UBI PETRUS

Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL,30,5)

20 luglio 2017

LA CARITA' POLITICA DI PAPA BERGOGLIO



LA POLITICA «KERIGMATICA» DI FRANCESCO

Il Papa fa Politica con la «P» maiuscola


CARITA' POLITICA: LAVORARE INSIEME PER IL BENE COMUNE E PER COSTRUIRE LA CIVILTA' DELL'AMORE

di Antonino Legname

Oggi parlare di carità politica può sembrare un controsenso; la politica è infatti associata, a volte anche a ragione, a qualcosa di sporco, alla corruzione, agli affari privati o di parte, o comunque a qualcosa che appare lontano dai principi evangelici dell'amore, della giustizia, dell'onestà e della pace, ed ancor più lontano da un termine tanto impegnativo come quello di carità. In realtà non è sporca la politica, ma è sporco solo quello che noi riusciamo a sporcare. Fatta questa premessa, mi sento di dire che per un Papa fare «Politica» è un dovere. Se il Papa non facesse Politica, quella con la «P» maiuscola, non sarebbe un buon Papa. Già Paolo VI diceva che la Politica è la forma più alta di carità, è una maniera esigente di vivere la carità a servizio degli altri, specialmente dei più poveri. E don Luigi Sturzo parlava di «carità politica», nel senso di impegno concreto per la ricerca e la realizzazione del bene comune. Se la carità non viene pensata in grande e non entra nella politica, cioè non raggiunge i Palazzi del potere, dove si decidono a livello legislativo le sorti dei più poveri e dei più deboli, si trasforma in mero assistenzialismo e in elemosina occasionale e tampone. Solo se la carità si fa «Politica» contribuisce ad interrompere quei circuiti perversi di oppressione dell'uomo sull'uomo a livello legislativo, sociale e culturale che creano povertà, scarto ed emarginazione. Non dimentichiamo che Gesù di Nazaret è venuto nel mondo «per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi» (Lc  4,18). È questo il messaggio rivoluzionario del Vangelo, già preannunciato dal profeta Isaia. Ci sono coloro che vorrebbero relegare la religione alla sfera privata e vedrebbero bene un Papa rinchiuso nella sua aurea di sacralità, lontano dai problemi concreti della gente, e che predicasse un cristianesimo disincarnato dalla realtà sociale e politica. E dove vanno a finire i principi della Dottrina sociale della Chiesa? Quante Encicliche i Papi hanno scritto nel corso dei secoli, e quanti interventi pubblici e messaggi per enunciare i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie sociali e certe forme di economia che creano disuguaglianze e sperequazioni sociali! La politica di papa Francesco è «autenticamente cristiana» perché kerigmatica, cioè incentrata sul messaggio d'amore del Vangelo; non è una politica di parte, né ideologizzata. Per comprendere la politica di questo Pontefice occorre individuare un leitmotiv, una chiave di lettura importante: per Francesco il mondo è la casa comune, nella quale nessuno si deve sentire straniero; i suoi discorsi al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa, a Strasburgo nel viaggio del 25 novembre del 2014, e anche quelli pronunciati davanti all’Assemblea plenaria del Congresso degli Stati Uniti e all’Onu, e gli interventi e i messaggio alla FAO, sono tutti incentrati sul servizio al bene comune e sulla difesa della dignità dell'uomo, di ogni uomo a qualunque razza, cultura, religione, nazione appartenga. In questo senso, la politica di Francesco ha un afflato universale che mira ad armonizzare le differenze, senza distruggere le legittime particolarità e peculiarità dei singoli popoli. Questa è la scommessa politica di Francesco: un mondo in pace che raccoglie, come in una grande città, tutti gli uomini, la cui lingua comune è quella dell'amore. Questo è il sogno politico di papa Francesco che sa guardare la totalità di questo nostro mondo globalizzato, unito nelle legittime differenze, dove c'è spazio per tutti e per ciascuno. Sarebbe una grande omissione se il Papa non si occupasse con fermezza e determinazione evangelica di «carità politica», che è un aspetto fondamentale della misericordia, proprio perché si incontra con i bisogni reali della gente e mette al centro della propria azione la dignità della persona umana e il diritto alle tre «T»: «Tierra», «Techo», «Trabajo» (Terra, Casa, Lavoro). È quanto mai urgente per la Chiesa, Popolo di Dio, tornare a fare Politica, con la «P» maiuscola, per contribuire a favorire e a rafforzare il legame tra la gente e le istituzioni. Ovviamente, occorre soprattutto aiutare i fedeli laici a formarsi una coscienza alla carità politica affinché siano fermento vivo ed efficace di giustizia e di pace nella società di oggi.

