Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 15 giugno 2017

PAPA FRANCESCO SCRIVE LA PREFAZIONE AL LIBRO-INTERVISTA DEL CARDINALE PETER TURKSON "CORROSIONE. COMBATTERE LA CORRUZIONE NELLA CHIESA E NELLA SOCIETA' "

IL CANCRO DELLA CORRUZIONE
«La corruzione è il linguaggio delle mafie e delle organizzazioni criminali».

“Siamo tutti molto esposti alla tentazione della corruzione: anche quando pensiamo di averla sconfitta, essa si può ripresentare”. Lo scrive Papa Francesco nella prefazione al libro-intervista del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, con Vittorio V. Alberti, dal titolo “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”.


di Antonino Legname

Il libro del cardinale Turkson cerca di rispondere alle domande inquietanti che pone papa Francesco nella Prefazione: «Cosa c' è all' origine dello sfruttamento dell' uomo sull' uomo? Cosa, all' origine del degrado e del mancato sviluppo? Cosa, all' origine del traffico di persone, di armi, di droga? Cosa, all' origine dell' ingiustizia sociale e della mortificazione del merito? Cosa, all' origine dell' assenza dei servizi per le persone? Cosa, alla radice della schiavitù, della disoccupazione, dell' incuria delle città, dei beni comuni e della natura? Cosa, insomma, logora il diritto fondamentale dell' essere umano e l' integrità dell' ambiente? La corruzione, che infatti è l'arma, è il linguaggio più comune anche delle mafie e delle organizzazioni criminali nel mondo. Per questo, essa è un processo di morte che dà linfa alla cultura di morte delle mafie e delle organizzazioni criminali». La corruzione affonda le radici e germoglia nel cuore malato dell'uomo. E come ha ripetuto in tante occasioni, distinguendo tra peccatore e corrotto, Francesco spiega: «La persona corrotta non si rende conto che si sta costruendo, da se stessa, la propria catena. Un peccatore può chiedere perdono, un corrotto dimentica di chiederlo». Anche la Chiesa può essere contagiata dalla lebbra della corruzione. «Il pericolo più grande per la Chiesa - scrive il Papa - è la mondanità spirituale - quindi la corruzione - che è più disastrosa della lebbra infame». E spiega cos'è la nostra corruzione: «è la mondanità spirituale, la tepidezza, l'ipocrisia, il trionfalismo, il far prevalere solo lo spirito del mondo sulle nostre vite, il senso di indifferenza». Ovviamente non basta individuare e denunciare i mali della corruzione, ma occorre affermare «la misericordia sulla grettezza» e la «creatività sulla stanchezza rassegnata». Il Papa usa un'immagine per far comprendere l'urgenza di mettersi tutti insieme a lottare contro il dilagare della corruzione nella nostra società: «Noi, cristiani e non cristiani, siamo fiocchi di neve, ma se ci uniamo possiamo diventare una valanga: un movimento forte e costruttivo». E da qui che nasce e si sviluppa il «nuovo umanesimo, questo rinascimento, questa ri-creazione contro la corruzione che possiamo realizzare con audacia profetica». Nessuno deve sentirsi escluso da questo impegno di bonifica del nostro ambiente sociale e religioso: «Dobbiamo lavorare tutti insieme, cristiani, non cristiani, persone di tutte le fedi e non credenti, per combattere questa forma di bestemmia, questo cancro che logora le nostre vite». E Francesco conclude con un appello propositivo rivolto a tutti gli uomini di buona volontà affinché abbiano la consapevolezza di impegnarsi nel campo dell'educazione e la disponibilità a promuovere la cultura della misericordia e a cooperare, «secondo le proprie possibilità, i propri talenti, la propria creatività» per lo sviluppo integrale dell'uomo e di tutto l'uomo.