Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 20 febbraio 2017

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANTA MARIA JOSEFA DEL CUORE DI GESÙ A CASTELVERDE
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Domenica, 19 febbraio 2017




Il parroco:
Alessandro è un ragazzo intelligentissimo. Qualche domenica fa, a proposito della chiamata degli Apostoli, ho detto: “Se oggi viene Gesù e ti chiama, chi è disposto ad andare?”, e hanno alzato la mano in diversi. Tra cui lui. Alessandro, qui c’è Sua Santità Papa Francesco, il Vicario di Cristo, e puoi domandargli tutto quello che vuoi.
Alessandro:
D. – Perché sei diventato Papa?
Papa Francesco:
Perché ci sono i “colpevoli”. Uno dei colpevoli è questo [indica il Cardinale Vallini]. [I bambini scoppiano a ridere]. Perché tu sai come si fa il Papa? Ecco, te lo spiego. Voi sapete come si fa il Papa? [“No!”]. Si paga, per diventare Papa? [“No!”]. Ma se uno paga tanto, tanto, tanto, alla fine lo fanno Papa? [“No!”] No. Si fa a sorteggio, il Papa? [“No!”] No. Non si fa a sorteggio. E come si fa? Chi sono quelli che eleggono il Papa? Pensate bene: chi sono? [“I cardinali”] I cardinali. E Don Agostino [Vallini] è un cardinale, è il Vicario di Roma, e lui era tra quei 115 che erano riuniti per eleggere il Papa. Capito? E loro si riuniscono, parlano tra loro, pensano… “Eh, ma pensiamo a questo, pensiamo a questo, e questo ha questo vantaggio, questo ha l’altro vantaggio…”, e ragionano… Ma soprattutto – e questa è la cosa più importante, si prega. Capito? Questa gente che è in clausura, cioè, lì non possono parlare con gente di fuori, sono come isolati, dalla Casa Santa Marta vanno in Cappella Sistina a eleggere il Papa. Parlano tra loro su ciò di cui ha bisogno la Chiesa oggi, e per questo è meglio una personalità di questo profilo o di quell’altro…; tutti ragionamenti umani. E il Signore invia lo Spirito Santo e lo Spirito Santo aiuta nell’elezione. Poi, ognuno dà il suo voto e si fanno i conti, i suffragi, e quello che ha i due terzi dei numeri viene eletto Papa. Come vedete, è un processo fatto di molta preghiera. Non si paga, non ci sono amici potenti che spingono, no, no. Dunque, chi fa il Papa?... No, la domanda la farò così: chi è la persona più importante in quel gruppo che fa il Papa? Pensateci bene! Chi è? [Uno dice: “Il Papa”]. No, il Papa non è fatto ancora. [Alcuni: “Dio”] Dio, lo Spirito Santo, che tramite il voto fa il Papa. Poi, quello che viene eletto, forse non è il più intelligente, forse non è il più furbo, forse non è il più sbrigativo per fare le cose, ma è quello che Dio vuole per quel momento della Chiesa. Capito? [“Sì!”] E vi faccio una domanda, ma pensateci bene. Nell’elezione, tu hai fatto la prima domanda, Alessandro, dove mi hanno fatto Papa a me, eravamo 115. Vi faccio la domanda: chi era il più intelligente di questi 115? [“Tu!”] No! [Alcuni: “Tutti!”] No. Il più, il più…[“Dio”] Dio. Dio è il 116°... Mah, non si sa, ma quello che viene eletto non necessariamente è il più intelligente. Capito? Ci sono più intelligenti di lui, ma Dio ha scelto quello. E come in tutte le cose della vita, il tempo passa, il Papa deve morire come tutti, o andare in pensione, come ha fatto il grande Papa Benedetto, perché non aveva buona salute, e arriverà un altro, che sarà differente, sarà diverso, forse sarà più intelligente o meno intelligente, non si sa. Ma arriverà quest’altro nello stesso modo: eletto dal gruppo dei cardinali sotto la luce dello Spirito Santo. Avete capito? Dimmi, Alessandro, tu sei soddisfatto della risposta? E’ vera? Non ho sbagliato? Non ho detto una bugia? Grazie.
