Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

sabato 27 maggio 2017

PER RECUPERARE IL SENSO DELLA FRATERNITA' SACERDOTALE

I PRETI CORVI «SPELLANO» 
E DISTRUGGONO IL PRESBITERIO
Francesco: “Quando non c’è fraternità sacerdotale c’è tradimento


di Antonino Legname


Durante la visita pastorale a Genova, il 27 maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato nella Cattedrale i sacerdoti, i consacrati e i seminaristi, e ha parlato, tra l'altro, della «fraternità sacerdotale». Francesco ha detto che la fraternità “è una bella parola, ma non si quota nella borsa dei valori”. Non c'è dubbio che la fraternità tra i sacerdoti sia "tanto difficile". A volte l'approccio e il dialogo tra i preti diventa difficile perché c'è sempre qualcuno che crede di sapere tutto e di non avere bisogno di quello che gli altri confratelli gli possano dire. Il Papa, usando il linguaggio mediatico, ha definito il prete tuttologo, che sa tutto: «prete google o wikipedia». Quando un prete ha la presunzione di sapere tutto rischia «l'autosufficienza», che è un male contro lo spirito di fraternità. È bello incontrarsi tra preti e ascoltarsi! Purché l'incontro non diventi un'occasione per fare cortile, per sparlare degli altri confratelli. Papa Francesco, per fare comprendere meglio il carattere distruttivo delle chiacchiere, scende nella concretezza: “Hai sentito cosa ha detto quello scemo? Hai sentito che idea stravagante?”. Questa è la mala erba della mormorazione, è lo “spellarsi” l’un l’altro, è la rivalità. Francesco non ha peli sulla lingua e ha voluto confidare quello che a volte succede anche per la nomina dei nuovi vescovi. E spiega: “Voi sapete che per fare la nomina di un vescovo si chiedono informazioni ai sacerdoti e anche ai fedeli, alle consacrate su questo sacerdote, e lì, nel questionario che manda il nunzio, si dice: «questo è segreto». Non si può dire a nessuno, ma questo sacerdote è un possibile candidato a diventare vescovo. E si chiedono informazioni. Alcune volte si trovano vere calunnie o opinioni che, senza essere calunnie gravi, svalutano la persona del prete; e si capisce subito che dietro c’è rivalità, gelosia, invidia … Quando non c’è fraternità sacerdotale, c’è – è dura la parola – c’è tradimento: si tradisce il fratello. Si vende il fratello. Per andare su io. Si «spella» il fratello”. È quanto mai necessario “recuperare il senso della fraternità”; bisogna imparare l'ascesi della fraternità sacerdotale, che è alimentata, non solo dalla preghiera comune ma anche da momenti di amichevole goliardia; consiglia il Papa: “un buon pranzetto insieme, fare festa insieme … per i preti giovani, una partita di calcio insieme … Questo fa bene!”. Il Vescovo di Roma invita i preti a fare un esame di coscienza su questa cattiva abitudine delle chiacchiere: “quante volte ho parlato bene, ho ascoltato bene, in una riunione, fratelli sacerdoti che la pensano diversamente o che non mi piacciono? Quante volte, appena hanno incominciato a parlare, ho chiuso le orecchie? E quante volte li ho criticati, “spiumati”, “spellati” di nascosto?”. Il Pontefice ribadisce che le mormorazioni per invidia e per gelosia sono “il nemico grande contro la fratellanza sacerdotale”; anche i giudizi negativi verso gli altri fratelli sono un «male di clausura» - ha detto il Papa - nel senso che “più siamo chiusi nei nostri interessi, tanto più critichiamo gli altri”. E cosa fare quando un sacerdote sbaglia e si ammala moralmente? Prego per lui? Cerco di avvicinarmi per dargli una mano, oppure vado subito da un altro per informarlo su quello che ho saputo, amplificando il racconto con tanti particolari e aggiunte fino al punto da sporcare ancora di più il fratello che vive una situazione di malessere? Francesco ammonisce: “Ma se quel poveretto è caduto vittima di Satana, anche tu vuoi schiacciarlo? Queste cose non sono favole: questo accade, questo succede”. Purtroppo, lamenta il Papa, tante brutte abitudini si possono prendere durante il periodo di formazione in Seminario, e consiglia ai superiori dei seminari, ai formatori e ai padri spirituali: “se voi vedete un seminarista bravo, intelligente, che sembra bravo, è bravo ma è un chiacchierone [pettegolo], cacciatelo via. Perché dopo, questa sarà un’ipoteca per la fraternità presbiterale. Se non si corregge, cacciatelo via. Dall’inizio. C’è un detto, non so come si dice in italiano: «Alleva corvi e ti mangeranno gli occhi». Se nel seminario tu allevi «corvi» che «chiacchierano», distruggeranno qualsiasi presbiterio, qualsiasi fraternità nel presbiterio”.