Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 5 novembre 2017

PAPA FRANCESCO: «IMPORTANTI CONSEGNE AI CRISTIANI DI TUTTI I TEMPI»

COERENZA, MODESTIA E UMILTA'
Francesco: «A me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze»


di Antonino Legname

Da che mondo è mondo esistono cose, costumi e idee che alimentano l’ambizione, la vanagloria, l’opportunismo, la doppiezza, la falsità. Gesù critica severamente gli scribi e i farisei di ieri, di oggi, di sempre e - come ha detto Papa Francesco, durante l'Angelus del 5 novembre 2017 - «lascia importanti consegne ai cristiani di tutti i tempi, quindi anche a noi». L’ipocrisia e l’incoerenza sono i mali di sempre. Gesú disapprova apertamente ogni dicotomia, ogni scissione tra teoria e pratica, tra fede e vita: «Dicono e non fanno». Il divorzio tra la fede e la vita, tra il credere e il praticare, tra il dire e il fare, é una vera e propria forma di ipocrisia. La riflessione del Pontefice spinge a fare un esame di coscienza su quanto c’è in ognuno di noi di fariseismo, di opportunismo, di politica sleale, di incoerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, tra ciò che mostriamo e ciò che siamo; fra l’interno e l’esterno, fra il comportamento adulatorio in faccia alle persone e quello velenoso e corrosivo alle spalle. “Volto di miele e cuore di fiele” - dice un proverbio. Si arriva, perfino, a benedire qualcuno con la bocca e a maledirlo con il cuore. Francesco avverte che «un difetto frequente, in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita». Come dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,4). Questa parola severa di Gesú deve essere rivolta non solo ai pastori della Chiesa, ma a tutti, specialmente a tutti coloro che hanno responsabilitá pubbliche e di governo. Se si pensa, per esempio, alle riforme economiche ispirate all’austerità, ci chiediamo: chi porta sulle spalle il peso dell’austerità? Quelli che fanno le leggi o il popolo, i cittadini? La risposta è evidente e l’ipocrisia è terribile. Gesù accusa scribi e farisei di ieri e di oggi perché si mostrano severi, rigidi, intrattabili con gli altri, e molto elastici e comprensivi con se stessi. Perchè non sanno capire e compatire la debolezza altrui. Qual è la sentenza riservata agli ipocriti? Vi ho reso spregevoli e abbietti davanti al popolo” - dice il profeta Malachia (2,9). In altre parole, tradotto in termini attuali: “avete perso credibilità”. Genitori incoerenti che perdono credibilità nei confronti dei figli. Insegnanti poco convincenti che perdono credibilità nei confronti degli alunni. Figli poco sinceri che perdono credibilità nei confronti dei loro genitori. Quante volte si sente dire dai genitori: “Non ti credo piú”. Politici solo chiacchieroni che perdono credibilità nei confronti del popolo. Sacerdoti poco esemplari che perdono credibilità nei confronti dei loro fedeli.
Papa Francesco annota che dalla mancanza del buon esempio scaturisce il cattivo esercizio dell'autorità - a tutti i livelli. Al contrario - spiega il Pontefice - quando c'è coerenza di vita l'autorità spinge «gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione». E poi non è da sottovalutare la tentazione della superbia e della vanagloria. Francesco spiega: «è l’atteggiamento di vivere solo per l’apparenza». 


Gesú ci insegna a non agire per avere l’ammirazione e il plauso della gente. L’unico a cui deve andare ogni onore, gloria e benedizione deve essere Dio. “Fate tutto per la maggior gloria di Dio” - diceva sant'Ignazio di Loyola. Papa Francesco ha ricordato che «noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia». E lamenta: «Io vi dico che a me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze». Il Vescovo di Roma esorta tutti ad avere «un atteggiamento semplice e fraterno» e a non guardare gli altri «dall’alto in basso». E con più forza ribadisce: «Non dobbiamo considerarci superiori agli altri; la modestia è essenziale per una esistenza che vuole essere conforme all’insegnamento di Gesù, il quale è mite e umile di cuore ed è venuto non per essere servito ma per servire».