Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 2 agosto 2018

FARSI LEGGERE LE CARTE O LE MANI È IDOLATRIA


IL SUPERMARKET DEGLI IDOLI

Francesco: «L’idolo è in realtà una proiezione di sé stessi negli oggetti o nei progetti»




di Antonino Legname

«L’essere umano non vive senza centrarsi su qualcosa. Allora ecco che il mondo offre il “supermarket” degli idoli», ha detto Papa Francesco nella Catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì 1° agosto 2018. Ed ha spiegato che gli idoli possono essere «oggetti, immagini, idee, ruoli». Il Pontefice commenta il primo comandamento del Decalogo: «Non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). Non c’è dubbio che l’idolatria è di grande attualità e non risparmia né i credenti e neppure gli atei. Anche oggi, l’idolatria continua ad essere una grande tentazione della fede, perché cerca di «divinizzare ciò che non è Dio», come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2113. A volte anche la preghiera può diventare un idolo, quando non è rivolta a Dio ma ai falsi intermediari che si presentano come chiaroveggenti capaci di leggere il futuro. 
Bergoglio racconta che quando era Arcivescovo di Buenos Aires, una volta si trovò ad attraversare un parco dove era posizionati circa 50 tavolini, ciascuno con due sedie: una per il cartomante e l’altra per il povero ed ingenuo cliente. Venivano fatti «i tarocchi» - ricorda il Papa - «andavano lì “a pregare” l’idolo invece di pregare Dio che è provvidenza del futuro, andavano lì perché leggevano le carte per vedere il futuro». La tecnologia può diventare un idolo che promette felicità e benessere. Gli idoli moderni assorbono tempo, energie, affetti. Anche la carriera può diventare un idolo quando «si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli». Per non parlare dell’idolo della ricerca a tutti i costi della «bellezza» e della «fama», anche a costo di sacrificare la propria dignità e quella degli altri. E poi, c’è l’idolo dei soldi! Tantissime volte Papa Francesco ha condannato l’idolatria del denaro, quando «le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori». E c’è un’altra piaga idolatrata che è la droga. Il Pontefice lamenta che tanti «giovani rovinano la salute, persino la vita, adorando quest’idolo che è la droga». 

Non si può giocare con gli idoli, perché sono bugiardi, «promettono vita, ma in realtà la tolgono» - ha messo in guardia il Papa – offrono proiezioni per il futuro e illudono fino al punto da far disprezzare il presente. Francesco esorta tutti a riconoscere gli idoli che dominano la nostra vita e che ci allontano dal vero Dio, che è amore: «riconoscere le proprie idolatrie è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell’amore». Le stesse idee, quando vengono assolutizzate, possono trasformarsi in idolo a cui sacrificare anche l’amore e la carità verso gli altri. Il Vescovo di Roma conclude la sua Catechesi invitando a portare nel cuore questo avvertimento: «gli idoli ci rubano l’amore, gli idoli ci rendono ciechi all’amore e per amare davvero bisogna essere liberi da ogni idolo».