Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 29 agosto 2018

LA CRISI DELLA CHIESA DI OGGI È UNA CRISI DI FEDE



PER TRAGHETTARE LA CHIESA
sulla rotta del Concilio, tra continuità e novità
Francesco: «avanti senza nostalgie e senza paure per le novità»


di Antonino Legname
 (Parte I)

A luglio del 2014 ho pubblicato il libro «Francesco il traghettatore di Dio». Sono trascorsi quattro anni circa, rileggo i capitoli del poderoso volume e decido di riproporre, a puntate, alcuni stralci – che ritengo attuali e utili - per la riflessione dei lettori. 

«Papa Francesco è il nuovo “Traghettatore” che, nell’ottica della fede, lo Spirito Santo ha scelto e ha posto come guida nella barca di Pietro per continuare la traversata, nel mare della storia di oggi; la navigazione non è facile e a volte diventa pericolosa per le acque insidiose delle nuove ideologie, quelle che l’allora arcivescovo Bergoglio definiva “la pazzia del relativismo e del potere come unica ideologia”. Il relativismo è pericoloso – aveva detto Bergoglio in una delle sue Omelie nella Cattedrale di Buenos Aires – perché “rende uguale tutto nella trasgressione e nella demagogia” e si trasforma facilmente in “assolutista e totalitario”. Le sfide che Papa Francesco deve affrontare, anche e soprattutto all'interno della stessa Chiesa cattolica, sono tante e molto delicate e, in questa sua opera di riforma e di rinnovamento, il Papa non può non tener conto di tutte le sensibilità, anche di quelle dei tradizionalisti conservatori. Dai più nostalgici del passato glorioso del Papato, Papa Francesco viene considerato una minaccia al primato petrino; i gesti semplici e lo stile sobrio del nuovo Vescovo di Roma, vengono giudicati dai più critici come rottura con il suo predecessore; la vicinanza del Papa al popolo viene considerata “populismo” dissacratore della figura del Romano Pontefice […]. Il nuovo Vescovo di Roma ha ribadito che la Chiesa va avanti senza nostalgie e senza paura delle novità: “Noi, in questo momento della storia della Chiesa, non possiamo né andare indietro né andare fuori strada!”. In altre parole – dice il Papa – dobbiamo evitare due tentazioni: quella di “andare indietro” e di mettere un freno alla libertà dello Spirito per paura che spinga la Chiesa in avanti,  e quella del “progressismo adolescente” di chi vuole allargare troppo la strada del cambiamento andando fuori strada.  Nella Chiesa il pericolo è la “stagnazione” a causa di quei “cristiani fermi”, aggrappati alle vecchie impalcature ecclesiastiche, che conoscono e forse praticano tutti e singoli i precetti della Chiesa, “ma sono fermi” perché hanno paura di sbagliare o di andare fuori strada. Ovviamente chi cammina e va avanti può anche sbagliare strada, ma può tornare indietro con umiltà quando si accorge di aver sbagliato o di essere andato fuori dalla carreggiata. La conversione è appunto un’inversione a U. Purtroppo, ci sono anche quelli che si illudono di camminare, ma in realtà ruotano sempre attorno alle stesse cose; “sono i cristiani erranti – dice il Papa - che girano, girano come se la vita fosse un turismo esistenziale, senza mèta, senza prendere le promesse sul serio”. Anche dai “turisti teologali”, che girano attorno alla dottrina con speculazioni teoriche sulla fede, senza fare un passo in avanti, dobbiamo imparare a guardarci. Così come dobbiamo diffidare di quei cristiani e cattolici che appartengono a Comunità ecclesiali che preferiscono non camminare e stare fermi nella loro “casa spirituale”, nella loro comunità, a volte stanca e senza anelito pastorale e missionario. Quante lotte interne alla Chiesa cattolica: da una parte i “progressisti”, che auspicano con urgenza la strada delle riforme, per spogliare la Chiesa da tante sovrastrutture, ritenute inutili e dannose, che la rendono poco credibile e anacronistica di fronte agli uomini del nostro tempo e dall'altra parte ci sono i cosiddetti “tradizionalisti” o “conservatori”, che si spingono ad oltranza per difendere le posizioni “gloriose” che la Chiesa si è conquistata ed ha rafforzato nel suo cammino bimillenario. C’è perfino chi ha messo in dubbio la validità della rinuncia di Benedetto XVI [...]. In un’intervista a Radio Vaticana, del 14 febbraio 2014, un anno dopo le dimissioni di Benedetto XVI, il segretario particolare del Papa emerito e Prefetto della Casa Pontificia, Georg Gänswein ha voluto ribadire che Papa Benedetto si è dimesso perché le sue forze fisiche venivano meno; “chi cerca altri motivi – ha detto il prelato – fa speculazioni”. E ha spiegato che le dimissioni di Papa Benedetto sono state “un atto di amore, un atto coraggioso, ma anche un atto di grande umiltà, di amore verso il Signore e verso la Chiesa. E questo forse pochi – me incluso – l’hanno capito subito. E in questo anno credo sia cresciuta la consapevolezza che questo atto sia stato un atto coraggioso, rivoluzionario, umile che sicuramente porterà frutti in futuro”.