Il parroco:
Flavio, del gruppo della Cresima. Dove sta? Facciamo uno e uno.
Flavio:
Tu, quando eri piccolo, che cosa volevi fare da grande?
Papa Francesco:
Te lo dirò: ma come ti chiami?
Flavio:
Flavio.
Papa Francesco:
Te lo dico, ma non ridere! Non scherzare, io dirò la verità. Io volevo fare il macellaio. Davvero! Perché quando andavo al mercato con la nonna, vedevo come il macellaio faceva i pezzi di carne: “Che bravo è quest’uomo!”, e mi piaceva. “Quando sarò grande, sarò macellaio”.
Flavio:
E… potrei farti una foto?
Papa Francesco:
Sì!
E tu, dimmi, tu cosa vuoi fare quando sei grande?
Flavio:
Il calciatore.
Papa Francesco:
Il calciatore! Voi avete visto giocare a calcio, questo? [“Sì!”] Lo fa bene o no? (“E’ bravo”] E che posto hai…
Flavio:
Centrocampista.
Papa Francesco:
Centrocampista? Va bene…
Il parroco:
Presentati, di’ come ti chiami.
Cristian:
Io mi chiamo Cristian. Tu, come hai fatto a diventare Papa?
Il parroco:
Un’altra volta?
Cristian:
Eh, questa è la mia domanda!
Il parroco:
Questa era la tua domanda? Ti ha risposto prima … fanne un’altra …
Papa Francesco:
Dimmi un’altra. Pensa, pensa. Pensa tranquillo, tu pensa qui un’altra e …
Il parroco:
Fai una domanda. Quella che vuoi?
Papa Francesco:
Come ti chiami?
Agostino:
Agostino.
Papa Francesco:
Agostino, come il Vicario di Roma.
Agostino:
Ma, per diventare Papa, a scuola dovevi andare bene?
Papa Francesco:
Per diventare Papa tu devi, prima di tutto, essere un buon cristiano. Normalmente, si fa il prete prima, poi il vescovo. Ma nei primi tempi della Chiesa, non necessariamente tutti i Papi erano preti: alcuni erano diaconi. Ma si deve essere un buon cristiano. E la comunità fa la segnalazione, faceva, in quel tempo. C’era tanta gente cristiana che conosceva questo o quello e segnalavano; alcuni erano sacerdoti, alcuni diaconi. Ma poi, con il tempo, si è sistemato bene il sistema di elezione e adesso eleggono il Papa soltanto i cardinali. I cardinali sotto gli 80 anni.
Bambino:
Quale è stato il punto più difficile della tua vita?
Papa Francesco:
Quale è stato …?
Bambino:
… il punto più difficile della tua vita?
Papa Francesco:
Sì, ce ne sono stati alcuni difficili. Per la salute, ho avuto alcuni tempi difficili. Quando avevo 20 anni, sono stato quasi alla morte per un’infezione, mi hanno tolto parte di un polmone… ma il Signore mi ha portato avanti. E poi, i momenti difficili che tutti abbiamo, tutti, nella vita. State attenti a questo! La vita è un dono di Dio, ma nella vita ci sono momenti brutti, ci sono momenti difficili che bisogna superare e andare avanti. Io ne ho avuti tanti, come tutta la gente. Ma ricordo questo della malattia a 20 anni, e ne ho avuto altri difficili. Ma io dirò questo: per me la vita non è stata facile. Io domando a voi: per tutti, per la gente, la vita, in generale, è facile? [“No”] Ci sono difficoltà, nella vita? [“Sì”] Sempre! Ci sono e ci saranno. Ma non bisogna spaventarsi. Le difficoltà si superano, si va avanti, con la fede, con la forza, con il coraggio! Ma voi non siete coraggiosi… Siete o non siete?...
