Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 28 gennaio 2018

IL TERRORISMO DELLE CHIACCHIERE!

LE «ZIZZANIERE»
Papa Francesco: «Se si trovasse una persona che mai, mai, mai avesse parlato male dell’altro la si potrebbe canonizzare subito»


di Antonino Legname
(dal libro La Teopsia di Francesco, vol. I, pp. 599-605 )*

Bisogna imparare a «dire la verità», sempre con carità, e mai «dire una cosa che non è vera». In realtà, ha fatto notare il Papa, “quante volte nelle nostre comunità si dicono cose di un’altra persona che non sono vere: sono calunnie. Oppure, se sono vere, comunque si toglie la fama di quella persona” […]. Papa Francesco lamenta la brutta abitudine delle chiacchiere: “Io penso alle nostre comunità: quante volte, questo peccato, di «togliersi la pelle l’uno all’altro», di sparlare, di credersi superiore all’altro e parlare male di nascosto! […]. Siamo tutti peccatori. Ma una comunità dove ci sono le chiacchierone e i chiacchieroni, è una comunità che è incapace di dare testimonianza”. E nell'intervista al quotidiano «Avvenire», il 18 novembre 2016, Francesco ha detto che le critiche e le opinioni diverse, “quando non c'è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione. Si vede subito che certi rigorismi nascono da mancanza, dal voler nascondere dentro un'armatura la propria triste insoddisfazione”. Purtroppo, a volte si preferisce colpire alle spalle senza dare all'altro la possibilità di difendersi. Anche nella Chiesa, non è raro il caso in cui si preferisce dare credito al «sentito dire», senza interpellare la persona interessata! Quello che Papa Francesco non sopporta, fino al punto da chiamarlo «comportamento delinquenziale» è il criticare dietro le spalle. Nell'intervista al quotidiano spagnolo «El País», il 21 gennaio 2017, Francesco risponde che di fronte alle critiche non si sente incompreso, anzi  si sente accompagnato. E ammette: “se qualcuno non è d'accordo, ha diritto a non essere d'accordo perché altrimenti, se mi sentissi male perché qualcuno non è d'accordo, avrei nel mio comportamento un animo da dittatore”. Il Papa ribadisce che alcuni hanno diritto a pensare che il cammino che si sta facendo oggi nella Chiesa possa essere pericoloso e possa dare cattivi risultati, però è bene che “sempre ne parlino apertamente e non tirino le pietre nascondendosi la mano”. Nessuna persona umana ha diritto di agire in questo modo vigliacco: “Tirare la pietra e nascondere la mano non è umano, è un crimine”. Il dialogo onesto e sincero ben venga perché affratella di più, ma mai la calunnia e mai gli insulti. A tal proposito, Francesco condanna senza appello il brutto vezzo degli insulti: “noi siamo abituati a insultare, è come dire «buongiorno». E quello è sulla stessa linea dell’uccisione. Chi insulta il fratello, uccide nel proprio cuore il fratello”. Cosa si guadagna ad insultare? «Nulla», risponde il Papa! “Quante volte abbiamo sentito dire di una persona che ha una lingua di serpente, perché fa sempre quello che ha fatto il serpente con Adamo ed Eva, ha distrutto la pace”. Ma questo, ha messo in guardia il Pontefice, “è un male, questa è una malattia nella nostra Chiesa: seminare la divisione, seminare l’odio, non seminare la pace”. Bergoglio ricorda che nella sua terra “queste persone si chiamano «zizzaniere»: seminano zizzania, dividono e lì le divisioni incominciano con la lingua per invidia, gelosia e anche chiusura” […].Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa, in positivo, saper cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto”. Sono molto belle le esortazioni di Papa Francesco sulla necessità di mettere a freno la lingua e di non lasciarsi dominare dall'invidia. Quanto male riesce a fare agli altri un cuore malato di invidia e di gelosia […].


