UBI PETRUS

Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL,30,5)

19 aprile 2017

FARE UNITA' NELLA DIVERSITA' (Seconda Parte)



LA CHIESA «CASA DELL'ARMONIA»
" L'originalità cristiana non è uniformità"
(Seconda parte)



di Antonino Legname

 
In tante occasioni Papa Francesco ha detto che l'unità non deve trasformarsi in uniformità, ma in <armonia>. Sappiamo che non è sempre facile armonizzare le diverse voci di un coro, o accordare i diversi strumenti musicali, senza un bravo direttore d'orchestra. Lo Spirito Santo è Colui che armonizza la diversità, la pluralità, la molteplicità dei carismi e dei doni che ci sono nella Chiesa. Lo Spirito Santo è il motore dell’unità della Chiesa – ha detto il Papa - “la nostra unità non è primariamente frutto del nostro consenso, o della democrazia dentro la Chiesa, o del nostro sforzo di andare d’accordo, ma viene da Lui che fa l’unità nella diversità, perché lo Spirito Santo è armonia, sempre fa l'armonia nella Chiesa”[1]. La Chiesa Cattolica deve essere la “Casa dell’armonia”, “dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme per essere ricchezza”[2]. Così come in una sinfonia si accordano e si armonizzano diversi strumenti musicali che suonano insieme in armonia, senza perdere la loro peculiare caratteristica e il loro timbro, grazie alla bravura del direttore d’orchestra, così anche nella Chiesa, è lo Spirito Santo che dirige ed armonizza la varietà dei diversi carismi; “non siamo tutti uguali e non dobbiamo essere tutti uguali - ha spiegato il Papa - Tutti siamo diversi, differenti, ognuno con le proprie qualità. E questo è il bello della Chiesa: ognuno porta il suo, quello che Dio gli ha dato, per arricchire gli altri”[3] ed esorta a vivere in armonia nella comunità cristiana, cercando di evitare le chiacchiere che fanno litigare e dividono. “Accettiamo l’altro, accettiamo che vi sia una giusta varietà, che questo sia differente, che questo la pensa in un modo o nell’altro – ma nella stessa fede si può pensare diversamente – o tendiamo ad uniformare tutto? Ma l'uniformità uccide la vita. La vita della Chiesa è varietà, e quando vogliamo mettere questa uniformità su tutti uccidiamo i doni dello Spirito Santo”[4].
Per far agire lo Spirito Santo occorre evitare due rischi: da una parte la chiusura nei particolarismi e negli esclusivismi di gruppo, che portano alla divisione; e dall'altra parte la pretesa di costruire l'unità secondo progetti e calcoli umani, cosa che porta all'uniformità e all'omologazione. “L'originalità cristiana – ha detto Papa Francesco – non è uniformità. Prende ciascuno com'è, con la sua personalità, con le sue caratteristiche, con la sua cultura e lo lascia con quello, perché è una ricchezza”[5]. Oggi c'è la tendenza a voler uniformare la pastorale a livello diocesano e parrocchiale, a voler trasformare le parrocchie in fotocopie, mortificando la creatività e l'originalità dei pastori e dei laici. Quando nella Chiesa si vuole fare uniformità – ha detto il Papa – si fa lo stesso errore di quella donna che per salare tutte le pietanze allo stesso modo, “butta troppo sale e si sente soltanto il gusto del sale e non il gusto di quel pasto saporito con il sale”[6]. Ogni pietanza è gustosa quando non si sente il sapore del sale, perché viene condita con una quantità diversa e appropriata di sale. Mettere la stessa quantità di sale, in maniera indiscriminata, in tutte le pietanze rischia di guastare il cibo e di renderlo disgustoso: “quando il sale si usa bene, non si sente il gusto del sale, il sapore del sale … Non si sente! Si sente il sapore di ogni pasto: il sale aiuta che il sapore di quel pasto sia più buono, sia più conservato ma più buono, più saporito. Questa è la originalità cristiana!”