Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 8 novembre 2018

PROMUOVERE L’UNITA’ VISIBILE TRA TUTTI I CRISTIANI


LO SCANDALO DELLA DIVISIONE

Papa Francesco: «Gesù Cristo non può essere diviso»




di Antonino Legname

«Nel cammino ecumenico occorre evidenziare tutto ciò che unisce i cristiani e valorizzare l'ecumenismo nelle sue diverse espressioni: ecumenismo del sangue, che accomuna i martiri cristiani del nostro tempo; ecumenismo spirituale, che si fa dono reciproco e preghiera comune; ecumenismo della misericordia, che spinge tutte le chiese cristiane a testimoniare l'amore di Dio con l'annuncio del Vangelo e il servizio concreto verso gli ultimi; ecumenismo dell'amicizia, per vivere insieme come fratelli e amici nel rispetto della “diversità riconciliata”. Solo a partire da questo denominatore comune è possibile mettere in atto quel progetto di “inclusione” a tutti i livelli, così tanto auspicato dal Vescovo di Roma. Fino a quando il mondo dovrà vedere e sopportare lo scandalo della divisione dei cristiani? Il cammino verso l'unità di tutti i cristiani non è facile e sembra ancora in salita; e nel mondo di oggi continua ad essere uno scandalo la divisione delle Chiese e delle Comunità cristiane. Francesco auspica che al più presto vengano abbattute le barriere e gli ostacoli che impediscono di raggiungere la piena comunione tra tutti i cristiani. La certezza che “Cristo non può essere diviso! - ha detto il Papa - deve incoraggiarci e sostenerci a proseguire con umiltà e con fiducia nel cammino verso il ristabilimento della piena unità visibile tra tutti i credenti in Cristo”. Nel Discorso alle Comunità Evangeliche a Bangui [29 novembre 2015], il Vescovo di Roma ha ribadito che “la divisione dei cristiani è uno scandalo, perché è anzitutto contraria alla volontà del Signore. Essa è anche uno scandalo davanti a tanto odio e tanta violenza che lacerano l’umanità, davanti a tante contraddizioni che si innalzano di fronte al Vangelo di Cristo”. Bergoglio in tante occasioni ha parlato di «ecumenismo del sangue» che accomuna tante comunità cristiane colpite dalle ingiustizie e dall'odio cieco. Nella «Dichiarazione Comune» di Papa Francesco e di Karekin II della Chiesa Apostolica Armena, viene focalizzata l'attenzione sull'immensa tragedia di cui ogni giorno sono vittime “persone innocenti uccise, deportate o costrette a un doloroso e incerto esilio da continui conflitti a base etnica, politica e religiosa nel Medio Oriente e in altre parti del mondo” [26 giugno 2016]. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: “le minoranze etniche e religiose sono diventate l’obiettivo di persecuzioni e di trattamenti crudeli, al punto che tali sofferenze a motivo dell’appartenenza ad una confessione religiosa sono divenute una realtà quotidiana”. Purtroppo, nel mondo d'oggi assistiamo ad una spirale di violenza che chiama violenza e semina morte. “La nostra risposta - ha detto Francesco - è il puro fermento del Vangelo, che, senza prestarsi alle logiche della forza, fa sorgere frutti di vita anche dalla terra arida e albe di speranza dopo le notti del terrore”. Non dobbiamo dimenticare che i nomi dei martiri “sono scritti nell’unico e indiviso martirologio della Chiesa di Dio” ed essi sono già «in Cristo una sola cosa». Il loro sangue è “seme di unità fra i credenti, segno e strumento di un avvenire in comunione e in pace”. Con il loro sangue i martiri, che appartengono a tutte le Chiese, ci indicano la via verso la piena comunione, “e la loro sofferenza costituisce un «ecumenismo del sangue» che trascende le divisioni storiche tra cristiani, chiamando tutti noi a promuovere l’unità visibile dei discepoli di Cristo”.