Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 6 novembre 2017

LA DIMENSIONE PASTORALE DI AMORIS LAETITIA - 2

LE MALATTIE DELLA FAMIGLIA - 2

 
di Antonino Legname 
 
1. La prima malattia è quella di “sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile”.
Se tutti i membri della famiglia riuscissero a considerare la fugacità, la precarietà e la fragilità della vita, tanti problemi e conflitti familiari sarebbero ridimensionati. Serve poco piangere le persone dopo che non ci sono più, e vivere con i sensi di colpa per quello che si poteva fare e non si è fatto! A quanti lavorano nella Curia Romana il Vescovo di Roma ha consigliato una visita ordinaria ai cimiteri per riflettere sulla caducità della vita, sul fatto che siamo tutti di passaggio e che nessuno resterà eternamente su questa terra. Ovviamente una gita al cimitero per tutta la famiglia non mi sembra il caso di consigliarla! Ma dobbiamo ricordare spesso che siamo tutti precari in questa vita terrena! Tutti siamo utili ma nessuno deve sentirsi indispensabile. Dobbiamo imparare meglio l'arte del servizio. Quando i genitori si trasformano in padroni o despoti nei confronti dei figli, pensando di avere potere assoluto su di loro, rischiano la “patologia del potere” e creano forti tensioni nella famiglia. No, ai "padri padroni". I genitori sono a servizio dei figli e anche loro devono sentirsi  “servi inutili” e dire “abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10). Ma i figli non devono esasperare i genitori!


2. La seconda malattia è quella che il Papa ha definito con un neologismo: “martalismo”. Molte parole che finiscono in “ismo”, in italiano hanno una connotazione negativa.
Nell’episodio evangelico si racconta delle due sorelle, Marta e Maria. Gesù richiama dolcemente Marta perché era troppo affaccendata nei servizi di casa e per questo trascurava la presenza del Maestro: “Marta, Marta, tu ti preoccupi di molte cose” – le disse Gesù. Questo è un rischio e una tentazione anche in famiglia; quando le persone pensano a tutto ciò che è materiale, ai piaceri e ai divertimenti della vita, lavorano tanto per il benessere materiale e trascurano la dimensione spirituale e il necessario riposo, vivono nello stress e nell’agitazione. Il tempo del riposo è sacro perché è stato voluto da Dio e la famiglia cristiana, oltre ai momenti di ricarica fisica, ha bisogno di ricaricarsi spiritualmente donando a Dio il giusto spazio e il tempo necessario. Come insegna la Bibbia nel libro del Qoèlet: «c’è un tempo per ogni cosa». In altre parole quando le batterie vitali si scaricano occorre ricaricarle, non solo sul piano materiale ma anche su quello spirituale. I ritmi lavorativi che la società di oggi impone non tengono conto della domenica, come Giorno del Signore da dedicare al riposo e alla famiglia. La domenica tanti lavorano. I centri commerciali sono aperti. Nell'Incontro con il mondo del lavoro a Campobasso, il 5 luglio 2014, Papa Francesco ha detto: “Questo è un punto «critico» […] che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. È questo spazio della gratuità che stiamo perdendo. La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro – eccettuati i servizi necessari – sta ad affermare che la priorità non è all’economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità. Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà. Perché il Dio delle sorprese e il Dio che rompe gli schemi fa sorprese e rompe gli schemi perché noi diventiamo più liberi: è il Dio della libertà”. Penso che sia urgente che la società riconosca maggiori diritti alle donne, madri di famiglia, che svolgono abitualmente lavori professionali oltre che casalinghi. Di questo riconoscimento alle donne è convinto Papa Francesco: “Molte donne avvertono il bisogno di essere meglio riconosciute nei loro diritti […]. Alcune di loro sono affaticate e quasi schiacciate dalla mole degli impegni e dei compiti, senza trovare sufficiente comprensione e aiuto. Bisogna fare in modo che la donna non sia, per esigenze economiche, costretta a un lavoro troppo duro e a un orario troppo pesante, che si aggiungono a tutte le sue responsabilità di conduttrice della casa e di educatrice dei figli. Ma soprattutto bisogna considerare che gli impegni della donna, a tutti i livelli della vita familiare, costituiscono anche un contributo impareggiabile alla vita e all’avvenire della società”[i].