[7]. Nella pastorale della Chiesa dovrebbe essere rispettato di più il principio della “fedeltà creativa” ed evitare da una parte l’appiattimento della vita pastorale e dall'altra l'arbitrarietà pastorale che mette a rischio l'unità e la comunione ecclesiale. Ma la comunione ecclesiale non si realizza con l'uniformità livellante delle idee e delle esperienze pastorali. Occorre fare unità nella diversità e non favorire la “pastorale delle fotocopie”. “La Chiesa non è mai uniformità, ma diversità che si armonizzano nell’unità e questo vale in ogni realtà ecclesiale”[8]. E coniando un neologismo, Papa Francesco ha detto che nella Chiesa non si deve essere “uniformisti”, cioè non si può pretendere di “uniformare tutto, per essere tutti uguali”; l’uniformità va di pari passo con la rigidità e quando l’atteggiamento diventa rigido allontana dalla Chiesa. Grazie a Dio, dice Francesco, non siamo tutti uguali, “altrimenti sarebbe un inferno”[9].
A volte, purtroppo, invece di favorire il decentramento pastorale, nel rispetto del principio di sussidiarietà, si preferisce l'accentramento, attraverso l'omologazione di tutte le esperienze pastorali. Non è sempre un bene nella Chiesa, sia livello locale che  universale, voler pianificare e programmare tutto attraverso una quantità incalcolabile di documenti dottrinali e normativi così da non lasciare spazio alla libertà responsabile e creativa degli operatori pastorali. E anche il ruolo dei vescovi, a volte, si riduce a quello di sorveglianti e garanti del rispetto degli Orientamenti delle Conferenze Episcopali. Papa Bergoglio ritiene che la missione del vescovo non debba essere solo quella del “vigilare” e del “controllare”, fare da “sentinella” per dare l'allarme quando avverte un pericolo imminente; il vescovo deve saper “vegliare”; questo atteggiamento del vescovo che “veglia” – spiega Bergoglio – richiede spirito di sopportazione, di mansuetudine, di  pazienza e di carità. Chi veglia è sostenuto dalla speranza del Padre misericordioso che lascia al figlio la libertà di fare il proprio cammino, anche se sbagliato, ed è sempre pronto a fare Festa e abbracciare il figlio quando decide di tornare a casa[10].
La Chiesa, “Popolo di Dio”, non si identifica con la gerarchia ecclesiastica. In linea di principio tutti accettano questa definizione di Chiesa, insegnata dal Concilio Vaticano II, ma in pratica, nelle Comunità cristiane, c'è sempre la tendenza ad organizzare e a programare in modo tale che tutto ruoti attorno al clero. I fedeli laici-cristiani, ancora oggi, hanno praticamente un ruolo molto marginale e ausiliare nella pastorale. Sappiamo che in tanti campi della pastorale, i laici hanno e potrebbero avere competenze specifiche e potrebbero occupare spazi e ruoli di responsabilità che oggi sono ancora occupati da preti o da vescovi. Quando un prete e un vescovo svolgono ruoli e compiti non propri e che potrebbero essere svolti, anche meglio, dai laici cristiani, si caricano di pesi e di responsabilità che esulano dalla loro specifica e peculiare missione di evangelizzazione. In ogni caso è chiaro  il monito di Papa Francesco: per evitare il conflitto tra le tante e diverse realtà ecclesiali è indispensabile camminare insieme, “guidati dai Pastori”, che hanno lo speciale carisma e ministero di promuovere e garantire l'ecclesialità di ogni singolo cristiano, e di ogni comunità o movimento, perché viva e operi nella Chiesa e con la Chiesa. Non sono ammessi cammini paralleli su strade pericolose e avventurose che portano a sfasare la sana Dottrina e a rinnegare la guida del Magistero della Chiesa[11].