E' stata una cosa bella che, subito dopo l’elezione, Papa Francesco abbia cercato il contatto con il suo predecessore e questo primo contatto è stato l’inizio di una buona, bella amicizia che si sviluppa ogni giorno”. Anche ad Hans Küng, che nel recente passato non è stato molto benevolo nei confronti di Ratzinger, sia come Prefetto che come Papa, Benedetto XVI ha scritto una lettera nella quale tra l’altro esprime gratitudine e sintonia con l’attuale Pontefice: “Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera”. A quanti in questi mesi hanno espresso illazioni e assurdità interpretative e speculative sulle dimissioni e sulla validità della rinuncia, il Papa emerito risponde, con una lettera, ad alcune domande che gli aveva inviato il giornalista-vaticanista del quotidiano “La Stampa”, Andrea Tornielli: “non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione” – scrive Benedetto XVI e aggiunge che “speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”. Il Papa emerito, nella lettera indirizzata a Tornielli, ha voluto dissipare ogni minimo dubbio sui motivi della sua rinuncia al Papato, ribadendo che è stata una scelta libera e responsabile e senza pressioni esterne. Attualmente nella Chiesa cattolica non c’è una «diarchia», ma un Papa regnante, Francesco, e uno emerito, Benedetto XVI [...].  Purtroppo, le divisioni e i contrasti che ci sono all'interno della Chiesa cattolica provocano sofferenza, preoccupazione e insoddisfazione. La Chiesa, per alcuni, non rappresenta più un luogo sicuro e di pace, ad altri appare invecchiata, “un po’ come le comunità di suore – annotava Ratzinger – che si avviano lentamente verso il loro declino”. La realtà della Chiesa di oggi non può più riflettere la netta dicotomia tra “conservatori e progressisti”; abbiamo urgente bisogno di nuovi “profeti”, che non giochino a fare i profeti, ma siano capaci di andare al di là di questi schieramenti di parte, che sono umani, cioè troppo mondani, e sono un freno alla missione della Chiesa nel mondo […]. Speriamo che Papa Francesco riesca finalmente a spezzare questo circuito perverso del carrierismo ecclesiastico che ha causato tanto male, non solo all'istituzione ecclesiastica, ma soprattutto alle persone. Purtroppo, l'ecclesiastico ambizioso continua a pensare la Chiesa in termini di “partiti” o di “cordate”! Quando riusciremo a capire sul serio che la Chiesa non è “nostra”, ma è “Sua”, di Cristo, solo allora avremo più rispetto e più comprensione del principio fondamentale su cui si fonda la Chiesa e cioè “l'obbedienza alla chiamata del Signore” [… ]. E’ innegabile che quest’ultimo periodo della nostra storia sia stato segnato da profondi mutamenti globali a livello sociale, culturale, etico ed economico. La Chiesa si è trovata in mezzo a sconvolgimenti epocali e Benedetto XVI ha dovuto prendere atto della profonda crisi di fede e dell'inarrestabile scristianizzazione della vecchia Europa. La crisi della Chiesa di oggi, pertanto, non è anzitutto una crisi istituzionale, che in molti casi è solo un comodo alibi per aggirare il vero problema, ma è soprattutto una crisi di fede! E' un serio problema di fede quello che vive la Chiesa di oggi! Papa Francesco spiega che “avere fede non significa essere capaci di recitare il Credo: tu puoi recitare il Credo e aver perso la fede”; tu puoi conoscere bene il “credo dei pappagalli” che si professa a parole senza capirne né tantomeno accettarne tutto il contenuto. La fede, invece, nasce e si rinnova in un cuore riconciliato, mentre si perde quando il cuore diventa corrotto. Il cardinale Martini, a proposito della domanda fatta da Gesù di Nazaret: «Il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede?» commenta: “Egli non chiede: troverò una Chiesa grande e bene organizzata? Sa apprezzare anche una Chiesa piccola e modesta, che ha una fede salda e agisce di conseguenza. Non dobbiamo dipendere dai numeri e dai successi”.


[Antonino Legname, Francesco il traghettatore di Dio. Sulla rotta del Concilio, tra continuità e novità, una bussola per i lontani, Prova d'Autore, Catania 2014, pp. 25 - 37]