Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

domenica 25 novembre 2018

AMORE DEL POTERE O POTERE DELL’AMORE?


IL REGNO DELL'AMORE
Francesco: «Al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani»



di Antonino Legname

«Gesù è venuto sulla terra per esercitare il potere dell’amore, rendendo testimonianza alla verità», ha detto Papa Francesco durante l’Angelus in Piazza San Pietro, il 25 novembre 2018, solennità di Gesù Cristo Re dell’universo. Viene spontaneo domandarsi: “come è possibile che un uomo, considerato emarginato ed ultimo, e che si è chinato a lavare i piedi agli Apostoli, possa essere intronizzato alla dignità regale?”. Non si addice ad un re di questo mondo «la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme». Tutti si aspettavano un principe, un Messia politico e non uno che parlasse di sofferenza e di morte. Possiamo dire che umanamente l’impegno politico di Gesù, inteso come trasformazione della situazione sociale del suo tempo, fu deludente; all’inizio anche per i suoi più stretti discepoli la missione politica di Gesù sembrava un flop. Non avevano ancora capito che Gesù non voleva diventare il «re dei giudei», ma che era venuto a ribaltare la concezione stessa di potere, perché il suo Regno non è di questo mondo. Infatti - dice Papa Francesco -  «Gesù non aveva ambizioni politiche», nel senso che non aveva intenzione di «rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele»; come, invece, cercava di fare il gruppo sovversivo degli Zeloti. Non incitò i poveri a ribellarsi contro il potere costituito. Però, dai potenti fu considerato un uomo troppo pericoloso che doveva essere quanto prima eliminato. Il Pontefice sottolinea che «per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi». Nella dinamica evangelica l’autorità e il potere sono servizio. Se Cristo è il «re dei re» è perché è stato il «servo dei servi». Questa è la testimonianza di Gesù alla verità, cioè all’amore, che è l’arma più potente che l’uomo possieda per cambiare radicalmente il mondo. Diceva Gandhi: “la bomba atomica? La distruggerei con un atto d’amore”. Veramente l’amore è una forza rivoluzionaria che fa paura ai potenti di questo mondo. Il Vescovo di Roma ci ricorda che «al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani». È il potere dell’amore, alimentato dalla verità, dalla giustizia e della pace, che realizza il Regno di Dio, già da ora, su questa terra, dentro di noi. Tutti i regni umani, costruiti con la violenza e fondati sul potere e sulla prepotenza, si disintegrano e scompaiono senza lasciare traccia. «La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano», ci rammenta Papa Francesco. Al contrario, «il regno di Dio» che «è fondato sul suo amore e si radica nei cuori», si estende «fino alla fine dei tempi» e dura in eterno. Veramente quello che conta per ciascuno di noi, nell’oggi della nostra storia, è l’impegno per far crescere il Regno di Dio dentro di noi. Perché il Regno del Signore inizia là dove finisce il regno del peccato. In questa prospettiva la domanda più importante è se Cristo regna oppure no dentro di me! Se Lui è il Signore della mia vita, fino al punto da dire – come San Paolo - «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». Papa Francesco ci esorta ad accogliere nella nostra vita la signoria di Gesù e «lasciare che Lui diventi il nostro re». E quando ci perdiamo lungo la strada della vita, il Signore «dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno». È bello pensare e credere che «Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati», ma soltanto ad una condizione – ha messo in guardia Francesco - «che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”».