Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 18 febbraio 2019

LA FORZA DELLE BEATITUDINI PER NON SVENDERE L’ANIMA AGLI IDOLI


L’INGANNO  DEI VENDITORI DI FUMO
Francesco: «Non bisogna fidarsi dei dispensatori di felicità, che vengono e promettono successo in tempi brevi, grandi guadagni a portata di mano, soluzioni magiche ad ogni problema»



di Antonino Legname

Sullo sfondo del Vangelo delle Beatitudini, Papa Francesco ci ricorda che non dobbiamo «riporre la nostra fiducia nelle cose materiali e passeggere», che non bisogna «cercare la felicità seguendo i venditori di fumo –  che tante volte sono venditori di morte – i professionisti dell’illusione»; lo ha detto durante l’Angelus del 17 febbraio 2019, in Piazza San Pietro. È molto pericoloso confidare unicamente nei beni materiali, specialmente quando diventano degli assoluti, degli idoli a cui sacrificare tempo, energie, affetti e a volte anche la dignità. Il Pontefice invita a confidare pienamente in Dio, e  spiega cosa significa avere fede: «consiste nel fidarci totalmente del Signore. Si tratta di abbattere gli idoli mondani per aprire il cuore al Dio vivo e vero; Egli solo può dare alla nostra esistenza quella pienezza tanto desiderata eppure difficile da raggiungere». Purtroppo, anche ai nostri giorni non mancano i falsi «dispensatori di felicità». Chi sono? Francesco ne traccia il profilo: sono coloro che «vengono e promettono successo in tempi brevi, grandi guadagni a portata di mano, soluzioni magiche ad ogni problema». Come è diventato facile oggi «sostituire Dio con un idolo» - ha detto il Papa – rimarcando la falsità degli idoli che sono «incapaci di darci speranza» e seminano solo illusione. Gesù stesso ci apre gli occhi sulla realtà della felicità, indicandoci la strada delle beatitudini: «diventiamo beati fin da ora nella misura in cui ci mettiamo dalla parte di Dio, del suo Regno, dalla parte di ciò che non è effimero ma dura per la vita eterna». Essere povero in spirito significa riconoscersi bisognosi davanti a Dio: “Signore ho bisogno di te”; significa essere - come Lui e con Lui, vicino ai poveri, agli afflitti e agli affamati. Bisogna stare molto attenti a non trasformare i beni di questo mondo in «idoli a cui svendere la nostra anima». Il Vescovo di Roma esorta a «guarire dalla miopia cronica che lo spirito mondano ci contagia». Quello che il Signore chiede anzitutto non è di diventare tutti poveri di beni materiali, ma di diventare tutti ricchi di beni spirituali. La ricchezza in se stessa non è un male, purché non diventi un idolo: «alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore» (Salmo 61,11). Chi è ricco di Dio ha il cuore vuoto di orgoglio, di autosufficienza e di cupidigia.