Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 20 luglio 2017

LA CARITA' POLITICA DI PAPA BERGOGLIO



LA POLITICA «KERIGMATICA» DI FRANCESCO

Il Papa fa Politica con la «P» maiuscola


CARITA' POLITICA: LAVORARE INSIEME PER IL BENE COMUNE E PER COSTRUIRE LA CIVILTA' DELL'AMORE

di Antonino Legname

Oggi parlare di carità politica può sembrare un controsenso; la politica è infatti associata, a volte anche a ragione, a qualcosa di sporco, alla corruzione, agli affari privati o di parte, o comunque a qualcosa che appare lontano dai principi evangelici dell'amore, della giustizia, dell'onestà e della pace, ed ancor più lontano da un termine tanto impegnativo come quello di carità. In realtà non è sporca la politica, ma è sporco solo quello che noi riusciamo a sporcare. Fatta questa premessa, mi sento di dire che per un Papa fare «Politica» è un dovere. Se il Papa non facesse Politica, quella con la «P» maiuscola, non sarebbe un buon Papa. Già Paolo VI diceva che la Politica è la forma più alta di carità, è una maniera esigente di vivere la carità a servizio degli altri, specialmente dei più poveri. E don Luigi Sturzo parlava di «carità politica», nel senso di impegno concreto per la ricerca e la realizzazione del bene comune. Se la carità non viene pensata in grande e non entra nella politica, cioè non raggiunge i Palazzi del potere, dove si decidono a livello legislativo le sorti dei più poveri e dei più deboli, si trasforma in mero assistenzialismo e in elemosina occasionale e tampone. Solo se la carità si fa «Politica» contribuisce ad interrompere quei circuiti perversi di oppressione dell'uomo sull'uomo a livello legislativo, sociale e culturale che creano povertà, scarto ed emarginazione. Non dimentichiamo che Gesù di Nazaret è venuto nel mondo «per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi» (Lc  4,18). È questo il messaggio rivoluzionario del Vangelo, già preannunciato dal profeta Isaia. Ci sono coloro che vorrebbero relegare la religione alla sfera privata e vedrebbero bene un Papa rinchiuso nella sua aurea di sacralità, lontano dai problemi concreti della gente, e che predicasse un cristianesimo disincarnato dalla realtà sociale e politica. E dove vanno a finire i principi della Dottrina sociale della Chiesa? Quante Encicliche i Papi hanno scritto nel corso dei secoli, e quanti interventi pubblici e messaggi per enunciare i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie sociali e certe forme di economia che creano disuguaglianze e sperequazioni sociali! La politica di papa Francesco è «autenticamente cristiana» perché kerigmatica, cioè incentrata sul messaggio d'amore del Vangelo; non è una politica di parte, né ideologizzata. Per comprendere la politica di questo Pontefice occorre individuare un leitmotiv, una chiave di lettura importante: per Francesco il mondo è la casa comune, nella quale nessuno si deve sentire straniero; i suoi discorsi al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa, a Strasburgo nel viaggio del 25 novembre del 2014, e anche quelli pronunciati davanti all’Assemblea plenaria del Congresso degli Stati Uniti e all’Onu, e gli interventi e i messaggio alla FAO, sono tutti incentrati sul servizio al bene comune e sulla difesa della dignità dell'uomo, di ogni uomo a qualunque razza, cultura, religione, nazione appartenga. In questo senso, la politica di Francesco ha un afflato universale che mira ad armonizzare le differenze, senza distruggere le legittime particolarità e peculiarità dei singoli popoli. Questa è la scommessa politica di Francesco: un mondo in pace che raccoglie, come in una grande città, tutti gli uomini, la cui lingua comune è quella dell'amore. Questo è il sogno politico di papa Francesco che sa guardare la totalità di questo nostro mondo globalizzato, unito nelle legittime differenze, dove c'è spazio per tutti e per ciascuno. Sarebbe una grande omissione se il Papa non si occupasse con fermezza e determinazione evangelica di «carità politica», che è un aspetto fondamentale della misericordia, proprio perché si incontra con i bisogni reali della gente e mette al centro della propria azione la dignità della persona umana e il diritto alle tre «T»: «Tierra», «Techo», «Trabajo» (Terra, Casa, Lavoro). È quanto mai urgente per la Chiesa, Popolo di Dio, tornare a fare Politica, con la «P» maiuscola, per contribuire a favorire e a rafforzare il legame tra la gente e le istituzioni. Ovviamente, occorre soprattutto aiutare i fedeli laici a formarsi una coscienza alla carità politica affinché siano fermento vivo ed efficace di giustizia e di pace nella società di oggi.