Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 27 marzo 2019

«IL CIBO NON È PROPRIETA’ PRIVATA»


IL PANE È PER TUTTI
Francesco: «Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano?».



di Antonino Legname

«Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane»; parole molto chiare e severe quelle che Papa Francesco ha pronunciato nella Catechesi del mercoledì, 27 marzo 2019, in Piazza San Pietro. In un certo senso ci dobbiamo sentire tutti sotto accusa, perché non ci è facile condividere quello che abbiamo con chi si trova nel bisogno. Come possiamo chiedere a Dio, “dacci il pane quotidiano!”, cioè il cibo, l’acqua, le medicine, la casa, il lavoro, la salute, e tutto ciò che ci è necessario per vivere, se chiudiamo il nostro cuore e le nostre mani a chi ci chiede qualcosa per vivere. Nessuno deve sentirsi autosufficiente. Non è forse vero che siamo tutti poveri, perché tutti abbiamo bisogno di qualcosa, non soltanto sul piano materiale, ma anche su quello affettivo, sul piano della salute del corpo e dello spirito? Il Pontefice mette in evidenza l’ansia e l’inquietudine di tante madri e di tanti padri che «ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l’indomani pane a sufficienza per i propri figli!». Francesco ritiene che è forte l’effetto che suscita la preghiera del Padre Nostro, e in particolare il «dacci oggi il nostro pane quotidiano», quando ci si trova nella precarietà e manca il necessario per vivere. Troppo facile, invece, è pregare il «Padre Nostro» nella sicurezza di un comodo appartamento e quando la tavola è ben imbandita. Il Papa ci ricorda che la preghiera cristiana non è rifugio intimistico e alienante ma «parte dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere». Dato che «il cibo non è proprietà privata» e tutti siamo figli dello stesso Padre celeste, «come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano?» - si domanda il Vescovo di Roma. Sarebbe una grande incoerenza ed ipocrisia, pregare il «Padre Nostro» e non credere alla «fraternità del mondo» e non pensare «ai bambini che sono in Paesi in guerra: i bambini affamati dello Yemen, i bambini affamati nella Siria, i bambini affamati in tanti Paesi dove non c’è il pane, nel Sud Sudan». E chi non avesse ancora capito che il cibo è di tutti e per tutti, il Papa spiega che esso è «provvidenza da condividere, con la grazia di Dio». In conclusione, per i cristiani «solo l’Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio che anima ogni uomo, anche nella ricerca del pane quotidiano». È bene ricordare l’insegnamento del cristianesimo delle origini a proposito della comunione e della solidarietà che genera l’Eucaristia: «come possiamo condividere il Pane celeste senza condividere il pane terrestre?».