3. C’è anche la malattia dell’"impietrimento" mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e un "duro collo" (At 7,51-60).
Questa malattia possiamo definirla «sclerocardìa», cioè «durezza di cuore». Anche i membri di una famiglia possono essere intaccati da questa grave patologia che rende le persone dello stesso nucleo familiare fredde tra loro e insensibili nei confronti degli altri. La persona dura di cuore vede gli altri in funzione dei propri bisogni; è incapace di commuoversi e di piangere di fronte alle sofferenze altrui. É egoista e non riesce ad amare e a vivere la fraternità cristiana. "I più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno «diritto» di prenderci l’anima e il cuore. Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli. Quando questo accade, quando i poveri sono come di casa, la nostra stessa fraternità cristiana riprende vita. I cristiani, infatti, vanno incontro ai poveri e ai deboli non per obbedire ad un programma ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli. Questo è il principio dell’amore di Dio e di ogni giustizia fra gli uomini"[ii]. Quando in famiglia si viene contagiati da questa malattia dell'impietrimento, si diventa duri, aggressivi e disinteressati: i genitori nei confronti dei figli, fino ad esasperarli, e i figli nei confronti dei genitori, dimenticando l’onore e il rispetto che a loro è dovuto. 
4. La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo.
La “pianificazione familiare” quando non è naturale ma imposta dall’esterno, dai Governi, è inaccettabile. È come se si volesse manipolare il disegno di Dio e annullare la coscienza dell'uomo. E “per amore di questa dignità della coscienza la Chiesa rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto”[iii] (AL 42). Nel progetto familiare, ovviamente, ci vuole responsabilità ma non si deve pianificare tutto minuziosamente come se la famiglia fosse l’ufficio di un contabile o di un commercialista. Ci vuole la sana previdenza, per assicurare il futuro ai figli, ma anche l’affidamento alla Provvidenza. La famiglia non è una macchina perfetta che deve sempre funzionare per i bisogni, a volte egoistici, delle persone.

5. La malattia del cattivo coordinamento.
Anche nella famiglia può regnare la Babele. Quando c’è confusione di ruoli; quando i membri della famiglia perdono la comunione diventano un’orchestra stonata che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando il piede dice al braccio: "non ho bisogno di te", o la mano alla testa: "comando io", causano disagio e scandalo. L’edificio familiare si costruisce giorno dopo giorno con la collaborazione di tutti i suoi membri, ciascuno svolgendo il proprio ruolo di padre, di madre o di figlio. “Non è sano che si scambino i ruoli tra genitori e figli: ciò danneggia l’adeguato processo di maturazione che i bambini hanno bisogno di compiere e nega loro un amore capace di orientarli e che li aiuti a maturare”[iv] (AL 176). Se c’è confusione di funzioni e di ruoli il meccanismo si inceppa. Per esempio, se i genitori obbediscono ai capricci dei figli, o se i figli soffrono non poche volte per i capricci dei genitori, l'edificio della famiglia si indebolisce fino a crollare di fronte alle prime difficoltà. È bene che i genitori non siano assillanti ed eccessivamente protettivi nei confronti dei figli. A volte si diventa ossessivi nell'educazione dei figli perché a tutti i costi i genitori vogliono controllare “tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare” (AL 261). I genitori e gli educatori devono avere rispetto degli «spazi” dei ragazzi e devono aiutarli nel «tempo» a maturare nella libertà responsabile e creativa.


[i] Papa Francesco, Messaggio per l’Incontro di apertura della III edizione del Festival della Famiglia a Riva del Garda, 2 dicembre 2014.
[ii] Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, 18 febbraio 2015.
[iii] Cfr. Relatio finalis , 2015, 63.
[iv] Ibid., 28.