Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 11 aprile 2017

IL PUNTO DI VISTA DEL CARDINALE BURKE SU ALCUNE QUESTIONI DELLA CHIESA DI OGGI



UN CARDINALE 
TRA RESISTENZA E RESA!?

Sulla “minaccia” di una correzione formale al Papa, Burke avverte: «Prima di fare questo passo mi rivolgerei ancora una volta al Santo Padre».


Cardinale Raymond Leo Burke


di Antonino Legname


Il 10 aprile 2017 su InfoVaticana è stata pubblicata la lunga intervista che il cardinale Raymond Leo Burke ha concesso a Gabriel Ariza. Il porporato ha affrontato, dal suo punto di vista, diverse questioni di grande attualità: i famosi «dubia», la possibile correzione formale al Papa, la crisi dell'Ordine di Malta e la misteriosa donazione milionaria, i primi mesi di Trump e altre problematiche.
Alla domanda: "qual è la ragione principale che ha spinto voi, quattro cardinali, a rendere pubblici i «dubia»"? Burke risponde: «Perché c'è troppa confusione nella Chiesa rispetto a certe questioni fondamentali che interessano l'ideale morale intrinseco, in merito alla santa comunione e alla disposizione corretta per riceverla e in riferimento alla indissolubilità del matrimonio. C'è molta confusione. Anzitutto chiediamo al Santo Padre che, per favore, dia chiarimenti a queste domande fondamentali».
Burke riferisce che molta gente si rivolge ai quattro cardinali chiedendo loro: «perché non fate il vostro dovere e insegnate chiaramente su questi temi?». Il porporato risponde che stanno cercando di fare qualcosa perché la gente capisca e lo stanno facendo nel miglior modo possibile; e stanno aspettando di ricevere dal Santo Padre la direzione, di cui la Chiesa ha bisogno ora. Burke evidenzia che oggi «c'è una pericolosa confusione e dalla confusione vengono le divisioni. Sacerdoti contro sacerdoti, e disaccordi con altri membri della Chiesa sulla questione di come ricevere i sacramenti se uno vive in una unione fuori dal matrimonio, o in un matrimonio che non è valido». E lamenta che purtroppo ci sono disaccordi anche tra vescovi e «questo non dovrebbe succedere … non è un bene per la Chiesa».
"Perché hanno firmato i dubia solo quattro cardinali?" - domanda il giornalista. E Burke risponde che ci sono più di quattro cardinali che appoggiano i dubia, ma per diverse ragioni non vogliono dirlo pubblicamente. E aggiunge: «I quattro cardinali, che abbiamo firmato i dubia, sapevamo che sarebbe stato un duro lavoro avere l'appoggio di un certo numero di cardinali; noi quattro sapevamo che dovevamo fare questo e così lo abbiamo fatto … E contiamo sull'appoggio privato degli altri cardinali».
Alla domanda puntuale dell'intervistatore: “Cosa direbbe a coloro che dicono che sta sfidando il Papa?”. Burke risponde: «Non c'è sfida nei confronti del Papa. Di fatto, presentare i dubia al Papa è una pratica molto antica nella Chiesa e i documenti firmati mostrano rispetto per il Papa che è stato incaricato di guidare la Chiesa in un momento critico, in un tempo di confusione e anche di errore». Il porporato ribadisce che leggendo i dubia si può capire che i quattro cardinali sono molto rispettosi e non accusano il Santo Padre di niente; soltanto gli chiedono, per il bene della Chiesa, di fare chiarezza su questi temi.
Nella storia della Chiesa ci sono stati casi di correzione formale e Burke fa l'esempio di Papa Giovanni XXII, il quale stava insegnando erroneamente sulla visione beatifica e alcuni vescovi e teologi glielo dissero. All'inizio il papa fece resistenza nel correggersi, ma prima di morire ritrattò quello che aveva detto dicendo che era un errore. E ci sono altri casi similari nella storia della Chiesa - ricorda Burke - come per esempio «le grandi questioni pratiche che si riferiscono all'Amministrazione dei Beni temporali; i cardinali andarono dal Santo Padre e gli dissero: “a nostro giudizio non sta amministrando bene i Beni della Chiesa”; e dopo il Papa rettificò».