[1]     Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, 25 settembre 2013.
[2]     Ibidem, 9 ottobre 2013.
[3]     Ibidem.
[4]     Ibidem.
[5]     Papa Francesco, Omelia della Messa nella Cappella della Casa di Santa Marta in Vaticano, 23 maggio 2013.
[6]     Ibidem.
[7]     Ibidem.
[8]     Papa Francesco, Discorso all’Episcopato brasiliano, nell’arcivescovado di Rio de Janeiro, 27 luglio 2013.
[9]     Papa Francesco, Omelia della Messa nella Cappella della Casa di Santa Marta in Vaticano, 5 giugno 2014.
[10]    Papa Francesco - Jorge Mario Bergoglio, In Lui solo la speranza, Jaca Book, Milano 2013, pp. 34-35.
[11]    Cfr. Papa Francesco, Omelia della Messa di Pentecoste, 19 maggio 2013.

18 aprile 2017

FARE UNITA' NELLA DIVERSITA' (Prima parte)



QUANDO LA «CONFUSIONE» VIENE IDEOLOGIZZATA!





di Antonino Legname

Durante l'omelia della Messa del Crisma di quest'anno (13 aprile 2017), Papa Francesco ha esortato a non separare le «tre grazie del Vangelo»: “la sua Verità – non negoziabile –, la sua Misericordia – incondizionata con tutti i peccatori – e la sua Gioia – intima e inclusiva –. Verità, Misericordia e Gioia: tutte e tre insieme”. Ma non possiamo negare che da più parti e a diversi livelli si vuole affermare l'una senza coniugarla con le altre. Risuona come un mantra la preoccupazione di alcuni cattolici che lamentano: «quanta confusione c'è nella Chiesa di oggi!». Sono convinto che il più delle volte si tratti di una «confusione ideologizzata», ossia di un pretesto, in alcuni casi, per attaccare il magistero di Papa Francesco. La gente semplice del Popolo di Dio non avverte e non è interessata a certe diatribe pseudo teologiche e ideologiche che tanto male hanno fatto alla Chiesa nel corso dei secoli e tanto male fanno oggi al Popolo di Dio. “Ma come avremo l'unità fra tutti i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici?”, si domandava Papa Francesco all'inizio del suo pontificato, in occasione dell’Udienza Generale del 19 giugno 2103. La vera Chiesa, quella voluta da Gesù di Nazaret, non è evanescente, ma purtroppo a volte viene resa invisibile e profondamente nascosta dalle manovre di alcuni uomini di chiesa, o meglio di “carriera”, che  invece di ri-velare, velano il volto materno e misericordioso della Sposa di Cristo. Quando mi capita di leggere o di ascoltare la Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, mi viene subito in mente il quadro ecclesiale di oggi: il rischio di dividere l'unica Chiesa di Cristo in partiti o lobby, ciascuno dei quali pensa di avere ragione e di poter imporre a tutti la propria idea di Chiesa. Quando si affermano gli schieramenti di parte: il partito di Paolo, quello di Apollo o di Cefa, quello di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, di Francesco, o quella di Kiko, di Chiara Lubich, di don Giussani, ecc. ecc., la vera Chiesa di Cristo si frantuma e scompare; perché invece di seguire la Parola di Dio, che si pone al di sopra di tutti, si preferisce dare ascolto alle tante opinioni umane. Nella Chiesa è sempre reale il pericolo della disgregazione dell’unica Sposa di Cristo in tanti gruppi e movimenti ecclesiali, che ruotano attorno ai propri maestri e ai propri leader o predicatori, tradizionalisti o progressisti. Ma a volte c'è il rischio di scambiare la Chiesa  per un club di amici, che amano vivere insieme attorno ad un programma comune, che vada bene a tutti. Un programma che può essere modificato, adattato e aggiornato tutte le volte che si vuole, perché possa meglio rispondere alle esigenze e ai gusti degli associati. Se la Chiesa fosse riducibile ad una società che si autogestisce, allora sarebbe legittimo migliorarla e rinnovarla così da renderla più confortevole per tutti i suoi membri. In questo caso sarebbe utilizzato il meccanismo della votazione e la maggioranza avrebbe il diritto di decidere ciò che è meglio fare. Ma la Chiesa non si identifica con un partito, né con un’associazione benefica, né con una ong, e la verità della fede non può essere un programma modificabile ad uso e consumo degli iscritti, come avviene in un partito o dentro un gruppo organizzato. Ci sono dei valori e dei diritti dell'essere umano che non sono negoziabili e non c'è maggioranza o governo che possa decidere di cambiarli o di modificarli. Anche se un popolo intero decidesse qualcosa che va contro la dignità della persona umana, ciò rimane ugualmente ingiusto e riprovevole. Bisogna lavorare molto per l'armonia all'interno della stessa Chiesa cattolica, costellata da una gran quantità di Gruppi, di Movimenti, di Associazioni, e di Aggregazioni varie, che sono un grande dono dello Spirito e arricchiscono la Chiesa di carismi, ma che a volte si muovono e agiscono con assoluta autonomia e chiusura, assolutizzando forme ed esperienze ecclesiali troppo personalistiche. Parlando in generale dei Movimenti nella Chiesa, Papa Francesco ha detto che “sono necessari” e sono una “grazia dello Spirito”, purché abbiano lo “spirito della Chiesa”. Non si può impedire allo Spirito Santo di fare nella Chiesa quello che vuole, perché sarà Lui stesso a fare il lavoro dell’armonia. E allora - ha consigliato il Pontefice - “ognuno cerchi il proprio movimento secondo il proprio carisma, dove lo porta lo Spirito”[1]. Nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, al n. 29, il Papa ricorda che le comunità di base, piccole o grandi, i movimenti e tutte le altre forme di associazionismo ecclesiale, “sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e settori”. Bisogna riconoscere che “molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacità di dialogo con il mondo che rinnovano la Chiesa”. Ma devono evitare il rischio di isolarsi e di perdere il contatto con la parrocchia del luogo; occorre, invece, che “si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa particolare” affinché non si trasformino in “nomadi senza radici”[2]. Un antidoto efficace contro la tanto paventata «confusione» ecclesiale di oggi è quello di impegnarsi a conoscere meglio e integralmente, senza pregiudizi ideologici, l'illuminato e profondo magistero di Papa Francesco.


