Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 25 maggio 2017

DALLA DELUSIONE ALLA SPERANZA

LA TERAPIA DELLA SPERANZA

Francesco: “Anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta: lì c’è il Signore”.




di Antonino Legname

Durante la Catechesi del Mercoledì, 24 maggio 2017, Papa Francesco ha voluto soffermarsi sull'esperienza dei due discepoli di Emmaus. Quello che emerge dal racconto evangelico è la delusione e la tristezza di questi due uomini, ormai «convinti di lasciare alle spalle l’amarezza di una vicenda finita male». Tutte le loro attese umane erano andate in fumo. «Quella croce issata sul Calvario era il segno più eloquente di una sconfitta che non avevano pronosticato. Se davvero quel Gesù era secondo il cuore di Dio, dovevano concludere che Dio era inerme, indifeso nelle mani dei violenti, incapace di opporre resistenza al male». Perché Dio, l'Onnipotente ha permesso la morte in croce del suo Figlio innocente? La morte degli innocenti continua ad essere un forte grido contro Dio e la roccia dell'ateismo. Quei due discepoli vogliono rimuovere tutti i ricordi che ancora bruciano dentro. Sono molto tristi e solo l'incontro con Gesù trasforma la loro tristezza in gioia. All'inizio i loro occhi non furono in grado di riconoscere il Signore. «E allora Gesù incomincia la sua “terapia della speranza”». Ciò che succede su quella strada è una terapia della speranza». Il dialogo tra Gesù e i due discepoli è rispettoso; Gesù non è invadente; ha pazienza e aspetta la maturazione della fede, che spesso passa attraverso le delusioni e le amarezze della vita. «Quante tristezze, quante sconfitte, quanti fallimenti ci sono nella vita di ogni persona! - annota il Papa - In fondo siamo un po’ tutti quanti come quei due discepoli. Quante volte nella vita abbiamo sperato, quante volte ci siamo sentiti a un passo dalla felicità, e poi ci siamo ritrovati a terra delusi». Ma abbiamo la certezza che «Gesù cammina con tutte le persone sfiduciate che procedono a testa bassa. E camminando con loro, in maniera discreta, riesce a ridare speranza». Anzitutto, infonde fiducia attraverso le Sacre Scritture, dove non troviamo mai una «speranza a poco prezzo»; perché la speranza passa attraverso le sconfitte. Ed è solo nel gesto-cardine dello spezzare il Pane che riconoscono Gesù. In questo incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus «c'è tutto il destino della Chiesa» - ha detto il Papa; di quella Chiesa che non rimane chiusa nella cittadella fortificata, ma sa uscire per incontrare le persone «con le loro speranze e le loro delusioni». E con rispetto e tenerezza la madre «Chiesa ascolta le storie di tutti, come emergono dallo scrigno della coscienza personale; per poi offrire la Parola di vita, la testimonianza dell’amore, amore fedele fino alla fine. E allora il cuore delle persone torna ad ardere di speranza». Ed è bella la conclusione di Papa Francesco, che incarna nella vita di oggi il racconto dei discepoli di Emmaus: «Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo avuto momenti difficili, bui; momenti nei quali camminavamo tristi, pensierosi, senza orizzonti, soltanto un muro davanti. E Gesù sempre è accanto a noi per darci la speranza, per riscaldarci il cuore e dire: “Vai avanti, io sono con te. Vai avanti”. Il Vescovo di Roma ci ricorda che il segreto per non perdere la speranza è di continuare a credere che Dio, anche attraverso le apparenze contrarie, continua a camminare con noi e ad amarci sempre: «anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta: lì c’è il Signore. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa speranza! Perché Lui è accanto a noi e cammina con noi, sempre!».