Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 3 agosto 2018

LA CHIESA RIFORMULA L’INSEGNAMENTO DEL CATECHISMO SULLA PENA DI MORTE


MAI PIU’ LA PENA DI MORTE
Francesco: «Per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona»



di Antonino Legname




«La dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi». È questa la motivazione principale che ha portato Papa Francesco – in continuità con l’accresciuta sensibilità dei suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - a riscrivere il n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica. I tempi sono maturi per abolire definitivamente – là dove ancora è in vigore - il ricorso alla pena di morte senza alcuna eccezione. Nella precedente redazione, il Catechismo insegnava che in alcuni casi, assai rari, quando  per esempio si doveva difendere la vita di esseri umani dall’aggressore ingiusto, il ricorso alla pena di morte, come unica via praticabile, non veniva escluso.
Oggi c’è più consapevolezza e più coscienza nell’opinione pubblica mondiale che «la pena di morte, anche solo come strumento di “legittima difesa” sociale», non può essere più considerata una «risposta adeguata» e neppure un mezzo estremo per tutelare il bene comune. In altre parole, nessun crimine, anche il più grave, può giustificare il ricorso alla pena di morte per sopprimere il colpevole. Questo perché la dignità della persona, anche se colpevole di delitti gravissimi, non si perde. Oggi gli Stati si sono dotati di strumenti di detenzione molto efficaci e sicuri per garantire la difesa dei cittadini. Nessuno ha il diritto di togliere la vita ad un altro essere umano. E nessuno può togliere, in modo definitivo, al reo «la possibilità di redimersi». Su queste premesse si fonda il principio sacrosanto, alla «luce del Vangelo», che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona». La Chiesa, specialmente attraverso la voce dei suoi Pastori, è da tempo impegnata per chiedere con determinazione ai Governi di tutto il mondo l’abolizione della pena di morte. Ricordiamo che Giovanni Paolo II, nel Messaggio natalizio del 1998, auspicava nel mondo «il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate ... per bandire la pena di morte». E dopo un mese circa, il 27 gennaio 1999, negli Stati Uniti, egli ripeteva: «Un segno di speranza è costituito dal crescente riconoscimento che la dignità della vita umana non deve mai essere negata, nemmeno a chi ha fatto del male […]. Rinnovo l’appello lanciato a Natale, affinché si decida di abolire la pena di morte, che è crudele e inutile». Anche Benedetto XVI, in diverse occasioni, ha richiamato l’attenzione e la responsabilità dei Governi affinché si adoperassero, al più presto, per «l’eliminazione della pena capitale». Non c’è dubbio che la società moderna possieda strumenti adeguati ed efficaci per proteggere i suoi cittadini e per tutelare il bene comune, senza dover ricorrere alla pena di morte e senza dover negare in modo definitivo ai criminali la possibilità di ravvedersi, di riabilitarsi e di reintegrarsi nella società civile. Quante volte Papa Francesco ha detto e rimarcato che nessuno è legato irrimediabilmente al proprio passato di peccato e che, per quanto grave possa essere il crimine, la colpa non è un marchio o un tatuaggio indelebile. Il 20 marzo 2015, nella Lettera indirizzata al Presidente della Commissione internazionale contro la pena di morte, Francesco ha ribadito con determinazione che «oggigiorno la pena di morte è inammissibile, per quanto grave sia stato il delitto del condannato». I sistemi penali sono fatti dagli uomini e non sono privo di difetti. Quanti errori giudiziali hanno portato alla morte persone poi riconosciute innocenti? Nella Lettera ai Vescovi di tutto il mondo, del 1° agosto 2018, il cardinale Luis F. Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrive: «La nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica, approvata da Papa Francesco, si situa in continuità con il Magistero precedente, portando avanti uno sviluppo coerente della dottrina cattolica». E auspica, «attraverso un rispettoso dialogo con le autorità politiche» che venga «favorita una mentalità che riconosca la dignità di ogni vita umana e vengano create le condizioni che consentono di eliminare oggi l’istituto giuridico della pena di morte laddove è ancora in vigore».