16 luglio 2017

FRANCESCO: GESÙ NON AVEVA UNA «TEOLOGIA COMPLICATA»


                             L'ECOLOGIA DEL CUORE
Francesco: «Occorre fare una bella bonifica del terreno del nostro cuore per custodirvi la presenza del Signore»


Antonino Legname

In occasione dell'Angelus del 16 luglio 2017 in piazza San Pietro, Papa Francesco ha ricordato che Gesù usava un linguaggio semplice, fatto di immagini che traeva dalla vita quotidiana. Tutti potevano capire il suo messaggio che arrivava dritto al cuore della gente. Quella di Gesù «non era una teologia complicata». Nella parabola del seminatore, per esempio, Gesù «sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto», a condizione che venga accolto con libertà. «Gesù non si impone, ma si propone» - dice Francesco. Egli sparge a piene mani il seme della sua Parola nel terreno del nostro cuore, che può essere buono ad accoglierlo o duro ed impermeabile. Quella che Gesù ci mostra è una specie di «radiografia spirituale» del cuore umano - ha spiegato il Papa. «Se noi buttiamo un seme sui “sanpietrini” non cresce niente». È il cuore superficiale, senza spessore, che si stanca facilmente e  «i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona». Si tratta di un amore incostante e passeggero. E che dire del terreno spinoso pieno di rovi che soffocano i buoni propositi e la stessa presenza di Dio. Sono i rovi delle preoccupazioni, dei vizi e delle seduzioni del potere e della ricchezza che «fanno a pugni con Dio» - dice Francesco. Chi più e chi meno, tutti abbiamo i nostri rovi, cioè quei vizi che albergano nel cuore e impediscono alla Parola di portare frutto. Occorre avere il coraggio di «fare una bella bonifica del terreno … del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi». Francesco chiede di affidarci alla Beata Maria Vergine del Carmelo affinché ci aiuti a rendere il nostro cuore puro per «custodirvi la presenza del Signore». 

4 luglio 2017

3 luglio 2017

SU TV2000 L'INTERVISTA DEL CARD. GUALTIERO BASSETTI, PRESIDENTE DELLA CEI, SU DON MILANI E DON MAZZOLARI

I RICORDI  PERSONALI DEL CARD. BASSETTI SU DON MILANI E DON MAZZOLARI, DUE PRETI SCOMODI E "SEGNO DI CONTRADDIZIONE" NELLA CHIESA DI ALLORA

DON MAZZOLARI E DON MILANI

IL CONTRIBUTO DI FRANCESCO AL PROGRAMMA DELLA FAO



         LE SEMENTI DEL PAPA                                                   

Francesco: “ogni persona ha il diritto ad essere liberata dalla povertà e dalla fame”.




 di Antonino Legname

Papa Francesco, il 3 luglio 2017, tramite il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha indirizzato un Messaggio di “stimolo e di sostegno” ai Rappresentanti degli Stati membri della FAO, riuniti a Roma per la 40ª Conferenza dell’Organizzazione. Con molta chiarezza il Papa ha voluto ricordare che non bastano le buone intenzioni “per assicurare a tutti il pane quotidiano, ma è necessario riconoscere che tutti ne hanno diritto e ne debbono quindi usufruire”. A livello internazionale si deve ancora di più affermare la “cultura della solidarietà” e le attività internazionali – ha detto Francesco – non devono limitarsi al “pragmatismo delle statistiche o al desiderio di un’efficienza priva dell’idea di condivisione”. Insomma, più concretezza, più fatti e meno parole. L’impegno di ogni Paese per debellare la fame nel mondo non sarà efficace fino a quando  non si comprenderà che ogni persona ha il diritto “ad essere liberata dalla povertà e dalla fame”. Ancora una volta, il Papa ribadisce l’urgenza di rispettare il creato nella “consapevolezza che i beni affidatici dal Creatore sono per tutti”. Questo significa che occorre promuovere la solidarietà come “criterio ispiratore di ogni forma di cooperazione nelle relazioni internazionali”. Di fronte alla fame e alla malnutrizione che affligge tante popolazioni non basta manifestare a parole preoccupazione e forse rassegnazione, ma occorre convincersi e agire per eliminare tutte quelle cause strutturali e sociali che hanno creato situazione di sottosviluppo. Francesco ricorda che “le guerre, il terrorismo, gli spostamenti forzati di persone che sempre più impediscono o almeno condizionano fortemente le stesse attività di cooperazione, non sono delle fatalità, ma piuttosto il risultato di scelte precise”.  Il Vescovo di Roma sottolinea che “la fame e la malnutrizione” sono “la risultante di una più complessa condizione di sottosviluppo, causata dall’inerzia di molti e dall’egoismo di pochi”. E per essere concreti, il Papa si unisce al programma della FAO con un contributo “per fornire sementi alle famiglie rurali che vivono in aree dove si sono sommati gli effetti dei conflitti e della siccità”. Il Papa spiega che “questo gesto si aggiunge al lavoro che la Chiesa porta avanti secondo la propria vocazione di stare al fianco dei poveri della terra e di accompagnare il fattivo impegno di tutti in loro favore”. La Chiesa è coinvolta e impegnata in prima linea in questa sfida internazionale “per eliminare il numero delle persone malnutrite e prive del necessario per vivere”. Il Pontefice auspica che l’azione della FAO non sia mirata solo ad un apporto tecnico, al fine di aumentare le risorse e di favorire la distribuzione dei frutti della produzione alle popolazione che soffrono la fame, ma che sia anche il “segno concreto, spesso unico, di una fraternità che permette loro di avere fiducia nel futuro”.


