Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 1 ottobre 2017

I GIOVANI DEVONO COLTIVARE «UNA SANA E UMANA UTOPIA»

I CANTIERI DELLA SPERANZA
Francesco: «Sogno un’Europa “universitaria e madre”»



di Antonino Legname

«Quanto sarebbe bello che le aule delle università fossero cantieri di speranza, officine dove si lavora a un futuro migliore, dove si impara a essere responsabili di sé e del mondo!» - ha detto Papa Francesco il 1° ottobre 2017, nel suo Discorso agli Studenti e al Mondo Accademico di Bologna. Il Pontefice ha spiegato che la parola universitas <contiene l’idea del tutto e quella della comunità> ed ha ricordato che l'università, per sua natura, ha un carattere universale, deve aiutare gli studenti a non aver paura dell'inclusione e a «sognare in grande»; i giovani non devono accontentarsi di «piccoli sogni». Bisogna imparare a coltivare con coraggio una «sana e umana utopia» che faccia sognare l'avvento di un «nuovo umanesimo europeo». Francesco ha ricordato che i giovani devono «sognare ad occhi aperti» spinti da due ideali: uno “verticale”, nella consapevolezza che «non si può vivere davvero senza elevare l’animo alla conoscenza, senza il desiderio di puntare verso l’alto; e l’altro “orizzontale”: la ricerca va fatta insieme, stimolando e condividendo buoni interessi comuni». Il Vescovo di Roma ha dato ai giovani una chiave per riuscire negli studi: «la ricerca del bene». Senza l'amore, i tesori della conoscenza e i diritti degli uomini e dei popoli mancherebbero di quell'ingrediente importante che dà sapore a tutto. Il Papa cita San Domenico, il quale, ad uno scolaro che gli chiedeva dove avesse studiato e imparato così bene la Sacra Scrittura, rispose: «Ho studiato nel libro della carità più che in altri; questo libro infatti insegna ogni cosa». Francesco ha proposto tre diritti che occorre promuovere e difendere nella società: il Diritto alla cultura, il diritto alla speranza, il diritto alla pace. Tali diritti oggi non sono così scontati. Viviamo in un mondo dove i modelli culturali che spesso vengono presentati ai giovani sono «condizionati da modelli di vita banali ed effimeri, che spingono a perseguire il successo a basso costo, screditando il sacrificio, inculcando l’idea che lo studio non serve se non dà subito qualcosa di concreto». C'è la tendenza a finalizzare lo studio al profitto economico redditizio ed immediato. Francesco ha detto ai giovani universitari che il loro compito è quello di «rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione». E li ha invitati a lottare «contro una pseudocultura che riduce l’uomo a scarto, la ricerca a interesse e la scienza a tecnica». E in merito al diritto alla speranza, il Papa ha spiegato che questo «è il diritto a non essere invasi quotidianamente dalla retorica della paura e dell’odio». Purtroppo, al giorno d'oggi siamo sommersi dal dilagante e inquietante fenomeno delle false notizie o delle frasi impregnate di populismo, che mortificano il diritto alla speranza. C'è un limite a tutto - ha detto il Papa - ci deve essere un «limite ragionevole alla cronaca nera, perché anche la “cronaca bianca”, spesso taciuta, abbia voce». E infine, c'è anche il diritto alla pace, «come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza». Francesco ha ribadito con forza «mai più la guerra, mai più contro gli altri, mai più senza gli altri!». È molto bella e ricca di speranza la conclusione di Francesco: «Sogno un’Europa “universitaria e madre” che, memore della sua cultura, infonda speranza ai figli e sia strumento di pace per il mondo».