Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 15 giugno 2017

GLI ORIENTAMENTI DELLA CHIESA SICILIANA PER ACCOMPAGNARE - DISCERNERE - INTEGRARE LA FRAGILITA'

LA VIA SICILIANA AL CAPITOLO VIII 
DI "AMORIS LAETITIA"
Non si possano relegare alcune persone in una sorta di «limbo di fatto»



di Antonino Legname

Il 4 giugno 2017, Domenica di Pentecoste, i Vescovi delle Chiese di Sicilia hanno pubblicato, in un opuscolo di 14 pagine dense e chiare, gli «Orientamenti Pastorali» «Accompagnare -discernere - integrare la fragilità secondo le indicazioni del Capitolo VIII diAmoris laetitia». I Vescovi siciliani, salvo il diritto di ogni pastore di offrire alla propria Chiesa locale le indicazioni più opportune, nello spirito della comunione fraterna hanno voluto offrire dei criteri comuni per aiutare tutti i fedeli a riscoprire la bellezza del sacramento del matrimonio tra l'uomo e la donna e a vivere la «gioia dell'amore nelle famiglie». Dal documento emerge chiaramente la preoccupazione dei Vescovi dell'Isola di «evitare ogni forma di rigorismo e di lassismo nell'applicare la dottrina della Chiesa nelle molteplici situazioni esistenziali, secondo gli insegnamenti del Magistero». I Pastori della Chiesa hanno il dovere di aiutare le persone, che vivono in situazioni non conformi all'insegnamento della Chiesa sul matrimonio, ad integrarsi gradualmente nella vita della comunità ecclesiale. Non si tratta di accoglienza indiscriminata in vista della ricezione immediata dei sacramenti, quando piuttosto di «invitare ad un cammino che, per sua definizione, ha una durata temporale ed è attento alla gradualità». I Vescovi tengono a precisare che la possibilità di accedere ai sacramenti da parte di coloro che vivono in  situazioni di fragilità, anche per il fallimento del loro matrimonio, «non è una norma canonica, ma l'eventuale esito di un cammino, frutto di discernimento e di maturazione personale e pastorale». Per evitare equivoci, i Vescovi della Sicilia ribadiscono che l'opera di discernimento e di integrazione non deve essere un «atto istantaneo» e «non può risolversi nella domanda di accesso ai sacramenti, magari in occasioni particolari»: battesimi, prime comunioni, cresime, funerali ecc. E ricordano che la logica dell'integrazione, già operante in Familiaris Consortio, è stata dilatata in Amoris laetitia.
I Vescovi tengono anche a precisare che, durante il tempo di accompagnamento e di discernimento, potrà essere utile aiutare le persone a fare una riflessione sulla validità del loro precedente matrimonio per capire se esistono i presupposti «per un'eventuale dichiarazione di nullità». Nel documento viene ripreso il testo di Amoris laetitia, dove si dice tra l'altro che in alcune «circostanze si può essere in grazia di Dio anche se si dà una situazione oggettiva di disordine morale», infatti - come sottolinea Papa Francesco - «non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivono in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (AL 301). La posizione dei Vescovi siciliani risulta molto equilibrata e in piena sintonia con l'insegnamento di Papa Francesco e in continuità con il Magistero della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. I Vescovi chiedono ai pastori in cura d'anime di evitare gli eccessi della rigidità pastorale e della pastorale della manica larga, quando si trovano davanti alle persone che vivono particolari fragilità.  Occorre discernere caso per caso e cercare di accogliere e accompagnare con misericordia coloro che si trovano in «una situazione ormai irreversibile». I Presuli dell'Isola ritengono che non si possano «relegare queste persone in una sorta di “limbo di fatto”, dato che non sono scomunicate e neppure in piena comunione con la Chiesa». Tutti coloro che vivono particolari fragilità hanno la possibilità di guardare avanti con fiducia, e - come scrivono i Vescovi - «si deve ritenere che la loro condizione sia temporanea almeno dal punto di vista spirituale, in quanto suscettibile di cambiamento, di conversione, di purificazione». In conclusione, per coloro che vivono particolari fragilità, qual è il requisito per accedere ai sacramenti? I Vescovi siciliani rispondono: «è il pentimento e l’impegno a percorrere un nuovo cammino, umano e spirituale, nell’attuale situazione oggettiva in cui si trova la persona, e non l’astratta perfezione. Vi sono circostanze, infatti, nelle quali ogni norma va ricondotta al suo fine proprio che è la salvezza delle anime, il bene delle persone».