2 luglio 2017

I PASTORI DELLA CHIESA SIANO VICINI ALLA GENTE

             LA DOPPIEZZA NON È CRISTIANA
Francesco: «Il cristiano non tenga il piede in due scarpe, ma sia onesto con sé stesso e con gli altri»



di Antonino Legname

Durante l'Angelus di domenica 2 luglio 2017, Papa Francesco ha parlato del rapporto privilegiato e prioritario che il cristiano deve avere con il Signore. Anche gli affetti umani devono essere subordinati all'amore verso Gesù. E parafrasando il passo del Libro della Genesi, Francesco dice: «Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a Gesù Cristo e i due saranno una sola cosa (cfr Gen 2,24)». Ricordiamo che anche San Paolo arrivò a dire: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Come recita una canzone religiosa, Cristo è al centro del mio cuore. Papa Francesco dice che la gente deve poter percepire questa centralità del Signore nella vita del discepolo. Questo non significa che il cristiano debba essere perfetto e impeccabile, anche se deve tendere ogni giorno alla santità; ma «come ogni persona umana ha i suoi limiti e anche i suoi sbagli»; quello che è importante e che conta veramente agli occhi di Dio è l’umiltà di riconoscerli e - come avverte il Papa -  «non si abbia il cuore doppio - perché questo è pericoloso». È un controsenso dire di essere cristiano, discepolo di Gesù, sacerdote, vescovo, e avere il cuore doppio. «No, questo non va - ha rimarcato Francesco - Non deve avere il cuore doppio, ma il cuore semplice, unito; che non tenga il piede in due scarpe, ma sia onesto con sé stesso e con gli altri. La doppiezza non è cristiana». Quello che Gesù chiede oggi ai suoi sacerdoti è di saper accogliere il santo popolo fedele di Dio e di saper offrire, «con fede affettuosa», quel «bicchiere di acqua fresca», di cui parla Gesù nel Vangelo. Papa Francesco ancora una volta ribadisce la necessità che il sacerdote sappia essere vicino alla gente: «quanto più un sacerdote è vicino al popolo di Dio, tanto più si sentirà prossimo a Gesù, e quanto più un sacerdote è vicino a Gesù, tanto più si sentirà prossimo al popolo di Dio». Questa è la circolarità ecclesiologica del Popolo di Dio che ha come centro Cristo.

1 luglio 2017

BREVE PROFILO DI MONS. LADARIA NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


ALL'EX SANT'UFFIZIO UN GESUITA MODERATO
Ladaria: «Non mi piacciono gli estremismi, né quelli progressisti, né quelli tradizionalisti, preferisco la via media»

