Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 2 agosto 2018

LA CULTURA DEL PROVVISORIO E DEL "CASSONETTO"


SUPERSTIZIONE E ANALFABETISMO RELIGIOSO

Francesco: «La religiosità delle “false speranze” e delle consolazioni effimere che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere»



di Antonino Legname

È innegabile che per gli atei la realtà spirituale faccia a pugni con la scienza e con la tecnica, per le quali è vero solo ciò che appare ed è empiricamente dimostrabile. In questo mondo “materialista” sembra che non ci possa essere posto per le realtà invisibili che sfuggono al controllo dei sensi. Ma non è forse vero che quello che si vuole buttare fuori dalla porta della ragione e della fede, entra dalla finestra della superstizione e dell'astrologia con la varietà degli oroscopi e dei talismani per tutti i gusti e per tutte le sensibilità, che «stupidamente» tanti sono disposti a pagare. “Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo!”, ha detto Papa Francesco, senza mezzi termini.
E per non lasciare spazio ad equivoci, il Papa ribadisce: “il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo perché vuole che gli legga la mano”. 
Chi non ha una fede forte, invece di aggrapparsi alla parola del Signore, per sentirsi più sicuro consulta oroscopi e cartomanti, e così «comincia ad andare a fondo».
Il Pontefice condanna l'insensatezza di questa religiosità del doppio gioco, delle «false speranze» e delle consolazioni effimere “che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero”. Purtroppo anche nel cattolicesimo si verificano fenomeni religiosi legati alla superstizione.
Papa Francesco parla di «analfabetismo religioso» e fa un esempio: “in alcuni santuari del mondo le cose si confondono: si va a pregare, ci sono negozi in cui si comprano gli oggetti di pietà, le corone … ma ce ne sono alcuni che vendono cose di superstizione, perché si cerca la salvezza nella superstizione, nell’analfabetismo religioso, quel relativismo che confonde una cosa con l’altra”. Ovviamente non bisogna buttare il bambino insieme all'acqua sporca! C'è un modo concreto per superare l'analfabetismo religioso; il Papa propone di “affrontarlo con i tre linguaggi, con le tre lingue: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Tutte e tre armonicamente”. Il Pontefice ammette che è veramente difficile ai nostri giorni “annunciare il Vangelo in mezzo a un contesto dove la gente cerca sempre nuovi «maestri», «favole», dottrine diverse, ideologie”. In una società «liquida», dove regna il relativismo soggettivista e dove mancano punti fissi, solidi e stabili di riferimento, c'è la forte tendenza a ricercare cose nuove, accattivanti e attraenti, e a riciclare cose vecchie per farle apparire come nuove. Questa è la cultura dell'effimero dove è imperante la logica commerciale dell'usa e getta, anche in riferimento alla produzione del pensiero. Papa Francesco la chiama «cultura del cassonetto», “dove ogni cosa che non funziona come si vorrebbe o che si considera ormai inutile si butta via”. Ci troviamo di fronte al «carnevale» mondano di ieri e di oggi. E cosa dire dei giovani d'oggi che sono stati ingiustamente etichettati come «generazione liquida», senza ideali e priva di passioni. Papa Francesco non è d'accordo con questa definizione, anche se ammette che ci sono “giovani fragili, disorientati, frammentati o contagiati dalla cultura del consumismo e dell’individualismo”. Ma questo non significa che non ci siano “giovani capaci di scommettere «fermamente» sulla vita e di mettersi in gioco con generosità; di puntare lo sguardo verso il futuro e di essere, così, un antidoto rispetto alla rassegnazione e alla perdita della speranza che segna la nostra società; di essere creativi e fantasiosi, coraggiosi nel cambiare, magnanimi quando si tratta di spendersi per gli altri o per ideali come la solidarietà, la giustizia e la pace”. Ovviamente, questo quadro a tinte chiare e positive del mondo dei giovani - descritto dal Papa - si innesta in un contesto sociale e culturale, provvisorio, frammentato e liquido. E anche gli uomini di chiesa, purtroppo, possono essere contagiati dalla “cultura del frammento, del provvisorio, che può condurre a vivere «à la carte» e ad essere schiavi delle mode”.

 [Dal libro di Antonino Legname, La Teopsia di Francesco, Vol. I, Ed. Le Nove Muse, Catania 2017, pp. 487-489]
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