Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 14 gennaio 2018

PAPA FRANCESCO: «PER CHIUDERE LE FRONTIERE HANNO DOVUTO CHIUDERE IL CUORE»

NO AI FONDAMENTALISMI
Francesco, con un pizzico di amara ironia, ha detto: «Noi cattolici abbiamo "l'onore"  di avere fondamentalisti tra i battezzati»


di Antonino Legname

La Rivista dei Gesuiti, «La Civiltà Cattolica», nel n. 4020, pp. 519-528, ha pubblicato la conversazione privata che il 29 novembre 2017 Papa Francesco ha avuto con i Gesuiti del Myanmar e del Bangladesh. Anzitutto il Pontefice ha richiamato l'importanza delle radici nella vita dell'uomo, perché, specialmente i giovani «se non hanno radici, vanno dove tira il vento» e non hanno futuro. Francesco ha parlato della missionarietà, che «non passa dal proselitismo», e che, invece, deve essere capace di inculturare il Vangelo; e ha spiegato che non bisogna considerare l'inculturazione come una moda, ma come «l'essenza stessa del Verbo venuto nella carne, che ha assunto la nostra cultura, la nostra lingua, la nostra carne, la nostra vita, ed è morto». In sintesi:  «L'inculturazione è farmi carico della cultura del popolo al quale sono inviato».  Anche in questa occasione Francesco ha esortato i pastori della Chiesa a guardare sempre avanti facendo tesoro dell'ispirazione del passato e sapendo affrontare le sfide del nostro tempo collocandosi «nei crocevia della storia». Il Papa chiede di valorizzare ancora di più l'apporto del Popolo di Dio, che «ci insegna virtù eroiche». Francesco insiste: «Noi pastori dobbiamo imparare dal popolo». Il pastore deve conoscere l'odore delle pecore e le pecore devono percepire che noi «emaniamo l'odore di Dio». Il Papa ha richiamato anche il rischio delle ricchezze e della vanità nella vita dei pastori. Un tema che sta molto a cuore a Francesco è quello dei migranti e dei rifugiati, costretti spesso a vivere nei centri di accoglienza che sembrano «veri campi di concentramento, carceri». E con dolore e preoccupazione il Pontefice ha denunciato la politica di chiusura delle frontiere, adottata da alcuni Paesi europei: «la cosa più dolorosa - ha evidenziato Francesco - è che per prendere questa decisione hanno dovuto chiudere il cuore».
Il Vescovo di Roma ha esortato a rendere pubbliche quelle tragedie umane che si preferisce, invece, «silenziare» per non farle arrivare nei «salotti delle nostre grandi città». E con evidente commozione il Papa ha raccontato che, durante la sua visita a Lesbo, ha incontrato un uomo, di circa trent'anni e con tre figli, che gli ha confidato: «Sono musulmano. Mia moglie era cristiana. Ci amavamo molto. Un giorno sono entrati i terroristi. Hanno visto la sua croce. Le hanno detto di togliersela. Lei ha detto di no ed è stata sgozzata davanti a me. Continuo ad amare mia moglie e i miei figli». Francesco ha poi parlato del «discernimento spirituale», criterio così importante nella formazione e nella scelta dei futuri pastori della Chiesa. Un pastore che non è capace di discernere, cioè di «riconoscere che cosa viene da Dio e che cosa viene dal cattivo spirito» non sarà un buon pastore. E Francesco ha portato l'esempio di san Pedro Claver, il quale era capace di fare discernimento e aveva capito che Dio lo voleva in mezzo agli schiavi neri, sui quali «alcuni stimati teologi discutevano se avessero o non avessero l'anima». E sul fatto che Dio a qualunque costo vuole la salvezza dei suoi figli, anche di quelli che sembrano irrecuperabili, Papa Francesco non esita a dire che «Dio è furbo» e sa come vincere l'opera del diavolo che vuole trascinare le anime dalla sua parte. Il Pontefice ha detto che, di fronte alle grandi questioni esistenziali, di fronte alla sofferenza degli innocenti, è meglio non dare risposte intellettuali, perché non servono: «Io non sono un anti-intellettuale - tiene a precisare Francesco - Bisogna studiare molto, ma la risposa intellettuale … di fronte a una madre che ha perduto il figlio, a un uomo che ha perduto la moglie, a un bambino, a un malato … in questo caso non serve». E allora cosa bisogna fare? Il Papa consiglia: «soltanto lo sguardo, il sorriso, stringere la mano, il braccio, fare una carezza … e forse a quel punto il Signore ti ispirerà una parola». Quanta saggezza in queste parole del Vescovo di Roma, che ci spingono ad avvicinarci a chi soffre e a stare vicino a chi si pone tante questioni esistenziali. Il Vescovo di Roma risponde ad una domanda sul fondamentalismo religioso: «di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici - ha detto Francesco con un pizzico di amara ironia - abbiamo "l'onore"  di avere fondamentalisti tra i battezzati», e spiega: «gli atteggiamenti fondamentalisti prendono diverse forme, ma hanno il fondo comune di sottolineare molto l'essenziale, negando l'esistenziale».