Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 7 novembre 2018

LA DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI


LA DIMENSIONE SOCIALE DELLA RICCHEZZA
Papa Francesco: «Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari»


di Antonino Legname

«Nella dottrina sociale della Chiesa si parla di destinazione universale dei beni», ha ricordato Papa Francesco nella Catechesi del Mercoledì 7 novembre 2018, in Piazza S. Pietro, dedicata al settimo comandamento «non rubare». Cosa significa in pratica? Francesco spiega: «Non rubare vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi». In altre parole, vuole dire fare buon uso dei «beni della creazione» che sono destinati a tutto il genere umano». Ma questo sacrosanto diritto di condivisione universale dei beni non si oppone all’esercizio della «proprietà privata». Infatti, annota il Papa, il mondo non è stato disposto dalla Provvidenza “in serie”, ma «ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse». Ma non si deve vivere e non si devono godere i beni della terra senza pensare agli altri. «Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari». E allora perché chiudere il cuore di fronte alla «scandalosa indigenza» di quanti non riescono ad avere il necessario per vivere dignitosamente? È un dato di fatto che «la ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi» - ha denunciato Francesco – mentre la maggioranza vive nella povertà e nella miseria. Sulla terra c’è cibo sufficiente per tutti. Non è il cibo che manca, eppure ancora oggi sulla terra c’è tanta fame; per la legge di mercato si arriva anche a buttare e a distruggere una quantità enorme di cibo. Questo è uno scandalo e un’offesa alla Provvidenza. Il Pontefice ritiene che oggi «ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione». In fondo il Vangelo non è contro la ricchezza in sé stessa, ma contro l’abuso e il mal uso dei beni. È un male quando alla ricchezza che abbonda si attacca il cuore. Il Vescovo di Roma dice che «ogni ricchezza, per essere buona, deve avere una dimensione sociale». In effetti, la ricchezza è come il letame, se è ammassato fa puzza e non serve, ma se viene sparso diventa concime utile a rendere fertile la terra. Inoltre, è bene non dimenticare che nessuno deve sentirsi padrone assoluto dei beni di questa terra, ma amministratore. 

Chi possiede ha una responsabilità – ha avvertito il Papa – E alla fine ciò che si possiede veramente è ciò che si è donato agli altri. È questo il criterio per valutare il buon uso o il cattivo uso delle ricchezze: la generosità e la condivisione con chi vive nell’indigenza. Francesco avverte: «se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo». Nella logica evangelica i beni della terra si moltiplicano nella misura in cui si dividono: «moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà». Ancora una volta, Papa Francesco ribadisce che «il diavolo entra dalle tasche», per dire che il cuore si corrompe quando si attacca al denaro e si sfama con il possesso dei beni materiali; a quel punto si fa strada la vanità, l’orgoglio e la superbia: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”. «Questo è il modo di agire del diavolo in noi» – ha concluso il Papa.