Bambino:
In certi momenti…
Papa Francesco:
Siete coraggiosi o no? [“Sì”] Siete bravi? [“Sì e no”] O siete tutti paurosi? [“No”] Siete coraggiosi? [“Sì”] Bene, avanti! Grazie!
Bambino.
A te. Posso farti una foto?
Papa Francesco:
Sì.
Adesso, passiamo al secondo tempo: il tempo delle femminucce. Vediamo chi vince, eh?
Giulia:
Come ci si sente a essere il rappresentante della Chiesa cattolica?
Papa Francesco:
Ci si sente con tanta responsabilità. Tu hai detto la parola “rappresentante”, e uno che “rappresenta” la Chiesa non può fare brutta figura. Il Papa, può fare brutta figura? [“No”] No, non può. Deve stare attento a non fare brutta figura. Ma si sente anche un’altra cosa. Il Papa è il Vescovo… Il Papa è vescovo o non è vescovo?
Giulia:
Sì.
Papa Francesco:
Ma di che città è vescovo?
Giulia:
Di Roma.
Papa Francesco:
Di Roma. Il Papa è il Vescovo di Roma ma ha la cura pastorale di tutta la Chiesa del mondo con gli altri vescovi. Ma la diocesi del Papa qual è? [qualcuno dice: “San Giovanni”] La cattedrale è San Giovanni. E la diocesi è…
Giulia:
San Pietro.
Papa Francesco:
Roma. D’accordo. E il Papa è anche vescovo e padre, e quello che deve sentire il Papa è che è padre; se il Papa o il Vescovo non sente che è padre, gli manca qualcosa. E’ questo.
Il parroco:
Bene, ragazzi, basta così, con le domande.
Bambini:
No!
Papa Francesco:
Adesso le faccio io…
Il parroco:
Adesso, ragazzi, silenzio assoluto, perché il Papa vuole fare una domanda a voi. Quindi dovete stare attenti.
Papa Francesco:
Io faccio domande e voi rispondete tutti. Quanti “Dio” ci sono? [“Uno”] Ma… io ne conosco tre! [“Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”] Padre, Figlio e Spirito Santo: uno e due e tre. Sono tre. Cosa rispondete a questo? Chi può rispondere? [Uno dice: “Sono tre”] Sono tre Dei? O uno? [Uno dice: “E’ uno solo diviso in tre parti”] In tre pezzi? No, Dio è uno [“E’ un solo Dio che però rappresenta più cose”] Non va… Quanti “Dio” sono? [“Tre”] Tre “Dio”? O uno? [“Uno”] Ma se è uno… Vi faccio questa domanda: il Padre è Dio? [“Sì”] Il Figlio è Dio? [“Sì… No…”] Ah, non è Dio? [“Sì, è Dio”] Lo Spirito Santo è Dio? [“Sì”] Sono tre, ma questa è una cosa non facile da capire: sono tre Persone, capito questo? Sono tre Persone, ma le tre Persone fanno un solo Dio. D’accordo? [“Sì”] Non siete convinti? Allora sono tre, che cosa? Tre… [“Persone”] e un [“Dio”] Tre… [“Persone”] e un [“Dio”] E la Madonna, è Dio? [“No”] Cosa è la Madonna? [“La Madre…”] La Madre di Dio. Perché è la Madre di Dio? Perché è quella che ha portato Gesù al mondo. D’accordo? [“Sì”] Sì. E Giuseppe ha aiutato la Madonna, davvero. Il Padre è Dio? Sì. Il Figlio è Dio? Sì. Lo Spirito Santo è Dio? Sì. Tre Persone, d’accordo? Quante persone? (“Tre”] Quanti “Dio”? (“Uno”] La Madonna è Dio? [“No”] La Madonna è…? La Madre di Dio. Chiaro. Questo non dimenticatelo mai. Va bene.
Il parroco:
Grazie mille, Santità. Ragazzi, ci mettiamo in piedi e ora il Santo Padre ci farà pregare, quindi silenzio, come facciamo di solito in chiesa.
Papa Francesco:
Silenzio. Gli occhi chiusi. Pensiamo alla Madonna e preghiamo la Madonna, che è Madre di Dio e Madre nostra. Tutti insieme. Ave o Maria…
Vi benedica Dio onnipotente…
E pregate per me, d’accordo? [“Sì!”] Sicuro? [“Sì!”] Grazie!

