Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 23 agosto 2018

NON PRONUNCIARE IL NOME DI DIO PER SEMINARE ODIO E DIVISIONE


IL NOME DI DIO PROFANATO
Papa Francesco: «La violenza e la guerra sono una profanazione del nome di Dio. Uccidere in nome di Dio è una bestemmia, è satanico»


di Antonino Legname

«Non si può mai uccidere nel nome di Dio», dice con forza Papa Francesco. Non è uno slogan pacifista che va di moda, ma è il grido appassionato e severo che il Vescovo di Roma continua a far sentire, nella speranza di fermare l'escalation di violenza e di barbarie, che in nome di Dio, si abbatte contro gente innocente. È sotto gli occhi di tutti che “il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione”. Che il nome di Dio venga abusato e strumentalizzato per compiere atti criminosi, lo sostiene anche il Papa, quando per esempio, spiega che tanti attentati alla dignità umana si sono fatti e si fanno anche nel nome di Dio, nel nome di una religione che viene usata e abusata per fini disonesti e malvagi; si tratta di una religione politicizzata, ideologizzata e sottomessa al potere, che si trasforma in potere. In opposizione a questa visione mondana della religione, Francesco invita a guardare il volto di Cristo, di un Dio che soffre per noi e non usa la sua onnipotenza per sistemare con un colpo di potere la realtà del mondo. Guardando Gesù di Nazaret sofferente ci appare la visione di un Dio che esclude ogni tipo di violenza; il volto sofferente ed innocente di Cristo è la risposta più adeguata all'abuso di un Dio che sarebbe strumento di potere e ispiratore di violenza. Non si può certo negare che nella storia dell'umanità, la parola “Dio” sia stata abusata e usata per fini politici, commerciali, militari e religiosi. Nel corso dei tempi si è talmente abusato della parola «Dio», che il suo significato è diventato opaco e vuoto. Ma dovremmo rinunciare definitivamente a chiamarlo «Dio» solo perché certi uomini della Chiesa ufficiale o di certe istituzioni politiche e religiose hanno strumentalizzato e usato male questa parola?
Anche sul dollaro americano c'è l'uso improprio del nome di Dio: In God We Trust («In Dio noi confidiamo»). “Per molti si tratta di una semplice dichiarazione di fede, per altri è la sintesi di una problematica fusione tra religione e Stato, tra fede e politica, tra valori religiosi ed economia”. Nel “biglietto” americano, il nome di Dio viene mescolato ad un insieme di simboli, che qualcuno identifica con i segni esoterici di stampo massonico. Ma non è forse vero che  tutte le volte che qualcuno impiega questa parola «Dio» per riferirsi al «Tu» assoluto, allora essa acquista un'insostituibile valore esistenziale? Nel libro L’eclissi di Dio, il filosofo della religione Martin Buber confessa che lui stesso ha avuto “scrupoli” ad usare il nome “Dio”, così tanto profanato, insudiciato e lacerato. Questa parola sarebbe stata così infangata, stravolta e storicamente abusata, da non essere più utilizzabile. Nel nome di questa parola “Dio”, sono state giustificate divisioni, intolleranze, si è fatta violenza e si è ucciso. “Generazioni di uomini hanno scaricato il peso della loro vita angustiata su questa parola e l'hanno schiacciata al suolo; ora giace nella polvere e porta tutti i loro fardelli. Generazioni di uomini hanno lacerato questo nome con la loro divisione in partiti religiosi; hanno ucciso e sono morti per questa idea e il nome di Dio porta tutte le loro impronte digitali e il loro sangue”. «Dio» è una parola da alcuni bestemmiata e calpestata, da altri invocata e benedetta; per alcuni è stata causa di sofferenza e di angoscia e per altri è stata fonte di consolazione e di benessere. Buber si domanda: “Dove potrei trovare una parola che gli assomigliasse per indicare l'Altissimo? […]. Cioè quell’Essere a cui si rivolge l’umanità straziata ed esultante. [Gli uomini] disegnano caricature e vi scrivono sotto ‘Dio’; si uccidono a vicenda e lo fanno «in nome di Dio»”. Oggi non è facile sollevare dalla polvere la parola «Dio» e lavarla da tutte le macchie accumulate nel corso della storia dell'umanità. Ma proprio per questo - scrive Buber - non possiamo evitarla e ignorarla, ma dobbiamo tentare di raccoglierla da terra con devozione e ripulirla. È vero: cosa non si è fatto di male in nome di Dio! 
Joseph Ratzinger esemplifica: “Si pensi soltanto alla scritta “Gott mit uns” (“Dio con noi”) incisa sul cinturone dei militari tedeschi all'epoca della dittatura nazista. Lo stesso giuramento di obbedienza a Hitler e al nazionalsocialismo si faceva in nome di Dio. Mentre apparentemente si rendeva omaggio a Dio, in realtà se ne abusava per i propri scopi [...]. La grande forza dell'ateismo o il rifiuto e l'indifferenza nei confronti di Dio sarebbero inspiegabili senza questi abusi del nome di Dio”. Papa Francesco ha confidato di aver pianto alla notizia di “cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano. Sì, - ha affermato - anche oggi c’è questa gente che in nome di Dio uccide, perseguita”. Il Pontefice ha ribadito con forza: “dire che si può uccidere in nome di Dio è una bestemmia” […]. Il Vescovo di Roma riafferma con tanto vigore e rigore che “la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità e che utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia!”. E ribadisce che “non si può fare la guerra in nome della religione, di Dio: è una bestemmia, è satanico” […]. Nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Papa ha rimarcato che “non si può mai uccidere nel nome di Dio. Solo una forma ideologica e deviata di religione può pensare di rendere giustizia nel nome dell’Onnipotente, deliberatamente massacrando persone inermi” […]. Francesco ribadisce con forza che “è follia omicida abusare del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere […]. Non si può mai uccidere nel nome di Dio. Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale”. E in occasione dell'incontro interreligioso a Nairobi in Kenya, ha ricordato che “il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace. Il suo santo Nome non deve mai essere usato per giustificare l’odio e la violenza […]. Troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della religione per seminare discordia e paura e per lacerare il tessuto stesso delle nostre società” […]. Bisogna avere la consapevolezza che oggi essere cristiani è anche un rischio. Purtroppo, “siamo testimoni di questi che uccidono i cristiani in nome di Dio” perché, secondo loro, i seguaci della croce di Cristo sono miscredenti. Guai a puntare il dito contro la religione. “Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere. È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico”.  È bene ricordare che non solo nel passato ma anche nella storia recente assistiamo a movimenti di massa, con tanti malati di fondamentalismo fanatico, che in nome di una falsa religiosità commettono omicidi e crimini atroci” […]. Nel Messaggio per la 50.ma Giornata Mondiale della Pace, il Papa ha detto con determinazione che “la violenza è una profanazione del nome di Dio. Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!»”.

[Dal libro di Antonino Legname, La Teopsia di Francesco, Vol. II, Ed. Le Nove Muse, Catania 2017, pp. 856 - 861].