Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 12 giugno 2018

I CONSIGLI DEL PAPA: ACCOGLIERE CON «CUORE SEMPRE APERTO, PRUDENZA, INTEGRAZIONE E VICINANZA UMANITARIA»


MIGRARE È UMANO

Francesco: «In teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare»




di Antonino Legname

La Chiesa deve fare la sua parte per favorire l'apertura dei cuori all'accoglienza di tanti disperati e per aiutare l'integrazione dei migranti nei Paesi dove vengono accolti affinché non si creino nuovi «ghetti» che isolano ed emarginano. In tante occasioni il Pontefice ha fatto appello alla coscienza delle comunità ecclesiali e dei singoli cristiani affinché aprano il cuore e le porte a quanti sono costretti dalla necessità, dalla fame, dalla violenza, dalla guerra e da condizioni di vita disumane a lasciare i loro Paesi in cerca di sicurezza e di dignità. Non bisogna dimenticare che “la storia dell'umanità è storia di migrazioni: ad ogni latitudine, non c’è popolo che non abbia conosciuto il fenomeno migratorio”. Se ripercorriamo la storia dell'umanità ci rendiamo conto che le migrazioni “hanno marcato profondamente ogni epoca, favorendo l’incontro dei popoli e la nascita di nuove civiltà. Nella sua essenza, migrare è espressione dell’intrinseco anelito alla felicità proprio di ogni essere umano, felicità che va ricercata e perseguita”. Non dobbiamo dimenticare che l'ospitalità dello straniero è una delle opere di misericordia: «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt 25,35); e nell'Antico Testamento, ricco di riferimenti e di esempi di ospitalità, si dice espressamente: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34); «Non molesterai il forestiero, né l'opprimerai» (Es, 22,20); «Amate dunque il forestiero» (Dt, 10,19); «Maledetto chi lede il diritto del forestiero» (Dt 27,19). Occorre, dunque, fare di tutto per superare gli atteggiamenti di chiusura e di paura. Non bisogna lasciarsi spaventare dall'integrazione delle culture, anche perché l'Europa si è costruita con l'apporto di tante culture diverse; è eccessiva anche la preoccupazione che il grande flusso migratorio possa costituire una seria minaccia alla cultura cristiana in Europa. La logica del rifiuto si alimenta di egoismo personale e sociale, amplificato da certe «demagogie populistiche» e nazionalistiche. Il Vescovo di Roma chiede che venga superata l'indifferenza e che alla paura si anteponga l'atteggiamento di accoglienza dignitosa e responsabile, anche attraverso l'apertura di “canali umanitari accessibili e sicuri”, verso coloro che “fuggono da guerre e persecuzioni terribili, spesso intrappolati nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli”. Il Papa, con sano realismo, spiega che “in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare”. È di fondamentale importanza “l’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”. E in occasione della presentazione degli auguri per il nuovo anno 2017, Papa Francesco si è rivolto agli Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, esortandoli a prendere a cuore le sorti dei migranti, perché “sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o ad oggetto di interesse economico”. In ogni caso i muri non sono la soluzione perché favoriscono i traffici criminali. E a  tal proposito il Pontefice si rivolge ai Governi affinché promuovano leggi giuste e “programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i «trafficanti di carne umana» che lucrano sulle sventure altrui”. Non c'è dubbio che “proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale”. Ma non basta proteggere - ha detto il Papa - occorre anche “promuovere lo sviluppo umano integrale dei migranti, profughi e rifugiati”; e tale sviluppo di promozione umana dei migranti e delle loro famiglie deve cominciare con gli aiuti di cooperazione internazionale da mettere in atto nei Paesi e nelle Comunità di origine. In ogni caso ad ogni essere umano deve essere garantito non solo “il diritto di poter emigrare, [ma] anche il diritto di non dover emigrare”. E se il migrante, il rifugiato e il profugo decidono o sono costretti a lasciare la loro Patria, devono essere integrati nel Paese che li accoglie, evitando il rischio delle pericolose  «ghettizzazioni». Ovviamente, come già detto, chi arriva in un Paese ospitante è tenuto a rispettare la cultura, le tradizioni e soprattutto le leggi di quel Popolo. Il Pontefice ribadisce che è un diritto di ogni essere umano emigrare ed è dovere dei Governi accogliere. L'accoglienza, però, “si deve fare con quella virtù cristiana che è la virtù che dovrebbe essere propria dei governanti, ovvero la prudenza”. Francesco chiede di accogliere tutti coloro che si «possono» accogliere. E ribadisce: “un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli, ma anche integrarli”. È importante riflettere su «come» accogliere, per evitare il «pericolo della non-integrazione». In ogni caso - ha detto il Papa - ci vuole “cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria”.
 


[Dal libro di Antonino Legname, La Teopsia di      Francesco. Tra scienza e fede, il nuovo umanesimo   cristiano,integrale, popolare, solidale, inclusivo e gioioso, Le Nove Muse, Catania 2017, vol. I, pp. 360-363].