Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 11 ottobre 2018

RIVOLGERSI A DIO CON CORAGGIO E INSISTENZA


LA PREGHIERA DEVE ESSERE ANCHE «INVADENTE»

Francesco: «La preghiera non è come una bacchetta magica: preghiamo, e… pum! Si fa la grazia»



di Antonino Legname
 

Una bella lezione sulla preghiera, ci ha regalato Papa Francesco nella Meditazione della Messa a Casa Santa Marta, l’11 ottobre 2018: «Bisogna essere coraggiosi quando si chiede qualcosa al Signore – ha detto il Pontefice - Dio è l'amico che ci può dare quello che ci occorre». Non è così facile pregare e Gesù insegna ai suoi discepoli come bisogna pregare. Lo fa raccontando di quell’uomo che, a mezzanotte, bussa a casa di un suo amico per chiedergli qualcosa da mangiare. È spinto dal bisogno e ha fiducia nell’amico perché sa che può dargli quello che chiede. Ma l'amico inizialmente non è disposto e risponde che quello non è il momento opportuno, è già a letto e non vuole essere disturbato; ma alla fine, dopo tanta insistenza è costretto ad alzarsi per accontentare l’amico importuno. In un certo senso quell’uomo che era nel bisogno non si fa scrupoli e insiste, si fa «invadente» e finalmente ottiene quello che chiede. Questo è il modo giusto di pregare e Gesù stesso ci insegna che bisogna chiedere senza stancarsi, perché «a chi chiede sarà dato» e «a chi bussa verrà aperto». Ovviamente, mette in guardia il Papa, la preghiera non può essere scambiata per una «bacchetta magica»; non c’è automatismo: «appena noi chiediamo otteniamo». Non basta dire un paio di “Padre Nostro” e tutto è sistemato. La preghiera – spiega il Pontefice - è un lavoro: un lavoro che ci chiede volontà, ci chiede costanza, ci chiede di essere determinati, senza vergogna. Perché? Perché io sto bussando alla porta del mio amico. Dio è amico, e con un amico io posso fare questo. Una preghiera costante, invadente». E uno degli esempi più belli di preghiera fiduciosa e perseverante è quella di Santa Monica, la madre di S. Agostino: «quanti anni ha pregato così, anche con le lacrime, per la conversione del suo figlio. Il Signore alla fine ha aperto la porta». A Papa Francesco è rimasto impresso l’esempio di un uomo di Buenos Aires, da lui stesso ha conosciuto e anche ammirato per la preghiera fatta con fede e con insistenza. Di che si tratta? Il Pontefice racconta che «un uomo, un operaio, aveva una figlia in fin di vita, i medici non avevano dato alcuna speranza e lui ha percorso 70 chilometri per andare fino al Santuario della Madonna di Luján. É arrivato che era notte e il Santuario chiuso, ma lui ha pregato fuori tutta la notte implorando la Madonna: “Io voglio mia figlia, io voglio mia figlia. Tu puoi darmela”. E quando la mattina dopo è tornato all’ospedale ha trovato la moglie che gli ha detto: “Sai, i medici l’hanno portata per fare un altro esame, non si spiegano perché si è svegliata e ha chiesto da mangiare, e non c’è nulla, sta bene, è fuori pericolo”». Quell’uomo, conclude Francesco, sapeva come si prega. E se ancora fossero rimasti dubbi sulla necessità di pregare senza stancarsi fino ad essere importuni ed «invadenti», Francesco porta l’esempio dei bambini capricciosi che quando si mettono in testa di ottenere qualcosa, incominciano a gridare e a piangere fino ad esasperare i genitori, costretti alla fine a cedere. Qualcuno giustamente ha detto che la preghiera è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio. Nel senso che alla fine Dio cede di fronte alla preghiera perseverante fatta con fede. É Gesù stesso che ci assicura che saremo ascoltati ed esauditi:  “Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono”. Un vero amico è disposto a darti ciò che è bene, ti aiuta a risolvere i problemi e se questo amico è Dio, «Lui ti dà anche lo Spirito Santo». Non bisogna dimenticare, però, che la preghiera deve essere fatta con il cuore e non biascicata e ripetuta «come un pappagallo» - ha precisato il Papa – E alla fine, dopo aver «lottato con Dio» nella preghiera, Lui ti darà «quello di cui hai bisogno se è giusto». In sintesi, come bisogna pregare? Anzitutto con coraggio, con perseveranza, anche con «invadenza», senza arrendersi mai; la vera preghiera richiede fede, forza e tanta determinazione. In un certo senso devo essere già sicuro di ottenere. Non facciamo l’errore di quella gente che, dopo un lungo periodo di siccità, andò in chiesa a pregare per chiedere al Signore la pioggia. Il parroco si rivolse alla sua gente con queste semplici parole: “cari fedeli siete venuti in chiesa così numerosi per pregare Dio, affinché faccia piovere. Ma, ditemi, dove sono i vostri ombrelli?”.