E a proposito di una possibile correzione pubblica formale a Papa Francesco, il cardinale Burke dichiara: «Questo ancora non è chiaro. Prima di fare questo passo, mi rivolgerei ancora una volta personalmente al Santo Padre per dirgli: “Santo Padre, il problema è così grave che dobbiamo correggerlo”. E confido che il Santo Padre risponderà in quel momento». Burke, però, non si sente di dare una data precisa per un eventuale atto formale di correzione. E alla domanda, se dopo aver pubblicato i dubia ha avuto contatti con il Papa, il porporato risponde: «No, mai ho parlato con Lui dei dubia».
E in merito alla crisi nell'Ordine di Malta, il cardinale Burke ha riferito che lui per il momento è completamente fuori da qualsiasi implicazione nell'Ordine di Malta, pur mantenendo il titolo di cardinale Patrono: «il Papa ha lasciato chiaramente intendere che l'unica persona che può trattare questioni dell'Ordine di Malta, nel nome del Santo Padre, è l'arcivescovo Becciu». Al più presto si dovrebbe avere una elezione del nuovo Gran Maestro, e Burke si augura che il nuovo eletto possa cominciare a risolvere le cose e possa condurre l'Ordine nella giusta direzione. «Il Santo Padre - confida Burke - nella lettera del 1° dicembre dell'anno passato mi ha chiarito le preoccupazioni molto serie che ha con l'Ordine di Malta, e queste preoccupazioni, a mio giudizio, sono chiaramente giustificate, e il nuovo leader dovrà affrontarle». Tra queste preoccupazioni c'è anche quella che riguarda la presenza di membri massoni nell'Ordine di Malta. Burke riferisce che su questo punto il Papa è stato molto chiaro e gli ha detto: «Ci sono persone che si ostinano nella loro appartenenza alla massoneria e che i membri della massoneria devono essere espulsi».   
Nell'intervista si parla anche di una donazione milionaria che ha ricevuto l'Ordine di Malta. Il cardinale Burke dice che «non si sa chiaramente chi sia il benefattore, qual è la natura esatta della stessa donazione, come viene amministrata, e questo non va bene … Queste cose devono essere chiarite». Il porporato non esita a dire che ci sono aspetti della vicenda della donazione che sono strani e per certi versi sospetti.
“Dopo la nomina di Becciu qual è il suo ruolo nell'organizzazione dell'Ordine di Malta?”. Il Cardinale risponde: «in questo momento non ho alcun ruolo. Mantengo un titolo, ma non ho alcuna funzione … Rispetto la decisione del Santo Padre e in questo momento non ho nulla a che vedere con l'Ordine di Malta».
Burke non fa mistero nel dire che lo sviluppo della vicenda dell'Ordine di Malta è così strano che gli risulta difficile comprendere quale fosse il vero obiettivo finale di questa crisi. E spiega: «una cosa è chiara ed è che la riammissione del Gran Cancelliere era un obiettivo principale; ma che questo avrebbe dovuto implicare la mia destituzione come Cardinale Patrono, non lo so …».
E alla domanda secca del giornalista: “Qual è la sua relazione con il Santo Padre?”, il cardinale risponde: «Non ho più parlato con lui dalla riunione di novembre [dello scorso anno]… e non mi ha concesso un'udienza», pur avendola chiesta. Neppure in mezzo alla crisi dell'Ordine di Malta, Burke ha avuto l'opportunità di parlare con il Papa.
E a proposito dei primi passi compiuti dal Presidente Trump, il cardinale si è detto ottimista e crede che il nuovo Presidente degli Stati Uniti sia determinato nel compiere il mandato che ha ricevuto da parte della popolazione americana. «Non sarà molto facile, ha detto Burke, perché esistono forze che si oppongono a lui».
“E il Vaticano? Sta costruendo ponti con l'amministrazione Trump o al contrario sta interponendo un muro?” - domanda il giornalista. Il porporato risponde che su questo aspetto non sa dire nulla perché non ha alcuna comunicazione con la Segreteria di Stato. E aggiunge una critica: «Devo dire che trovo l'Osservatore Romano, il giornale ufficiale del Vaticano, molto negativo sul presidente Trump, e non credo che questo aiuti».