mercoledì 15 febbraio 2017

mercoledì 15 febbraio 2017

(Luciano Moia) Amoris laetita, dottrina rispettata. Novità nella continuità. Parola del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i Testi legislativi. Offrire ai divorziati risposati la possibilità di essere riammessi all' Eucaristia - secondo un percorso pastorale guidato dal discernimento e ispirato da una prassi penitenziale che può proseguire anche per lungo tempo - non è uno 'strappo' dottrinale ma si inquadra in una logica di accoglienza del peccatore che, lungi dal giustificarne il comportamento, rispetta la norma e la tradizione, pur in maniera originale e dinamica.Il cardinale Coccopalmerio arriva a questa conclusione al termine di un ragionamento condotto in modo preciso ed essenziale nel libro Il capitolo ottavo dell' Esortazione post sinodale Amoris laetitia. Accompagnare, discernere e integrare le difficoltà (Edizioni Lev). Il percorso seguito dal cardinale canonista è chiaro. Innanzi tutto mostra la certezza della dottrina su matrimonio e famiglia presentata all' interno del documento di papa Francesco. Poi spiega perché la Chiesa ha avvertito l' esigenza pastorale di attualizzare la sua proposta nei confronti delle coppie più fragili, non solo quelle che hanno visto fallire il loro progetto di vita a due, ma anche coloro - e le statistiche ci raccontano che sono sempre più numerose- che si sono poi impegnate in una nuova unione. Si tratta proprio delle persone che, alla luce di una interpretazione esclusivamente normativa, la Chiesa ha troppo a lungo lasciato sulla soglia. Come è noto, la svolta tracciata da Amoris laetitia - senza interrompere il lungo cammino del magistero e della dottrina ma sviluppandolo e indicandone un' evoluzione coerente come sempre avvenuto nella storia della Chiesa - ha suscitato qualche malumore. Quattro cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller e Joachim Meisner) sono arrivati addirittura a rendere pubblica la lettera inviata al Papa in cui, secondo la prassi canonica, si esprimono riservatamente dubia su questa o su quella questione. Ne abbiamo lungamente parlato anche su queste pagine. Ieri però, alla presentazione del libro del cardinale Coccopalmerio, il direttore della Libreria 'Editrice vaticana, don Giuseppe Costa, ha precisato che il volumetto non è un testo di risposta ai quattro cardinali, ma rappresenta una voce comunque autorevole che interviene nel dibattito. Anche perché - ma questo don Costa non l' ha riferito - il Papa considera che non ci sia bisogno di alcuna risposta vista la chiarezza del documento postsinodale. Per chi proprio avverte la necessità di uno schema applicativo dell' ottavo capitolo, c' è il documento dei vescovi di Buenos Aires, dello scorso settembre. Quello definito da Francesco «un testo molto buono. Non ci sono altre interpretazioni ». Sulla stessa linea si muove il breve ma chiarissimo saggio di Coccopalmerio. «Il pregio principale del libro - ha spiegato ieri durante la presentazione il teologo don Maurizio Gronchi, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi - è quello di far parlare il documento, lasciando emergere ciò che a un rapido sguardo, fin troppo sbrigativo, rischia di venir trascurato, se non sacrificato o ancor peggio travisato». Il cuore della questione, secondo quanto spiega Coccopalmerio, è il proposito del cambiamento. Le persone che vivono in condizioni di 'irregolarità' - le virgolette sono usate nel testo di Amoris laetitia - sono «coscienti della loro condizione di peccato... si pongono il problema di cambiare e quindi - si legge nel testo - hanno l' intenzione o, almeno, il desiderio di cambiare la loro condizione». La serietà della questione di coscienza è quindi il punto decisivo, come argomentato anche da don Gronchi, per «la possibilità di accedere ai sacramenti da parte di coloro che non riescono ad astenersi dai rapporti coniugali». Una situazione che, secondo quanto scrive il presidente del Pontificio consiglio per i Testi legislativi, non fa venir meno né la dottrina dell' indissolubilità del matrimonio, né quella del sincero pentimento, e neppure la dottrina della grazia santificante. «Ed è proprio questo - conclude - l' elemento teologico che permette l' assoluzione e l' accesso all' Eucaristia, sempre nell' impossibilità di cambiare subito la condizione di peccato».

sabato 11 febbraio 2017

Comunicato della Segreteria di Stato: Nomina dell’Inviato Speciale della Santa Sede per Medjugorje, 11.02.2017



In data 11 febbraio 2017 il Santo Padre ha incaricato S.E. Mons. Henryk Hoser, S.A.C., Arcivescovo-Vescovo di Warszawa-Praga (Polonia), di recarsi a Medjugorje quale Inviato Speciale della Santa Sede.
La missione ha lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro. Avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale.
È previsto che S.E. Mons. Hoser, il quale continuerà ad esercitare l’ufficio di Arcivescovo-Vescovo di Warszawa-Praga, completi il suo mandato entro l’estate prossima.

