UBI PETRUS

Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL,30,5)

7 novembre 2016

PAPA FRANCESCO
MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE
La preghiera di Gesù
Venerdì, 28 ottobre 2016

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.249, 29/10/2016)
Gesù continua a pregare per ogni uomo: è questo «il fondamento della Chiesa» e anche la chiave per comprenderne la missione e il mistero. Lo ha affermato Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 28 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.
«Cosa è la Chiesa?»: precisamente a questa domanda rispondono «le due letture della liturgia della parola di oggi» che «sono un annuncio, anche una catechesi sulla Chiesa», ha spiegato il Papa riferendosi alla lettera agli Efesini (2, 19-22) e al passo evangelico di Luca (6, 12-19). Infatti «Paolo ci fa capire che noi siamo concittadini dei santi — la Chiesa ci dà questa cittadinanza — e che siamo tutti in una costruzione ben ordinata per essere tempio santo del Signore: edificati insieme sul fondamento degli apostoli, dei profeti; e la pietra d’angolo, è lo stesso Gesù». Egli «è il fondamento della Chiesa», ricorda Paolo.
«Nel Vangelo di Luca — ha proseguito il Pontefice — abbiamo visto la Chiesa in attività, in azione: Gesù che prega, che sceglie gli apostoli, che dà il nome a ognuno, che guarisce l’anima e il corpo e che era fra i discepoli, e anche tutta quella folla che cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti». Proprio «questo è la Chiesa, quello che Paolo ci insegna è questo in azione». L’apostolo afferma che «la pietra d’angolo è lo stesso Gesù»; e difatti «senza Gesù non c’è Chiesa: lui è il fondamento della Chiesa».
Francesco ha fatto notare che «il Vangelo incomincia con una cosa che ci fa riflettere: “Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio”». E «poi viene tutto l’altro: la gente, la scelta dei discepoli, le guarigioni, scaccia i demoni». Dunque «la pietra d’angolo è Gesù, sì: ma Gesù che prega». E «Gesù prega: ha pregato e continua a pregare per la Chiesa». Dunque «la pietra d’angolo della Chiesa è il Signore davanti al Padre che intercede per noi, che prega per noi: noi preghiamo lui, ma il fondamento è lui che prega per noi».
«Gesù sempre ha pregato per i suoi» ha affermato il Pontefice. «Nell’ultima cena — ha ricordato — ha pregato per i discepoli e chiedeva al Padre: “custodisci questi nella verità, accompagnali e non solo prego per questi, ma anche per quelli che verranno”». Inoltre, ha spiegato il Papa, «Gesù prega prima di fare qualche miracolo: pensiamo alla risurrezione di Lazzaro» quando «prega il Padre: “Grazie, Padre”».
Anche «sul monte degli Ulivi Gesù prega; sulla croce, finisce pregando: la sua vita finì in preghiera». E «questa è la nostra sicurezza, questo è il nostro fondamento, questa è la nostra pietra d’angolo: Gesù che prega per noi, Gesù che prega per me». Perciò «ognuno di noi può dire: “Sono sicuro, sono sicura che Gesù prega per me, è davanti al Padre e mi nomina”». Ecco, dunque, «la pietra d’angolo della Chiesa: Gesù in preghiera».
In questa prospettiva Francesco ha riproposto il passo evangelico, «prima della Passione, quando Gesù si rivolge a Pietro con quell’avvertimento che è come l’eco del primo capitolo del libro di Giobbe: “Pietro, Pietro, Satana ha ottenuto il permesso di passarvi al vaglio come il grano, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede». Ed «è bello» pensare — ha affermato il Papa — che le parole che Gesù dice a Pietro «le dice a te, a me e a tutti: “Io ho pregato per te, io prego per te, io adesso sto pregando per te”». E «quando viene sull’altare, lui viene a intercedere, a pregare per noi, come sulla croce». Questo «ci dà una grande sicurezza: io appartengo a questa comunità, salda perché ha come pietra d’angolo Gesù, ma Gesù che prega per me, che prega per noi».
In conclusione Francesco ha invitato a «riflettere su questo mistero della Chiesa: siamo tutti come una costruzione, ma il fondamento è Gesù, è Gesù che prega per noi, è Gesù che prega per me».
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO SULLA
TRATTA DEGLI ESSERI UMANI PROMOSSO DA "RENATE"
(RELIGIOUS IN EUROPE NETWORKING AGAINST TRAFFICKING AND EXPLOITATION)
Sala Clementina
Lunedì, 7 novembre 2016


Care sorelle e fratelli,
do il cordiale benvenuto a voi che prendete parte a questa Seconda Assemblea della Rete Religiosa Europea contro la Tratta e lo Sfruttamento. Ringrazio Suor Imelda Poole per le sue gentili parole di saluto da parte vostra e vi offro i miei più sinceri auguri perché queste giornate di preghiera, riflessione e confronto siano fruttuose. Opportunamente questa vostra Assemblea ha luogo a Roma durante il Giubileo Straordinario della Misericordia. In questo tempo di grazia, tutti noi siamo invitati ad entrare più profondamente nel mistero della misericordia di Dio e, come il Buon Samaritano, portare il balsamo di tale misericordia alle tante ferite presenti nel nostro mondo.
Una delle più dolorose di queste ferite aperte è la tratta di esseri umani, una moderna forma di schiavitù, che viola la dignità, dono di Dio, in tanti nostri fratelli e sorelle e costituisce un vero crimine contro l’umanità. Mentre molto è stato fatto per conoscere la gravità e l’estensione del fenomeno, molto di più resta da compiere per innalzare il livello di consapevolezza nell’opinione pubblica e per stabilire un migliore coordinamento di sforzi da parte dei governi, delle autorità giudiziarie, di quelle legislative e degli operatori sociali.
Come ben sapete, una delle sfide a questo lavoro di sensibilizzazione, di educazione e di coordinamento è una certa indifferenza e persino complicità, una tendenza da parte di molti a voltarsi dall’altra parte (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 211) mentre potenti interessi economici e reti criminose sono all’opera. Per questa ragione esprimo il mio apprezzamento per il vostro impegno al fine di accrescere la coscienza sociale circa la dimensione di questa piaga, che colpisce specialmente le donne e i bambini. Ma in modo del tutto speciale vi ringrazio per la vostra fedele testimonianza al Vangelo della misericordia, come è dimostrato dal vostro impegno nel recupero e nella riabilitazione delle vittime.
La vostra attività in questo ambito ci ricorda gli «enormi e spesso silenziosi sforzi che sono stati fatti per molti anni da congregazioni religiose, specialmente femminili» nel prendersi cura di coloro che sono stati feriti nella loro dignità e segnati dalle loro esperienze (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2015, 5). Penso in modo particolare al contributo specifico offerto da donne nell’accompagnare altre donne e bambini in un profondo e personale itinerario di guarigione e di reintegrazione.
Care amiche e amici, ho fiducia che la vostra condivisione di esperienze, di conoscenze e di competenze contribuirà in questi giorni ad una più efficace testimonianza del Vangelo in una delle grandi “periferie” della nostra società contemporanea. Affidando voi e tutti coloro che voi servite all’amorevole intercessione di Maria, Madre di Misericordia, di cuore vi imparto la mia benedizione come pegno di gioia e di pace nel Signore. Mentre assicuro a tutti voi il mio ricordo nella preghiera, vi chiedo, per favore, di pregare per me.
Grazie!
OGGI 7 NOVEMBRE 2016 INIZIO DEL BLOG  "UBI PETRUS"

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