E il cardinale Burke dice la sua anche sulle recenti dichiarazioni del Padre Generale della Compagnia di Gesù, Arturo Sosa Abascal, in merito alla attendibilità degli Evangelisti. Il porporato dichiara: «È completamente erroneo, di fatto mi sembra incredibile che possa fare questo tipo di dichiarazioni, che necessitano di essere corrette. Ci sono persone che devono studiarlo e correggerlo. Non è ragionevole pensare che le parole degli Evangelisti, che dopo centinaia di anni di studi sono comprese come parole dirette di Nostro Signore, ora non sono più le parole di Cristo perché all'epoca non c'era un registratore. Non lo capisco! … È un grave errore che deve essere corretto».
“E chi dovrebbe correggerlo?”. Burke risponde: «la Congregazione per la Dottrina della Fede è l'organo per proteggere la fede e la morale».
E a proposito di Vatileaks, e delle fughe di notizie, si fa presente al cardinale Burke che la Santa Sede ha mille appartamenti a Roma: “crede che sia ancora credibile il messaggio evangelico quando la Chiesa è la maggiore proprietaria terriera della «caput mundi»?”. Il porporato risponde che non affetta la credibilità della Chiesa il fatto di essere proprietaria di terra, ma il modo in cui si amministra questa terra. «Di fatto - spiega Burke - avendo tutte queste proprietà, la Chiesa potrebbe usarle per fini buoni, ma l'amministrazione deve essere rigorosa e regolamentata dalla legge della Chiesa». E aggiunge: «non sto dicendo che non lo sia, ma che l'unico scandalo sarebbe se in qualche maniera queste proprietà non vengono amministrate correttamente».
L'intervista tocca anche alcuni cambiamenti nella diplomazia vaticana e viene ricordato a Burke che è stato dato trattamento di «consorte» all'amante omosessuale del presidente del Lussemburgo. In riferimento a questa particolare situazione, il cardinale risponde che occorre fare qualcosa per affrontare l'immagine pubblica che si da con questi atti. E ricorda che nel passato la Santa Sede semplicemente, in una maniera molto discreta e rispettosa, non permetteva certe cose; e dobbiamo tornare a questo. Perché se si permettono apertamente, si dà l'impressione che ora la Santa Sede approva queste situazioni, quindi questo deve essere chiarito». Burke ritiene che si debba fare più attenzione ai termini e alle condizioni per scegliere coloro che vengono ufficialmente invitati in Vaticano e a parlare nelle conferenze della Santa Sede. E spiega: «non capisco come possano essere invitati a queste conferenze persone che hanno apertamente sfidato la Chiesa e i suoi insegnamenti». Come per esempio Paul Ehlrich. 
Nell'intervista si affronta anche la questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X e della decisione di Papa Francesco di concedere ai sacerdoti di questa Società la giurisdizione della Chiesa Cattolica romana quando celebrano i matrimoni. Burke dice che sarebbe una bella notizia e un modo efficace per la riconciliazione riconoscere questa Fraternità come Prelatura personale. Ovviamente per una riconciliazione piena occorre fare chiarezza su alcuni punti e assicurarsi che ci sia una comprensione comune e siano superati tutti i dubbi che nel passato la Fraternità ha avuto in merito alla Chiesa, alla Santa Sede e alla direzione della Chiesa Cattolica.
L'ultimo argomento trattato nell'intervista riguarda la speranza per la famiglia e la Chiesa. Si affronta la questione dell'Islam e la teoria del gender. «Queste sono le due grandi minacce di oggi - sostiene Burke - e ho una convinzione molto forte sul fatto che uno dei modi principali per affrontarle è l'educazione e dobbiamo assicurarci che nelle nostre scuole e nelle nostre università si insegni la verità». Il cardinale è critico nei confronti dell'Islam perché «la figura di Allah nel Corano e negli altri scritti islamici è completamente diversa dal Dio della fede giudeo-cristiana».
In conclusione, il consiglio che il cardinale Burke dà alle famiglie cattoliche è anzitutto quello di fare della preghiera, specialmente nella Santa Eucaristia e nella Confessione, il centro della vita familiare. Inoltre, rivolge un invito ai genitori: «fate molta attenzione per educare i vostri figli nell'insegnamento della Chiesa e nella legge morale». E infine, consiglia di lavorare insieme alle altre famiglie: «per incoraggiarvi a vicenda e per trasformarvi nella grande forza del mondo».

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