantropica con servizi sociali efficienti e ben strutturati; senza l’incontro vivo con Cristo la carità rischia di trasformarsi in idea e in pio sentimento; perché «la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale». Il Vescovo di Roma ribadisce che «l’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria» e consiglia di viverla «con stile di povertà, di gratuità e di umiltà». Non bisogna mai dimenticare che «i poveri non sono numeri ma persone» e solo se si riesce a vivere a contatto diretto con loro, mettendoci il cuore e l’anima, si riuscirà a condividere non solo quello che si ha, ma soprattutto quello che si è. Alla fine, però, avverte il Papa, «la carità che non arriva alla tasca risulta una falsa carità».