lunedì 6 febbraio 2017

PAPA FRANCESCO E LA RELIGIOSITA' POPOLARE



Sant'Agata nella religiosità del popolo

La pietà popolare è per Papa Francesco forza attiva di evangelizzazione ed un canale di trasmissione della fede che possiede al suo interno un efficace antidoto contro il secolarismo.
La pietà popolare tesoro di spiritualità
Dire Catania è dire Sant'Agata e viceversa. Si tratta della religiosità del popolo catanese che nella sua Santa Patrona Agata, Vergine e Martire, si identifica. Possiamo dire che la «pietà» e la «spiritualità popolare» sono un modo legittimo di vivere la fede e una maniera di evangelizzare.
Cosa insegna Papa Francesco sulla religiosità popolare? Il Pontefice sostiene che la «pastorale popolare» sia, non solo la chiave ermeneutica per comprendere meglio l'azione del Popolo di Dio che prega ed opera, ma anche un antidoto potente ed efficace contro la «pastorale clericale»; il «clericalismo», ancora molto diffuso nelle Comunità ecclesiali, può essere superato dalla «religione del popolo», cioè dalla «pietà popolare», che se ben orientata, purificata ed evangelizzata produce frutti abbondanti di bene e manifesta una vera e genuina presenza dello Spirito Santo, il quale “non è solo «proprietà» della gerarchia ecclesiale”.
È quanto mai urgente promuovere e sostenere la pietà popolare in quanto “forza attiva di evangelizzazione, che possiede al suo interno un efficace antidoto contro l'avanzamento del secolarismo [...] ed è un canale di trasmissione della fede".
In Amoris laetitia, n. 208 il Papa ribadisce che “non bisogna … dimenticare i validi contributi della pastorale popolare”. Ma cosa deve fare in concreto la Chiesa per rafforzare la «pastorale popolare»? Il Vescovo di Roma spiega: "La Chiesa è chiamata ad accompagnare e fecondare permanentemente questo modo di vivere la fede dei suoi figli più umili. In questa spiritualità c'è un «ricco potenziale di santità e di giustizia sociale», di cui dobbiamo avvantaggiarci per la Nuova Evangelizzazione. Il cristianesimo popolare deve essere rafforzato con una pastorale popolare". Questo significa che bisogna smettere di considerare il popolo «oggetto» da educare e da evangelizzare.
Il Papa lamenta: "Mi fa male quando si dice: «dobbiamo educare questi» […]. Quando ci avviciniamo al nostro popolo con lo sguardo del buon pastore, quando non ci avviciniamo per giudicare, ma per amare, troviamo che questo modo culturale di esprimere la fede cristiana continua ad essere vivo tra noi specialmente nei nostri poveri […]. Non si tratta solo di manifestazioni di religiosità popolare che dobbiamo tollerare, si tratta di una vera «spiritualità popolare» che si rafforza seguendo il suo proprio cammino […]. Non possiamo trattare la pietà popolare come la cenerentola della casa»".
La «spiritualità e la mistica popolare» devono avere pieno diritto di cittadinanza nell'azione missionaria della Chiesa. Perché "la pietà popolare è una maniera legittima di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e una forma di essere missionari […] è frutto della sintesi tra le culture e la fede cristiana". Il popolo è espressione di un ambiente sociale e culturale dentro il quale nasce, vive e cresce! Il Papa insiste nel sostenere che “le diverse espressioni della pietà popolare sono un tesoro di spiritualità per molte famiglie” (AL 318).
E la festa di sant'Agata a Catania riesce ogni anno a coinvolgere migliaia di famiglie che, specialmente nei giorni liturgici in cui si rende omaggio alla Santa Patrona, esprimono con profonda pietà e anche folclore la loro devozione alla martire catanese. Non è forse vero - come ci ricorda il Papa - “che è stato nel silenzio della vita familiare che la maggior parte di noi ha imparato a pregare, ad amare, a vivere la fede? È stato all’interno di una vita familiare, che ha poi assunto la forma di parrocchia, di scuola e di comunità, che la fede è giunta alla nostra vita e si è fatta carne. È stata questa fede semplice ad accompagnarci molte volte nelle diverse vicissitudini del cammino”.
Ma il viaggio della vita non si fa da soli. "Il punto di partenza è di pensare l'uomo come un essere sociale per natura. Nessuno può vivere assolutamente isolato, tutte le azioni delle persone si svolgono dentro un ambiente storico che le condiziona, e l'agire concreto è segnato dalla cultura dentro la quale opera. Nella dinamica della storia, l'uomo crea la cultura e la cultura influenza l'uomo. E in questo senso, neppure la fede fa eccezione! "La fede sempre si esprime culturalmente. Il bambino la apprende dai suoi genitori, dai suoi maestri, dai suoi catechisti, dall'ambiente”.
Quanta tenerezza vedere tante mamme e papà che, avendo fatto un voto a Sant'Agata, vestono i loro bambini ancora piccoli con il saio bianco tipico dei devoti e li portano alla processione della Santa Patrona catanese. In questo senso, possiamo dire che l'amore a Sant'Agata è «viscerale» nel popolo catanese. La fede con cui la nostra gente esprime la sua devozione a Sant'Agata è una grazia divina e anche un atto umano, e pertanto un atto culturale.
Per questo motivo ritengo che in riferimento alla festa popolare di Sant'Agata si possa parlare di un modo culturale e cultuale di apprendere e di esprimere la fede e si possa dire che la maniera semplice, e per certi aspetti anche «folcloristica», in cui la nostra gente manifesta la sua pietà popolare si radica nella vera fede e da questa fede, purificata e alimentata, scaturisce una visione cristiana della vita.
Mons. Antonino Legname

(da Prospettive online: http://www.prospettiveonline.it/node/1001)