Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 10 giugno 2022

Udienza di Papa Francesco ai Vescovi e ai sacerdoti delle Chiese di Sicilia

 

TRA FRATTURE E GIUNTURE

Francesco: "La Sicilia non è un'isola felice: grandi virtù e crudeli efferatezze"


Udienza di Papa Francesco ai Vescovi e ai sacerdoti delle Chiese di Sicilia, 9 giugno 2022

di Antonino Legname

"Il cambiamento d’epoca nel quale ci troviamo a vivere richiede scelte coraggiose", ha detto Papa Francesco nel suo Discorso ai Vescovi e ai Sacerdoti delle Chiese di Sicilia, ricevuti in Udienza in Vaticano, il 9 giugno 2022. Dopo il saluto di Mons. Antonino Raspanti, Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, il Papa, ringraziando il Presule per le sue parole, ha voluto condividere alcune riflessioni sulle luci e sulle ombre della meravigliosa terra siciliana. Il Pontefice ha individuato alcune delle tante contraddizioni che vive la Sicilia: "accanto a capolavori di straordinaria bellezza artistica si vedono scene di trascuratezza mortificanti. E ugualmente, a fronte di uomini e donne di grande cultura, molti bambini e ragazzi evadono la scuola rimanendo tagliati fuori da una vita umana dignitosa". E' preoccupante il calo delle nascite, un vero e proprio "inverno demografico", a cui si aggiunge lo spopolamento dell'Isola a causa della forte emigrazione di tanti giovani, i quali "aspirano ad andare via per trovare standard di vita più ricchi e comodi, mentre chi rimane si porta dentro sentimenti di frustrazione". Purtroppo, "anche la Chiesa risente della situazione generale con le sue pesantezze e le sue svolte, registrando un calo di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata". Francesco è ben consapevole delle difficoltà che vivono i giovani d'oggi nel loro rapporto con la Chiesa; nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali non sempre riescono a trovare l'aiuto necessario nella ricerca del senso della vita. La questione giovanile è una grande e difficile sfida per la chiesa, la quale, tra l'altro, deve competere, specialmente a livello di comunicazione, con i grandi spazi digitali dei mass media. Purtroppo, non è raro il caso di quei giovani che si smarriscono e perdono di vista "la strada della giustizia e dell'onestà". Il Vescovo di Roma ha detto di essere rimasto addolorato quando ha avuto tra le mani documenti che mettevano in cattiva luce sacerdoti e persone di chiesa: "come mai si è arrivati a questa strada di ingiustizia e disonestà?" - si domanda il Papa. D'altra parte non deve essere ignorato il "lavoro, tenace e amorevole, di tanti sacerdoti in mezzo alla gente sfiduciata o senza lavoro, in mezzo ai fanciulli o agli anziani sempre più soli". Non bisogna dimenticare - ha ricordato Francesco - che nelle celebrazioni liturgiche, il sacerdote agisce “in persona Christi”. Questa unità piena  e questa identificazione con Cristo "non possiamo limitarla alla celebrazione, bensì occorre viverla pienamente in ogni istante della vita". E ancora una volta il Papa ritorna su quella terribile malattia, definita "lebbra", che è il "carrierismo" ecclesiale: "la nostra, cari sacerdoti, non è una professione ma una donazione; non un mestiere, che può servire pure per fare carriera, ma una missione", ed esorta: "per favore, state attenti al carrierismo: è una strada sbagliata che alla fine delude ... E ti lascia solo, perduto". Per superare la frammentazione e la divisione a livello ecclesiale, il Pontefice ha voluto riproporre il grande valore dell’unità, che deve essere rafforzato con il "metodo della sinodalità". Tutta la Chiesa è chiamata a fare "esercizi di sinodalità". In che modo? Anzitutto imparando a "camminare insieme", sempre pronti e disponibili ad accogliere le "sorprese di Dio" nella nostra vita e in quella delle nostre comunità cristiane. Tale cammino richiede l'esercizio umile e sincero dell'ascolto e della crescita della fraternità a tutti i livelli. A volte il cammino comunitario di fraternità viene ostacolato dai sentimenti negativi dell'invidia e della gelosia. Anche in questa occasione, il Papa denuncia la brutta e distruttiva abitudine del "chiacchiericcio", che è come la "peste che distrugge la Chiesa, distrugge le comunità, distrugge l’appartenenza, distrugge la personalità". E dopo aver rivolto un pensiero alla Madre celeste, Maria "donna della tenerezza e della consolazione, della pazienza e della compassione", Papa Francesco ha voluto concludere il suo Discorso manifestando una seria preoccupazione: "Mi domando: la riforma che il Concilio ha avviato, come va, fra voi?". Il Vescovo di Roma ha esortato i preti a non fare prediche lunghe e a volte noiose, "in cui si parla di tutto e di niente", e la gente si stanca, si annoia ed esce dalla chiesa senza portare un pensiero, un'immagine o un sentimento che faccia da sfondo durante tutta la settimana. Anche sul modo di celebrare la liturgia, il Papa ha ammonito quei sacerdoti che ancora oggi, dopo sessant'anni dal Concilio, amano celebrare con paramenti merlettati e con le "bonete", cioè, le berrette: "Sì, a volte portare qualche merletto della nonna va, ma a volte. È per fare un omaggio alla nonna ...  ma è meglio celebrare la madre, la santa madre Chiesa, e come la madre Chiesa vuole essere celebrata". Questi richiami del Papa alla sobrietà e alla essenzialità anche nella liturgia potrebbero sembrare - come Lui stesso dice - discorsi da "prima Comunione", ma il Vescovo di Roma sa bene che dietro certi atteggiamenti e modi di vestire si potrebbe nascondere una visione nostalgica di chiesa pre-conciliare.
 
 

 

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