Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 6 novembre 2018

«NO ALLA CULTURA DEL “TRUCCO”»


FAMA FUMUS

Francesco: «Il servizio è il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne»



di Antonino Legname

«È vera quella celebre espressione: “l’essenziale è invisibile agli occhi” - dice Papa Francesco, citando lo scrittore del “Piccolo Principe”, Antoine de Saint-Exupéry, per il quale “non si vede bene che con il cuore”. Il 3 novembre 2018, in occasione della Messa in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi defunti nel corso dell’anno, il Pontefice ha ricordato l’austera verità che «per tutti la vita è una chiamata continua ad uscire: dal grembo della madre, dalla casa dove si è nati, dall’infanzia alla gioventù e dalla gioventù all’età adulta, fino all’uscita da questo mondo». Questo significa che siamo tutti di passaggio in questa vita, «fino al passaggio finale». Ed è proprio questo «finale che illumina ciò che precede. E come la semina si giudica dal raccolto, così il cammino della vita si imposta a partire dalla meta». E per i cristiani la meta è «l’incontro con Gesù, Sposo che “ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”». Papa Francesco non si stanca di ripetere che il Signore non guarda le apparenza, ma il cuore. Di fronte a Dio non conta la gloria umana. Per potersi preparare bene al cielo occorre prendere le distanze dalle «apparenze mondane» e da tutto «quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria». Perché tutto passa dalla scena di questo mondo, «senza lasciare nulla». Per il Vescovo di Roma «occorre dire no alla “cultura del trucco”, che insegna a curare le apparenze. Va invece purificato e custodito il cuore, l’interno dell’uomo, prezioso agli occhi di Dio; non l’esterno, che svanisce». Francesco ci rivela che il segreto per vivere bene è «vivere per servire». Alla fine dei conti sarà proprio il servizio «il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne. Ciò che della vita resta, davanti alla soglia dell’eternità, non è quanto abbiamo guadagnato, ma quanto abbiamo donato». Il Vescovo di Roma avverte che la vita si appiattisce quando manca l’amore; diventa «come un vaso vuoto, come una lampada spenta». Pertanto, solo chi investe la propria vita nell’amore e nel servizio «sarà pronto a entrare nella dimora dello Sposo, e questo per sempre». 
E in occasione della Messa al Cimitero Laurentino, il 2 novembre 2018, Papa Francesco, indicando le tombe di tanti bambini, ha detto che «non è facile fare memoria. Noi, tante volte, facciamo fatica a tornare indietro col pensiero a quello che è successo nella mia vita, nella mia famiglia, nel mio popolo». E la «memoria» deve essere sempre sostenuta e alimentata dalla «speranza» di incontrarci un giorno con «l’Amore che ci aspetta». In questo nostro viaggio verso la Casa del Padre abbiamo bisogno di un «navigatore» che Dio stesso ha dato all’umanità «per non sbagliare strada». Si tratta delle «Beatitudini» che Gesù ci ha indicato come «luci» che illuminano il cammino, aprono alla speranza e fanno guardare sempre l’orizzonte dell’eternità.