Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 1 maggio 2017

Cardinale Sandri: “La visita di Francesco in Egitto è stata un grande successo da tutti i punti di vista”



 INTERVISTA AL CARDINALE SANDRI
SULLA VISITA DI PAPA FRANCESCO 
IN EGITTO
 
«Con la sua semplicità disarmata, non si può non voler bene a questo Papa!»


Papa Francesco con il cardinale Sandri

Argentino come il Papa e Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Leonardo Sandri (Buenos Aires, 1943) è stato tra i pochi cardinali che hanno accompagnato il Papa nella sua visita in Egitto. In un'intervista esclusiva a Religión Digital, (a cura di José Manuel Vidal) il porporato parla di «grande successo» del pellegrinaggio di Francesco, assicura che il Papa “si fa voler bene anche dai musulmani” e che la sua visita è stata un altro passo nella costruzione del “mosaico o del poliedro”, immagine che tanto piace a Bergoglio.

La visita del Papa in Egitto è stata un successo?
«Un grande successo da tutti i punti di vista. Per esempio, in merito alla partecipazione si nota una grande presenza di fedeli alla Messa. Tanti fedeli cattolici ma anche ortodossi e copti e anche del mondo islamico del Cairo».
Il Papa, come sempre, ha parlato chiaro.
«Direi che le parole del Papa sono state fondamentali. Speriamo che accendano il cuore di questo grande popolo d'Egitto, tanto importante per la pace nella Regione. Se l'Egitto ha pace, sarà portatore di pace, è farà di tutto affinché si realizzino tutte quelle iniziative necessarie per fare in modo che il Medio Oriente viva in pace».
Che ha questo Papa per farsi voler bene anche dai musulmani?
«Ha un dono naturale! È la Gioia dell'Amore in persona, la gioia del Vangelo, la gioia dell'amore e la gioia del Vangelo. E con questa semplicità completamente disarmata e disarmante risulta obbligatoriamente amabile, nel senso che non si può non voler bene».
Lo scambio della croce pettorale, la firma del documento sul battesimo, e l'omaggio con le rose bianche ai martiri copti … sono gesti che parlano da soli.
«Sono gesti che esprimono chiaramente fin dove siamo già uniti. Sono gesti per sottolineare quello che ci unisce piuttosto che quello che ci divide o che ancora manca per arrivare ad essere una sola cosa in Cristo e per smettere di essere uno scandalo di divisione per il mondo».
L'unità nella diversità?
«Diversità, polifonia. La ricchezza della molteplicità che non offende né danneggia. Al contrario, fa risaltare la bellezza dell'insieme».
Il mosaico!
«Sì, o del poliedro che è l'immagine che tanto piace al Papa. La bellezza del poliedro».
Un Papa che è tornato a dimostrare ancora una volta il suo coraggio con questo viaggio rischioso e complesso?
«Il coraggio e la franchezza con la quale ha parlato su tutto ciò che riguarda la pace e sui silenzi ipocriti che si oppongono ad essa e che alimentano la loro forza, come il traffico di armi».
Con i copti ancora una volta ha sottolineato l'«ecumenismo di sangue»?
«Con i suoi 10-12 milioni di fedeli, la Chiesa copto-ortodossa ha la sua storia ed è una Chiesa martire. Ultimamente ha sofferto nel vedere i suoi templi e soprattutto i suoi fedeli attaccati dal terrorismo. Per questo, il significato della visita del Papa è stato più forte, perché ha portato loro conforto e un grande abbraccio di fraternità e di vicinanza».
Altro momento forte è stato la visita del Papa all'Università-sunnita al-Azhar?
«Il logo della visita è "Francesco papa della pace che va in Egitto paese di pace". L'idea della pace è stata infatti sottolineata nel suo incontro con il Gran Muftì di al-Azhar. Lì ha detto che non si può invocare alcuna religione come fonte di violenza, di divisione, di odio e di terrorismo. Questo è fondamentale per la pace. E che le religioni, specialmente quelle monoteiste, devono essere costruttrici di pace e non di violenza né di tanti crimini e sofferenze come quelle che si stanno vivendo, per esempio, in Siria e in Iraq».
È irreversibile questa rivoluzione della misericordia di Papa Francesco?
«Io credo che, in molti aspetti, è irreversibile. In altri, c'è da assimilarli poco a poco. Ma per ciò che riguarda la dimensione della semplicità evangelica e per quei modi di essere e di fare, che di per sé, sono già superati, credo che la Chiesa abbia guadagnato molto.
Orgoglio argentino?
«Argentino, certamente, ma anche latinoamericano e ispanico».

[Mia traduzione dallo spagnolo]

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