Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

sabato 7 luglio 2018

IL PELLEGRINAGGIO VERSO LA PIENA UNITA’


LA DIVERSITA’ RICONCILIATA

Papa Francesco a Bartolomeo I: «Santità benedica me e la Chiesa di Roma»


Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo I


di Antonino Legname

Quella del «poliedro» è un'immagine che Papa Francesco ha usato spesso per spiegare la ricchezza della diversità riconciliata, non solo all'interno della Chiesa cattolica ma anche nel cammino ecumenico per l'unità dei cristiani. In quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, Francesco è consapevole della sua responsabilità nel cammino ecumenico verso l'unità dei cristiani; e questa è una delle sue principali preoccupazioni.  Ovviamente ci sono tante ferite del passato ancora aperte che rendono difficile il cammino della piena riconciliazione. Nei confronti degli ortodossi, per esempio, ricordiamo il gesto umiliante in occasione del Concilio di Firenze nell'anno '400, “quando il papa, che se ne stava distante e in disparte, umiliò gli ortodossi chiedendo loro di baciargli i piedi”. Facendo riferimento a quel contesto storico si capisce meglio il gesto di Papa Francesco di chinare il capo davanti al Patriarca ecumenico Bartolomeo e di chiedergli la benedizione, quando il 30 novembre 2014 lo ha incontrato nella sede del patriarcato di Costantinopoli: “Santità benedica me e la Chiesa di Roma”. Bartolomeo rimase fermo e in silenzio; ma vedendo l'insistenza di Francesco si è avvicinato e lo ha baciato sul capo. Poi c'è stato l'abbraccio fraterno e Bartolomeo da parte sua ha voluto baciare la mano del Papa, mentre Francesco tentava di ritirarla. Tra gli ambienti più conservatori non sono mancati coloro che si sono indignati e scandalizzati di fronte a quel gesto di umiltà di Papa Francesco. E che dire allora del segno altamente significativo di Papa Paolo VI, quando il 14 dicembre 1975, si inginocchiò nella Cappella Sistina davanti al metropolita Militone e gli baciò i piedi, “in riparazione proprio della triste scena del Concilio di Firenze” - spiega il cardinale Kasper, il quale ricorda la costernazione della Curia: “ci fu chi disse che il papa aveva perso la testa” [citato nel libro Testimone della misericordia, p. 139]. Questi gesti altamente simbolici esprimono la volontà di conversione a cui anche la Chiesa cattolica è chiamata, affinché si possa realizzare il desiderio di Cristo: «Ut unum sint». Papa Francesco racconta che mentre si trovava a Lesbo insieme al Patriarca Bartolomeo e salutava tutti, si chinò verso un bambino. “Ma al bambino non interessavo - riferisce il Papa - guardava dietro di me. Mi volto e vedo perché: Bartolomeo aveva le tasche piene di caramelle e le stava dando a dei bambini. Questo è Bartolomeo, un uomo capace di portare avanti tra tante difficoltà il Grande Concilio Ecumenico ortodosso, di parlare di teologia ad alto livello, e di stare semplicemente con i bambini”.  Ai fratelli della Chiesa ortodossa, Francesco ha voluto assicurare che, “per giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcuna esigenza, se non quella della professione della fede comune, e che siamo pronti a cercare insieme, alla luce dell’insegnamento della Scrittura e dell’esperienza del primo millennio, le modalità con le quali garantire la necessaria unità della Chiesa nelle attuali circostanze”. Durante l'Udienza Generale del 20 gennaio 2016, il Vescovo di Roma ha voluto ricordare che c'è un legame indissolubile tra tutti i cristiani - protestanti, ortodossi, cattolici - in forza della grazia del battesimo: “La misericordia di Dio, che opera nel Battesimo, è più forte delle nostre divisioni” - ha detto, auspicando che tutte le Chiese possano dare testimonianza fraterna e concreta di unità condividendo le opere di misericordia corporali e spirituali. In questo modo è possibile offrire all'umanità, specialmente ai più lontani, il santo contagio della misericordia di Dio.  “Mentre siamo in cammino verso la piena comunione tra noi, possiamo già sviluppare molteplici forme di collaborazione - ha suggerito il Papa - andare insieme e collaborare per favorire la diffusione del Vangelo. E camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore” […]. Di portata storica è stato l'incontro a Cuba, il 12 febbraio 2016, tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, la prima volta dopo lo scisma del 1054. 
Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill
In quel memorabile incontro presso l'aeroporto internazionale "José Martí" - de La Habana, Francesco e Kirill hanno firmato una «Dichiarazione congiunta», nella quale si evince la determinazione delle due Chiese sorelle, cattolica e ortodossa, “a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche” ereditate dal passato, e di impegnarsi concretamente per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato […]. Il 29 febbraio 2016, Papa Francesco ha incontrato in Vaticano Sua Santità Abuna Matthias I, Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo di Etiopia, e in quell'occasione ha ricordato che la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali hanno «quasi tutto in comune»: “una sola fede, un solo Battesimo, un solo Signore e Salvatore Gesù Cristo. Siamo uniti in virtù del Battesimo, che ci ha incorporati nell’unico Corpo di Cristo. Siamo uniti grazie ai vari elementi comuni delle nostre ricche tradizioni monastiche e pratiche liturgiche. Siamo fratelli e sorelle in Cristo. Come è stato più volte osservato, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide”. Il Papa auspica che l'«ecumenismo dei martiri» cristiani del nostro tempo possa essere seme fecondo dell'unità dei cristiani. “Siamo consapevoli - ha ammesso Francesco - che la storia ha lasciato un fardello di dolorosi malintesi e di diffidenza, per il quale chiediamo il perdono e la guarigione di Dio”; occorre alimentare la speranza che un giorno tutti i cristiani “saremo uniti intorno all’altare del Sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica” […]. Il Papa ha lanciato un accorato appello a “vivere nella carità e nella mutua comprensione anche le differenze […] e a comporre le divergenze con il dialogo e la valorizzazione di quanto unisce”, senza la strumentalizzazione e la manipolazione della fede […]. “L’unità non è assorbimento. L’unità dei cristiani non comporta un ecumenismo «in retromarcia», per cui qualcuno dovrebbe rinnegare la propria storia di fede; e neppure tollera il proselitismo, che anzi è un veleno per il cammino ecumenico. Prima di vedere ciò che ci separa, occorre percepire anche in modo esistenziale la ricchezza di ciò che ci accumuna, come la Sacra Scrittura e le grandi professioni di fede dei primi Concili ecumenici” […]. Occorre il coraggio di cercare e trovare vie nuove di riconciliazione per promuovere e realizzare l'inestimabile dono dell'unità di tutti i cristiani. Si tratta di continuare a camminare insieme con «perseverante determinazione» in questo “pellegrinaggio verso la piena unità”. 

 [Dal libro di Antonino Legname, La Teopsia di Francesco, Vol. II, Ed. Le Nove Muse, Catania 2017, pp. 708-712]