[1]     Papa Francesco, Conferenza Stampa durante il volo di ritorno dalla XXIII GMG di Rio de Janeiro, 28 luglio 2013.
[2]     Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 29; cfr. anche il n. 105: “E’ necessario, tuttavia, rendere più stabile la partecipazione di queste aggregazioni all’interno della pastorale d’insieme della Chiesa”.

17 aprile 2017

PAPA FRANCESCO PREGA IL REGINA COELI IL LUNEDI DELL'ANGELO




PAPA FRANCESCO 
PREGA IL REGINA COELI

in Piazza San Pietro
Lunedì dell'Angelo, 17 aprile 2017


«Cogliete ogni buona occasione per essere testimoni della pace del Signore risorto»

di Antonino Legname



Oggi, Lunedì dell'Angelo, Papa Francesco, durante la preghiera del Regina Coeli, in Piazza San Pietro, ha ricordato che le donne, quando si recarono al sepolcro, ricevettero dall'Angelo l'invito ad andare in fretta a dire ai discepoli che il Signore era risuscitato dai morti. Questo messaggio di gioia e di speranza deve essere annunciato, con una certa fretta, anche agli uomini e alle donne del nostro tempo. - ha detto il Papa - ricordando che ormai «l'ultima parola non è più della morte, ma della vita. E questa è la nostra certezza». La risurrezione di Cristo è l'evento nuovo della storia e del cosmo, che deve spingere gli uomini e le donne di oggi a gesti di concreta solidarietà e di solidale accoglienza. «Si tratta di segni comuni e umani - ha detto il Papa - ma che, sostenuti e animati dalla fede nel Signore Risorto, acquistano un’efficacia ben superiore alle nostre capacità». Cristo vivo continua ancora oggi la sua opera di riscatto delle miserie umane attraverso lo Spirito Santo. Egli «raggiunge ogni cuore umano e ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente». Il Papa invoca l'aiuto di Maria affinché, tra le vicenda del mondo, ci renda «segni limpidi di Cristo risorto» e sostegno consolante a quanti sono nella tribolazione. E chiede l'intercessione di Maria «in modo particolare per le comunità cristiane perseguitate e oppresse che sono oggi, in tante parti del mondo, chiamate a una più difficile e coraggiosa testimonianza». Subito dopo il Regina Caeli, il Papa augura a tutti «di trascorrere nella serenità questi giorni dell’Ottava di Pasqua, in cui si prolunga la gioia della Risurrezione di Cristo», ed invita a saper «cogliete ogni buona occasione per essere testimoni della pace del Signore risorto».

