Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

sabato 22 aprile 2017

PAPA FRANCESCO CON LA COMUNITA' DI SANT'EGIDIO PER RICORDARE I MARTIRI DI IERI E DI OGGI

PAPA FRANCESCO 
PRESIEDE LA LITURGIA DELLA PAROLA 
CON LA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO,
NELLA BASILICA DI SAN BARTOLOMEO 

ALL'ISOLA TIBERINA A ROMA ,  
IN MEMORIA DEI “NUOVI MARTIRI” 
DEL XX E XXI SECOLO

 "I campi di rifugiati – tanti – sono di concentramento, 
per la folla di gente che è lasciata lì"

Papa Francesco a Lesbo





di Antonino Legname


Il 22 aprile 2017, durante la Liturgia della Parola con la Comunità di Sant'Egidio a Roma, Papa Francesco nell'Omelia ha ricordato che la Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina è un luogo "dove la storia antica del martirio si unisce alla memoria dei nuovi martiri, dei tanti cristiani uccisi dalle folli ideologie del secolo scorso – e anche oggi – e uccisi solo perché discepoli di Gesù". Ricordare l'eroismo dei testimoni della fede di tutti i tempi - ha detto Francesco -  "ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri". Ma chi sono i martiri?  Il Pontefice spiega che i martiri sono coloro che, come ci ricorda il Libro dell’Apocalisse, «vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (7,17). "Essi hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza". Ma non bisogna dimenticare - ha detto il Papa - che "ci sono anche tanti martiri nascosti, quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve". Ma cosa c'è alla base di ogni persecuzione? Francesco individua nell'odio del principe di questo mondo la causa principale di tanta avversione e violenza verso i cristiani. E ricorda le parole di Gesù: “Non spaventatevi! Il mondo vi odierà; ma sappiate che prima di voi ha odiato me”. La Chiesa di oggi ha bisogno di martiri, cioè di testimoni credibili, di santi della vita ordinaria, "perché - ha spiegato il Papa -  la Chiesa la portano avanti i santi". Non solo i santi di tutti i giorni ma anche coloro che accettano con coraggio il martirio cruento, anche a costo della stessa vita."Tutti costoro - ha detto Francesco - sono il sangue vivo della Chiesa. Sono i testimoni che portano avanti la Chiesa; quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, e lo attestano con la coerenza di vita e con la forza dello Spirito Santo che hanno ricevuto in dono". E' particolarmente struggente il racconto di Papa Francesco in merito ad una sua esperienza vissuta durante il viaggio a Lesbo: "Una donna. Non so il nome. Ma lei ci guarda dal cielo. Ero a Lesbo, salutavo i rifugiati e ho trovato un uomo trentenne, con tre bambini. Mi ha guardato e mi ha detto: <<Padre, io sono musulmano. Mia moglie era cristiana. Nel nostro Paese sono venuti i terroristi, ci hanno guardato e ci hanno chiesto la religione e hanno visto lei con il crocifisso, e le hanno chiesto di buttarlo per terra. Lei non lo ha fatto e l’hanno sgozzata davanti a me. Ci amavamo tanto!>>. Questa è l’icona che porto oggi come regalo qui. Non so se quell’uomo è ancora a Lesbo o è riuscito ad andare altrove. Non so se è stato capace di uscire da quel campo di concentramento, perché i campi di rifugiati – tanti – sono di concentramento, per la folla di gente che è lasciata lì. E i popoli generosi che li accolgono devono portare avanti anche questo peso, perché gli accordi internazionali sembra che siano più importanti dei diritti umani. E quest’uomo non aveva rancore: lui, musulmano, aveva questa croce del dolore portata avanti senza rancore. Si rifugiava nell’amore della moglie, graziata dal martirio". Questa è un'icona di vita vissuta e sofferta che Papa Francesco ha voluto aggiungere a quelle dei tanti martiri della Chiesa. "Ricordare questi testimoni della fede e pregare in questo luogo è un grande dono - ha detto Francesco -L’eredità viva dei martiri dona oggi a noi pace e unità. Essi ci insegnano che, con la forza dell’amore, con la mitezza, si può lottare contro la prepotenza, la violenza, la guerra e si può realizzare con pazienza la pace. E allora possiamo così pregare: O Signore, rendici degni testimoni del Vangelo e del tuo amore; effondi la tua misericordia sull’umanità; rinnova la tua Chiesa, proteggi i cristiani perseguitati, concedi presto la pace al mondo intero. A te, Signore, la gloria e a noi, Signore, la vergogna (cfr Dn 9,7)".