Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 16 novembre 2018

ARTIGIANI DELLA RELAZIONE E DELLA COMUNIONE


ABBRACCIARE I CONFLITTI SENZA PAURA
Francesco: «Non abbiate paura della santità e passate la vostra vita per la vostra gente»  

Papa Francesco nella Sala Clementina in Vaticano riceve in udienza il Pontificio Collegio Pìo Latino Americano
 
di Antonino Legname

Oggi, uno dei fenomeni che colpisce con forza il nostro mondo è la «frammentazione culturale, la polarizzazione del contesto sociale e la perdita delle radici», ha detto Papa Francesco, nel Discorso durante l'incontro con il Pontificio Collegio Pìo Latino Americano, in Vaticano il 15 novembre 2018. Il Pontefice ha messo in guardia dal fomentare discorsi che dividono e alimentano odio verso coloro che non sono considerati «dei nostri». Bisogna stare molto attenti, anche nella Chiesa, ad importare modelli culturali che hanno «poco o niente a che vedere con la nostra storia e identità e che «finiscono per sradicare le nostre culture dalle loro tradizioni più ricche e autoctone». C’è il rischio che le nuove generazioni siano sempre più «sradicate e frammentate» - ha detto Francesco – evidenziando che anche «nella Chiesa si soffre l’invasione delle colonizzazioni ideologiche» con il pericolo di lasciarsi disorientare da questa o dall’altra «polarizzazione». Come si può contrastare questo disfacimento antropologico? Francesco ritiene che questo straripamento cultuale si possa arginare solo creando forti «legami e alleanze di amicizia e fraternità». Il mondo d’oggi ha urgente bisogno di «artigiani della relazione e della comunione». E i sacerdoti, su questo fronte dei rapporti umani, possono fare molto, evitando, però, il «rischio di bruciarsi, di isolarsi o di raccogliere per se stessi». Un sacerdote deve sentirsi parte della comunità presbiterale; deve coltivare il senso dell’appartenenza ad un popolo e deve lavorare «gomito a gomito» con gli altri per non disperdersi e per non indebolirsi. Occorre impegnarsi per evitare la tentazione di dar vita ad un «puro gnosticismo rielaborato», dove c’è «un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa e una Chiesa senza Popolo». Non c’è dubbio che la missione dei Pastori della Chiesa sia «passione per Gesù» – ha detto il Vescovo di Roma – ma nello stesso tempo è anche «passione per il popolo», «passione per la vita» e per le sorti dei nostri popoli, specialmente dei più poveri, sofferenti, bisognosi. Bisogna imparare a «gioire con chi è felice, a piangere con chi piange e ad offrire ogni Eucaristia per tutti i volti che ci sono stati affidati». Francesco esorta: «non abbiate paura della santità e passate la vostra vita per la vostra gente». E ancora una volta, il Papa mette il dito nella piaga del «clericalismo», ed invita a chiedere con fiducia a Maria, nostra Madre, «di indicarci la via, di liberarci dalla perversione del clericalismo, di farci ogni giorno più “pastori della gente”, e di non permetterci di diventare “chierici di Stato”». Infine, ricordando una delle caratteristiche distintive del carisma della Compagnia di Gesù, che «è quella di cercare di armonizzare le contraddizioni senza cadere nel riduzionismo», Francesco ha detto che sant’Ignazio, quando pensava ai gesuiti, li voleva «uomini di contemplazione e di azione, uomini di discernimento e di obbedienza», uomini capaci di «insegnare ad abbracciare i problemi e i conflitti senza paura; a gestire il dissenso e i confronti», ad aiutare a «scoprire l’arte e il gusto del discernimento», e anche ad «insegnare a prendersi cura dei piccoli, ad abbracciare i poveri, i malati e ad assumere la concretezza della vita quotidiana». 

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