Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 31 agosto 2018

NO ALLA CULTURA DEL SOSPETTO


LA CHIESA TRA SANTITA' E PECCATO
Francesco: «Pensiamo al danno che arrecano al Popolo di Dio i carrieristi, gli arrampicatori, che usano la Chiesa come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali»


di Antonino Legname 
(Parte II)

Francesco, prima di diventare Papa, in un’intervista, a commento delle tensioni e della fuga di documenti dal Vaticano (Vatileaks), ebbe a dire: «Mi chiedo se nel cuore di molti, che entrano in questa dinamica degli scandali, ci sia l’amore per la Chiesa». Nella storia bimillenaria della Chiesa non sono mancati i cosiddetti “giustizieri di Dio”, cioè coloro che hanno creduto e credono di aver ricevuto direttamente dall’Alto la missione di salvare la Chiesa; ma la stessa storia insegna che non tutti gli “araldi della verità” furono sempre ispirati da sante intenzioni. Bisogna stare attenti a non «giocare a fare i profeti senza esserlo» - ha detto Papa Francesco. La Chiesa è come un pendolo sempre in movimento che oscilla continuamente tra la santità e il peccato, tra martirio e corruzione. Francesco ha evidenziato che «la corruzione è una tentazione che nasce dalla sete di potere, di benessere, di soldi e di vanità». Chi ama veramente la Chiesa sa che essa non si riduce alle sue umane debolezze, e sa leggere la storia della Chiesa nella sua complessità, fatta di luci e di ombre, di obbrobriosi scandali e di fede forte ed intrepida. Nessuno vuole nascondere o minimizzare la realtà della Chiesa peccatrice perché fatta di uomini peccatori che a volte si trasformano in “corrotti”. «Le nefandezze umane non sono mai mancate nella Chiesa cattolica – scriveva Ratzinger -  Se continua a reggere, nonostante i mille scricchiolii, se continua a esistere, se continua a produrre grandi figure di martiri e di credenti, persone che mettono a disposizione la loro vita come missionari, come infermieri, come educatrici, questo mostra davvero che c’è qualcun altro che la tiene in piedi». Veramente non è opera umana la Chiesa per sopportare e sopravvivere a tanti scandali passati e presenti e a tutte queste lotte di potere al suo interno; lotte, invidie, tradimenti e ricatti che non sono solo di oggi ma di sempre. Papa Francesco lo ha ricordato: «le lotte di potere nella Chiesa ci sono sempre state fin dalle origini». Ci sono stati periodi di oscurantismo, in cui la Chiesa è stata macchiata da incredibili ed esecrabili misfatti. Ma la storia del peccato degli uomini di chiesa continua ancora oggi, e sono gli scandali che fanno soffrire e deturpano l’immagine della Chiesa e ne inquinano la stessa credibilità». «Nei momenti brutti della vita – ha detto Papa Bergoglio – accade che forse nella disperazione uno cerchi di difendersi come può e anche di usare Dio e di usare la gente». Il cardinale Prosper Grech, il 12 marzo 2012, prima che iniziassero le elezioni del nuovo Papa, dettò una meditazione ai Cardinali elettori, nella Cappella Sistina. Il porporato tra l’altro disse: «Se recentemente abbiamo pianto su tanti avvenimenti spiacevoli accaduti a clero e laici, persino nella casa pontificia ... con l’aiuto di Dio si supererà anche la crisi presente». Papa Francesco, parlando ai Vescovi italiani, in occasione della 66.ma Assemblea Generale della CEI, ha elencato alcuni atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che un Vescovo dovrebbe assolutamente evitare nel suo ministero pastorale: «le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni; la durezza di chi giudica … il rodersi della gelosia, l’accecamento indotto dall’invidia, l’ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo … E poi il ripiegamento che va a cercare nelle forme del passato le sicurezze perdute».
Contro la cultura del sospetto e della caccia alle streghe, Francesco ammonisce: «mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, sia dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?».Una certa psicologia sostiene che se si ha avuto un rapporto difficile con la figura paterna è quasi naturale attribuire alla parola o alla metafora “padre” un significato con elementi connotativi negativi. La stessa cosa può succedere a chi ha avuto un’esperienza negativa con la “madre” e in questo caso con la “madre Chiesa”: risentimenti e critiche severe non le vengono risparmiate. Papa Francesco ha detto: «Pensiamo al danno che arrecano al Popolo di Dio gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che usano il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire – come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali. Ma questi fanno un danno grande alla Chiesa». É ora di dire basta alla parola “contro”: andiamo “incontro”. Abbasso la parola “vincere”: vogliamo “convincere” proponendo le buone argomentazioni della testimonianza a favore di Dio e della Chiesa. Perché continuare ad offrire al mondo di oggi un’immagine così negativa e scandalosa di disarmonia e di conflittualità dentro la stessa Chiesa cattolica e tra gli stessi preti, Vescovi, teologi o Cardinali? Occorre offrire al mondo di oggi – così tanto frammentato nella sua globalizzazione – la testimonianza della misericordia e dell’unità così tanto auspicata da Gesù: “ut unum sint”. Animati dalla verità, ma sempre nella carità. Voglio continuare a sognare di poter vedere un giorno l’unica Chiesa di Cristo non più lacerata dalle divisioni ad intra e ad extra ecclesiale. 
Nella sua ultima Udienza Generale, Benedetto XVI disse: «Ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare».

[dal libro di Antonino Legname, Francesco il traghettatore di Dio, Le Nove Muse Editrice, Catania, Nuova edizione 2015,  pp. 47ss.].