Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 23 gennaio 2018

«LE MUMMIE SPIRITUALI»


APATEISMO RELIGIOSO

Papa Francesco: «La prima forma di indifferenza è quella verso Dio»

Un giorno due giovani fidanzati si presentarono nel mio ufficio parrocchiale perché al più presto volevano convolare a nozze e celebrare il loro matrimonio in chiesa, per desiderio della fidanzata e per fare contenti i loro genitori. Entrambi erano battezzati, ma solo la ragazza era credente e anche praticante, mentre il fidanzato volle mettere subito le cose in chiaro, e mi disse con tono deciso: «Io sono un apateista!». «Cosa sei?» - gli domandai con aria apparentemente smarrita.  E lui: «Sono un apateista, cioè uno che è indifferente alle questioni religiose». E mi spiegò: «io non mi pongo neppure il problema dell'esistenza di Dio, dell'anima e di quello che ci sarà dopo la morte. Queste sono questioni irrilevanti per la mia vita pratica». A quel punto mi vennero in mente le parole del filosofo francese, Denis Diderot, in risposta a Voltaire, che lo accusava di ateismo: «Ciò che conta è non confondere la cicuta con il prezzemolo, ma credere o non credere in Dio non è affatto importante» […]. Gli uomini della nostra società secolarizzata vivono una sorta di ateismo pratico. Se si domandasse, attraverso un sondaggio: «cosa pensi di Dio?», forse tanti risponderebbero di credere in qualcosa, in una «mano divina» che ha dato inizio a tutto l'universo, ma alla fine il problema su Dio non è così importante e coinvolgente per la vita pratica […]. Papa Francesco ammette: “non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede" […]. Dio, purtroppo, continua a restare ai margini degli interessi umani! E tanti uomini oggi vivono praticamente nell'apateismo religioso.  
Il cardinale Ravasi ha detto che viviamo “in un tempo in cui domina l’apateismo, cioè l’indifferenza anche religiosa, la superficialità, la banalità e perfino la volgarità”. Il motto dell'apateista è : I don't know and I don't care: «Io non so e non mi interessa».


[…].  Per gli “apateisti” non ha senso continuare a parlare di esistenze immateriali, perché significa parlare del nulla. Dire che Dio, l'anima umana, gli angeli, sono entità spirituali, significa dire che sono nulla. Provare a pensare che queste «forme del pensiero» siano qualcosa di più del nulla si rischia di precipitare nell'abisso senza fondo dei sogni e dei fantasmi. «Sono troppo impegnato e affaccendato nelle cose che esistono - diceva Thomas Jefferson - per tormentarmi o preoccuparmi di quelle che potrebbero esistere, ma di cui non ho prova alcuna». L'apateismo è la forma peggiore di apatia proprio perché in questo caso la «mancanza di sentimenti» si rivolge a Dio, ritenuto irrilevante per la vita dell'uomo […]. Di fronte a questa posizione di radicale indifferenza e di “mancanza di sentimento” nei confronti di Dio, di primo acchito sembra veramente difficile, ma non impossibile, ogni tipo di dialogo e di argomentazione su questioni religiose o di fede. Purtroppo, esiste anche un «apateismo cristiano», quando si diventa insensibili nei confronti del prossimo. Papa Francesco definisce questi cristiani «mummie spirituali» perché sono fermi e si ostinano a non camminare sulla strada delle Beatitudini e delle Opere di misericordia: “Un cristiano che non cammina, che non fa strada, è un cristiano «non cristiano», per così dire: è un cristiano un po’ paganizzato, sta lì, sta fermo immobile, non va avanti nella vita cristiana, non fa fiorire le beatitudini nella sua vita, non fa le opere di misericordia, è fermo […]; è come fosse una «mummia spirituale», fermi lì: non fanno del male, ma non fanno del bene”. Mi vengono in mente le parole dell'Apocalisse (3,15-16): «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». Sono parole dure nei confronti di tutti “quei cristiani che non sono né freddi, né caldi: sono tiepidi. Sono acque tranquille, sempre. Al Signore che li rimprovera, costoro chiedono: «Ma perché mi rimproveri, Signore? Io non sono cattivo». «Magari fossi cattivo! - ha commentato il Papa - Questo è peggio. Sei morto»”. Il Pontefice ha fatto notare che questa può essere la situazione che si ritrova quando “il tepore entra nella Chiesa, in una comunità, in una famiglia cristiana e si sente dire: «No, no, tutto tranquillo, qui tutto bene, siamo credenti, facciamo le cose bene; quando cioè tutto è «inamidato» e «senza consistenza» e «alla prima pioggia si scioglie»”. L'apateismo è una malattia che può contagiare anche coloro che a parole dicono di credere in Dio, ma nei fatti sono tiepidi e “perdono la capacità di contemplazione, la capacità di vedere le grandi e belle cose di Dio”; sono talmente tiepidi e distratti da non accorgersi del passaggio di Dio nella loro vita […]. Nel Messaggio per la Giornata della Pace, il 1° gennaio 2016, Papa Francesco ha scritto: “La prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato. È questo uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico”.   (dal libro di Antonino Legname, La Teopsia di Francesco, vol I, pp. 299-304).