“Cosa brutta è l'invidia - ha detto - Nel cuore la gelosia o l’invidia cresce come l’erba cattiva: cresce e soffoca l’erba buona […]. L'invidia uccide e non tollera che un altro abbia qualcosa che io non ho […]. Per gelosia si uccide con la lingua … Le chiacchiere uccidono”. Le chiacchiere sono la peste dei rapporti umani e sociali. “La lingua  - ha detto il Papa - è capace di distruggere una famiglia, una comunità, una società; di seminare odio e guerre, invidie”. E con insistenza il Papa condanna il vizio capitale dell'invidia che è veramente una brutta bestia difficile da domare; è una vera e propria patologia del cuore che fa soffrire e rende infelice chi ne viene contagiato. “L'invidia è come il veleno del serpente, perché si cerca di distruggere l'altro”. L'antidoto contro il veleno dell'invidia è il siero della misericordia: “Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po’ più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non «spiumare» gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie” […].Il Papa ha riferito che una volta sentì dire in un quartiere: “Io non vado in Chiesa perché guarda questa, va tutte le mattine a messa, fa la comunione e poi va di casa in casa sparlando: per essere cristiano così preferisco non andare, come va questa chiacchierona”. Quanto fango di accuse, di calunnie o di lettere anonime ogni giorno si sparge e si trova sul nostro cammino, spesso all'insaputa dell'interessato, al quale in tanti casi non viene data neppure la possibilità di difendersi. A volte si arriva a «lapidare» il prossimo con le parole della calunnia e della diffamazione. Papa Francesco usa parole forti quando parla della «fraternità sacerdotale» inquinata dalla cattiva abitudine delle chiacchiere […].Il Pontefice ribadisce che le mormorazioni per invidia e per gelosia sono il grande nemico della fratellanza sacerdotale; anche i giudizi negativi verso gli altri fratelli sono un «male di clausura» - ha detto il Papa - nel senso che “più siamo chiusi nei nostri interessi, tanto più critichiamo gli altri”. E cosa fare quando un sacerdote sbaglia e si ammala moralmente? Prego per lui? Cerco di avvicinarmi per dargli una mano, oppure vado subito da un altro per informarlo su quello che ho saputo, amplificando il racconto con tanti particolari e aggiunte fino al punto da sporcare ancora di più il fratello che vive una situazione di malessere? Francesco ammonisce: “Ma se quel poveretto è caduto vittima di Satana, anche tu vuoi schiacciarlo? Queste cose non sono favole: questo accade, questo succede”. Purtroppo, lamenta il Papa, tante brutte abitudini si possono prendere durante il periodo di formazione in Seminario; e allora cosa fare? Francesco consiglia ai superiori dei seminari, ai formatori e ai padri spirituali: “se voi vedete un seminarista bravo, intelligente, che sembra bravo, è bravo ma è un chiacchierone [pettegolo], cacciatelo via. Perché dopo, questa sarà un’ipoteca per la fraternità presbiterale. Se non si corregge, cacciatelo via. Dall’inizio. C’è un detto, non so come si dice in italiano: «Alleva corvi e ti mangeranno gli occhi». Se nel seminario tu allevi «corvi» che «chiacchierano», distruggeranno qualsiasi presbiterio, qualsiasi fraternità nel presbiterio”. È sempre valido il principio che ho imparato da giovane seminarista: «quando devi parlare di qualcuno in sua assenza, o ne parli in bene o non ne parli affatto». In ogni caso è sempre bene - come dice il Papa - “mettere il morso alla lingua!”. Lo stesso Pontefice dà un consiglio: “ogni volta che mi viene in bocca di dire una cosa che è seminare zizzania e divisione e sparlare di un altro bisogna «mordersi la lingua!». E io vi assicuro che se voi fate questo esercizio di mordervi la lingua invece di seminare zizzania, i primi tempi si gonfierà così la lingua, ferita, perché il diavolo ci aiuta a questo perché è il suo lavoro, è il suo mestiere: dividere!”. Alcuni con molto zelo fanno lavorare la lingua per seminare discordia. Infatti, ha rimarcato il Papa, “lo stesso danno che fa una bomba in un paesino, fa la lingua in una famiglia, in un quartiere, in un posto di lavoro. Perché la lingua distrugge, fa la guerra”. Papa Francesco assicura: “se tu sei capace di riuscire a non sparlare di un altro, sei sul buon cammino per diventare santo” e spiega: “per riconoscere santa una persona c’è tutto un processo, c’è bisogno del miracolo, e poi la Chiesa la proclama santa. Ma se si trovasse una persona che mai, mai, mai avesse parlato male dell’altro la si potrebbe canonizzare subito”.

* Antonino Legname, La Teopsia di Francesco. Tra scienza e fede il nuovo umanesimo cristiano integrale, popolare, solidale, inclusivo e gioioso, Le Nove Muse Editrice, Catania 2017, 2 voll.

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