Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 26 novembre 2018

LA MALATTIA DEL CONSUMISMO


LA SINDROME DA ACQUISTO COMPULSIVO
Francesco: «Spendere più di quello di cui abbiamo bisogno, una mancanza di austerità di vita: questo è un nemico della generosità»


di Antonino Legname

«La malattia del consumismo porta sempre a comprare cose, avere; ma perché? Per averle se per caso ho bisogno», ha detto Papa Francesco nella Meditazione della Messa a “Casa Santa Marta”, il 26 novembre 2018. Il consumismo esagerato può diventare una sindrome pericolosa perché – avverte Francesco - «ti prende e ti fa schiavo». Si tratta di una vera e propria «dipendenza dallo spendere». L’acquisto compulsivo è il desiderio irrefrenabile di comprare più di quello di cui abbiamo veramente bisogno. È un disturbo del controllo degli impulsi, uno shopping-dipendenza. Il Pontefice non esita a dire che si tratta di una vera e propria «malattia psichiatrica». E prendendo spunto dal racconto evangelico della povera vedova, che offre tutto quello che ha, Francesco vuole mettere in evidenza che «questa donna povera si affida al Signore ed è molto generosa: dà tutto perché il Signore è più di tutto». In sostanza «il messaggio di questo passo del Vangelo è un invito alla generosità». Francesco tiene a precisare che non si tratta di condannare i ricchi solo perché sono ricchi, ma perché avari, non generosi e non solidali con chi si trova nel bisogno. Ovviamente non si tratta di mettere nelle ristrettezze alcuni per sollevare gli altri, ma di fare condivisione con generosità: «Quando noi — ha detto il Papa — sentiamo le statistiche della povertà nel mondo, i bambini che in tanti siti, ma tutti i giorni, nei telegiornali, nei giornali, muoiono di fame, che non hanno da mangiare, non hanno le medicine, tanta povertà», viene da chiedersi: «ma come posso risolvere questo?». La risposta rimanda ad un’altra domanda: «come posso essere più generoso con i poveri, con i bisognosi, come posso aiutare di più?». Ciascuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa di grande se lo fa con generosità. Occorre prendere sul serio le parole di Gesù, quando, per esempio, mette a confronto il ricco epulone e il povero Lazzaro. Dice Francesco: «Qualcuno può pensare di etichettare Cristo come un comunista», essendo Egli schierato con i poveri, gli emarginati e gli ultimi della società. E richiamando all’attenzione l’episodio dei ricchi e della povera vedova che offrivano le loro monete al tempio, il Pontefice annota: «quei ricchi che davano i soldi erano buoni; quella vecchietta era santa». E per non restare nel vago, il Papa chiede a tutti di fare un cammino personale di austerità e di generosità, incominciando anzitutto a fare una salutare «ispezione a casa» per vedere: «cosa non serve a me, e cosa servirà a un altro». In fondo, il mio superfluo è il necessario di un altro che ne ha bisogno. È vero che tanti non riescono ad arrivare «a fine mese», ma nessuno è così povero da non potere dare qualcosa agli altri, e nessuno è così ricco da non poter ricevere qualcosa dagli altri, fosse anche un sorriso, un po’ di affetto, una carezza, una parola di conforto, un gesto di perdono, ecc.
E per essere ancora più pratici, Francesco ha consigliato di fare un viaggio nel nostro guardaroba: «Quante paia di scarpe ho? Uno, due, tre, quattro, quindici, venti. Ognuno lo può dire. Un po’ troppo». Cosa fare? «Se hai tante scarpe, dà la metà». La stessa cosa con i vestiti. «Quanti vestiti che non uso o uso una volta l’anno?». Anche quando si va a fare la spesa al supermercato, si potrebbe comprare qualcosa da destinare ai più poveri. La condivisione incomincia da questi piccoli gesti della quotidianità. «Noi possiamo fare miracoli con la generosità», ha detto il Papa. Agli occhi di Dio, forse conta di più il “poco di molti” che il “molto di pochi”. Infine, il Pontefice ribadisce quanto sia pericolosa la «malattia del consumismo». Specialmente al giorno d’oggi, questa patologia viene aggravata e amplificata dal potente influsso dei mass media che permettono alla gente, di tutte le età e di tutti i ceti sociali, di comprare e di vendere tramite internet. Questo shopping compulsivo online può diventare molto pericoloso, quando chiude il cuore e atrofizza la generosità.