Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 13 novembre 2018

«CONFUSIONE E COSI’ NACQUE LA CHIESA»: DAL DISORDINE ALL’ORDINE


IL PROFILO DEL VESCOVO
Francesco: «Un Vescovo conta davanti a Dio non se è simpatico, se predica bene, ma se è umile, se è mite, se è servitore, non principe»
 
Meditazione nella Cappella della "Casa Santa Marta" il 12 novembre 2018

di Antonino Legname

«La Chiesa non è nata tutta ordinata, tutto a posto, senza problemi, senza confusione»; ma «il disordine, va sistemato», ha detto Papa Francesco nella Meditazione della Messa nella Cappella della “Casa Santa Marta”, il 12 novembre 2018. Dagli Atti degli Apostoli apprendiamo che la Chiesa delle origini è nata con tanto fervore, ma nella confusione e nel disordine, fino al punto che la gente, quando sentiva parlare gli Apostoli, esclamava: «“sono ubriachi”». Sono diversi gli episodi che confermano questa difficoltà della Chiesa nascente di mettere ordine, là dove c’era tanta confusione. E questo a tutti i livelli. Il Concilio di Gerusalemme servì a sistemare le cose e a mettere un po' di ordine. Il Pontefice spiega che Paolo è riuscito a trasmettere un “pacco di esperienze di fede”» e a dare dei «criteri per mettere ordine»; e lo fa iniziando a tracciare il profilo del buon Vescovo, il quale deve essere anzitutto un «amministratore di Dio», e non un «affarista» e un amministratore «dei beni, del potere, delle cordate». In sintesi ecco il profilo del Vescovo: ciò che non deve essere e ciò che deve essere. Anzitutto, il Vescovo «non deve essere arrogante, cioè superbo, non collerico — che litiga sempre — non dedito al vino — possiamo dire non dedito ai vizi». Quando un Vescovo è «collerico, arrogante, dedito al vino, violento», - anche se avesse uno solo di questi difetti – sarebbe una vera «calamità per la Chiesa» - ha rimarcato il Papa – aggiungendo che chi è insignito dell’Ordine episcopale non deve essere «avido di guadagni disonesti: che non faccia l’affarista, che non sia attaccato ai soldi». Invece, il buon Vescovo deve possedere queste qualità: deve essere «ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla parola degna di fede che gli è stata insegnata». Solo se egli possiede tutte queste virtù sarà «in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori”». Sappiamo quanto sia laboriosa e delicata la procedura per individuare i candidati all’episcopato. Papa Francesco consiglia che «quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio per sapere se si può andare avanti in altre indagini»: è un uomo «umile, mite, servitore»? Questo profilo del Vescovo – precisa Francesco - non è nato dopo il Concilio Vaticano II, ma si è affermato dopo Paolo, quando la Chiesa si è accorta che bisognava mettere ordine a partire dai Vescovi. In conclusione – ha ricordato il Papa: «Un vescovo conta davanti a Dio non se è simpatico, se predica bene», se è abile nei metodi pastorali – ovviamente tutte cose buone – ma quello che veramente conta è «se è umile, se è mite, se è servitore». Il Vescovo di Roma chiede a tutti di pregare per i nostri Vescovi affinché siano Pastori con tutte queste qualità e virtù.