14 aprile 2017

PAPA FRANCESCO PREGA CON GLI OCCHI ABBASSATI DI VERGOGNA PER TANTO MALE CHE C'E' NEL MONDO E CON IL CUORE PIENO DI SPERANZA

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Palatino
Venerdì Santo, 14 aprile 2017






O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo.
O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi.
O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato.
O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore.
O Cristo morto e seppellito, tu che sei il Dio della vita e dell’esistenza.
O Cristo, nostro unico Salvatore, torniamo a Te anche quest’anno con gli occhi abbassati di vergogna e con il cuore pieno di speranza:
Di vergogna per tutte le immagini di devastazioni, di distruzioni e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita;
Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato di donne, di bambini, di immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te;
Vergogna per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati, scappando da codardi dalle nostre responsabilità;
Vergogna per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie; per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare; per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelle dell’altrui; per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene;
Vergogna per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa; e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità, lasciando arrugginire il nostro cuore e la nostra consacrazione.
Tanta vergogna Signore ma il nostro cuore è nostalgioso anche della speranza fiduciosa che tu non ci tratti secondo i nostri meriti ma unicamente secondo l’abbondanza della tua Misericordia; che i nostri tradimenti non fanno venir meno l’immensità del tuo amore; che il tuo cuore, materno e paterno, non ci dimentica per la durezza delle nostre viscere;


La speranza sicura che i nostri nomi sono incisi nel tuo cuore e che siamo collocati nella pupilla dei tuoi occhi;
La speranza che la tua Croce trasforma i nostri cuori induriti in cuore di carne capaci di sognare, di perdonare e di amare; trasforma questa notte tenebrosa della tua croce in alba folgorante della tua Risurrezione;
La speranza che la tua fedeltà non si basa sulla nostra;
La speranza che la schiera di uomini e donne fedeli alla tua Croce continua e continuerà a vivere fedele come il lievito che da sapore e come la luce che apre nuove orizzonti nel corpo della nostra umanità ferita;
La speranza che la tua Chiesa cercherà di essere la voce che grida nel deserto dell’umanità per preparare la strada del tuo ritorno trionfale, quando verrai a giudicare i vivi e i morti;
La speranza che il bene vincerà nonostante la sua apparente sconfitta!
O Signore Gesù, Figlio di Dio, vittima innocente del nostro riscatto, dinanzi al tuo vessillo regale, al tuo mistero di morte e di gloria, dinanzi al tuo patibolo, ci inginocchiamo, invergognati e speranzosi, e ti chiediamo di lavarci nel lavacro del sangue e dell’acqua che uscirono dal tuo Cuore squarciato; di perdonare i nostri peccati e le nostre colpe;
Ti chiediamo di ricordarti dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra;
Ti chiediamo di spezzare le catene che ci tengono prigionieri nel nostro egoismo, nella nostra cecità volontaria e nella vanità dei nostri calcoli mondani.
O Cristo, ti chiediamo di insegnarci a non vergognarci mai della tua Croce, a non strumentalizzarla ma di onorarla e di adorarla, perché con essa Tu ci hai manifestato la mostruosità dei nostri peccati, la grandezza del tuo amore, l’ingiustizia dei nostri giudizi e la potenza della tua misericordia. Amen

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