Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 2 dicembre 2018

MESSAGGIO DI AVVENTO 2018 DEL VESCOVO DI CALTANISSETTA


PER VIVERE IL DONO DELLA VITA

NEL QUOTIDIANO IMPEGNO ALLA SOLIDARIETA’

Mons. Russotto: «La storia del mondo è un pellegrinaggio verso la Vita, sui sentieri dell’Amore che è più forte della morte»
 
S.E.R. Mons. Mario Russotto con Papa Francesco in occasione della Visita "ad limina"


di Antonino Legname


«Nessuno è padrone della vita e nessuno ha la vita in modo permanente. Siamo affidatari della vita», ha scritto Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, nel suo Messaggio di Avvento 2018, sullo sfondo della sua recente Lettera pastorale «Venite alla festa». 
Che cos’è la vita? In un certo senso «la vita è fumo», come si legge nel libro del Qohelet; è come «un’orma che muore nello sconfinato paesaggio dell’Universo» - scrive il Vescovo. Ma questo austero pensiero sulla fragilità e sulla caducità della vita umana non deve toglierci «la gioia di vivere». Mons. Russotto ripropone la saggezza biblica che invita a contare i nostri giorni su questa terra: «il pensiero della morte insegna a vivere senza paure la propria condizione di “creature”, cioè di essere finiti e limitati». Dobbiamo imparare a non soccombere di fronte all’evidenza della nostra «finitudine» e a non cedere alla paura di dover morire. È meraviglioso pensare che «la vita è dono di Dio»; pertanto, nessuno deve sentirsi proprietario. Perché ci è stata affidata la vita? Mons. Russotto risponde che la vita ci è stata donata per condividerla con gli altri con impegno e responsabilità. Fa bene il Vescovo di Caltanissetta a ricordarci che «nessuno può essere felice da solo», isolandosi dagli altri. Questo significa che dobbiamo imparare a dire basta alla cultura dell’egoismo e dell’individualismo, per affermare con convinzione la «cultura della solidarietà e della condivisione». Quando capiremo che tutti gli esseri umani siamo un «corpo solo»! Russotto ci mette di fronte alle nostre responsabilità di cristiani e afferma con chiarezza e senza mezzi termini che, fino a quando «i fratelli e le sorelle in umanità stanno male, vivono disagi, ferite e lacerazioni, noi non possiamo star bene». E le parole del Presule si fanno ancora più severe quando scrive che non ci è lecito addossare le colpe al mondo, per tutto il male e le ingiustizie che ci sono, quando in realtà «la colpa è anche di noi cristiani». Perché? Russotto risponde: «perché diciamo di credere in Dio, di conoscere l’Amore, ma di fatto non ne diamo testimonianza». Noi cristiani a volte manchiamo di credibilità quando annunciamo il «Vangelo della vita» senza essere «seminatori di speranza». In un certo senso siamo dei «zoppicanti», cioè lenti nel dinamismo della testimonianza credibile e responsabile «per costruire insieme la civiltà dell’Amore». Il progetto di Dio per l’umanità prevede che gli uomini prendano coscienza di essere tutti «figli»; bisogna coltivare il desiderio di vivere la vita divina e di ascoltare la «voce di Dio». Il Pastore della Chiesa di Caltanissetta punta al cuore di tutti i comandamenti: «scegliere la vita». Chi sceglie la vita, che è «respiro, forza, amore, relazione, gioia, libertà», anela alla felicità. Il pellegrinaggio terreno degli uomini è orientato verso la Vita, che è Gesù, il Figlio di Dio che si è incarnato per farci dono, in abbondanza, della «Vita definitiva ed eterna». Non dobbiamo mai dimenticare che la vera «Vita è come l’Amore», che richiede di essere «vissuto e donato in eccesso». È questo il senso del Natale, un «inno alla Vita». La nascita del Bambino Gesù è un annuncio di gioia perché ci svela il vero senso della Vita. L’incarnazione del Dio-Bambino fa da cerniera tra la storia passata e quella futura. «Natale diviene così punto di congiunzione tra passato e futuro, atomo vivificatore grazie al quale esistenze disgregate possono ritrovarsi per esplodere nella gioia della comunione». La conclusione del Messaggio di Avvento di Mons. Russotto è un invito ad ognuno di noi a non essere atomo disgregato dagli altri, ma forza di Vita che esplode, come un vulcano, nella gioia della comunione fraterna. Ecco il senso del Natale: Dio, che è Vita, viene «incontro all’enigma delle nostre tenebre».