Mons. Ladaria nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

di Antonino Legname

Lo spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer, originario di Manacor nell'isola di Maiorca nelle Baleari, è il nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ladaria ha 73 anni e succede al cardinale Müller che il 2 luglio 2017 conclude il suo quinquennio come Prefetto dell'ex Sant'Uffizio. Il nuovo Prefetto proviene da una famiglia molto religiosa che da generazioni si è impiantata nelle Baleari, ma probabilmente - come lui stesso ha ipotizzato - i suoi antenati provenivano dal Regno di Napoli. Da giovane frequentò il Collegio dei Gesuiti a Palma di Maiorca; fece gli studi di Giurisprudenza a Madrid ma non era quello che desiderava fare nella sua vita. Voleva diventare sacerdote e, pertanto, entrò nella Compagnia di Gesù. Iniziò a frequentare l'antico Collegio di «Monte Sion», fondato nel 1561. Negli anni turbolenti del 1968, Ladaria emise i voti religiosi. A Francoforte in Germania studiò Teologia e a Roma fece la tesi di laurea su sant'Ilario di Poitiers con il patrologo Antonio Orbe. Il 29 luglio 1973 fu ordinato sacerdote. Ladaria a partire dal 1984 insegnò alla Pontificia Università Gregoriana  e fu decano della facoltà di Teologia dogmatica; per otto anni fu anche vice-rettore della Gregoriana. Quella esperienza gli diede un respiro internazionale avendo a che fare con studenti che provenivano da tanti Paesi, di diversa lingua e di differenti culture. Nel 1992 Ladaria divenne membro della Commissione Teologica Internazionale. Dove è possibile collocare il nuovo Prefetto? Né a destra, né a sinistra. A Ladaria non piacciono gli estremismi, né quelli progressisti, né quelli tradizionalisti; egli preferisce la via di mezzo. È un uomo moderato. In una vecchia intervista ebbe a dire: «la via media … mi sembra sia la via giusta da seguire anche se ognuno di noi ha le sue peculiarità, perché, grazie a Dio, non ci ripetiamo, non siamo cloni». Fu Benedetto XVI, il 9 luglio 2008, a nominare Ladaria Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ruolo che egli ha svolto, fino ad oggi, senza protagonismi e dietro le quinte. Il 2 agosto 2016 Papa Francesco ha voluto che Ladaria presiedesse la Commissione di studio sul Diaconato delle donne. Compito principale della Commissione - come lui stesso ebbe a spiegare - è quello di studiare come stavano le cose nei primi tempi della Chiesa e di offrire al Papa degli elementi utili senza la fretta di arrivare ad una decisione in tempi brevi. In quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Ladaria diventa anche presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale.


28 giugno 2017

IL PONTEFICE INCONTRA UN GRUPPO SPAGNOLO DI DONNE SEPARATE E DIVORZIATE

"NON ABBIAMO LA VOCAZIONE A RESTARE FERITI"
Francesco ai divorziati: «La Chiesa vi protegge e vi abbraccia … E voi pregate per i vostri ex».

Francesco con un gruppo di Donne separate e divorziate

di Antonino Legname

Papa Francesco, il 26 giugno 2017, ha ricevuto in udienza privata 35 donne separate o divorziate del Gruppo “Santa Teresa” della diocesi di Toledo in Spagna. Si tratta di donne che hanno sofferto a causa della separazione o del divorzio e che hanno trovato comprensione e accoglienza da parte della Chiesa. L'incontro con il Papa era stato chiesto con una lettera, alla quale Francesco ha risposto, concedendo l'incontro. L'arcivescovo di Toledo, Mons. Braulio Rodríguez, che ha accompagnato il Gruppo, ha riferito che il Santo Padre ha dialogato amabilmente e con semplicità con le signore, ed ha risposte ad alcune domande. Per esempio, alla domanda di Esperanza Gomez-Menor su come educare i figli quando i criteri educativi dei genitori sono differenti, il Pontefice ha risposto che i figli devono essere educati ad amare e a rispettare tutti, ed ha esortato le donne a pregare per i loro ex mariti. Il delegato per la pastorale familiare della diocesi di Toledo, Miguel Garrigós, presente all'incontro, ha detto: «Il Papa ha insistito nel dire che, come esseri umani, non abbiamo la vocazione a rimanere feriti. Dobbiamo abituarci a convivere con le cicatrici, che hanno una loro dignità, in quanto esprimono sofferenza; come le rughe degli anziani che “dignificano” coloro che le hanno». Non c'è dubbio - ha sottolineato il Papa - che è il perdono sia difficile; è un cammino che ha bisogno della grazia di Dio. Infine, Francesco ha consigliato al Gruppo di leggere Amoris laetitia, specialmente il capitolo 4°. 
[Fonte: Religión Digital, del 27 giugno 2017]

27 giugno 2017

LO STILE DINAMICO DELLA VITA CRISTIANA E LE SORPRESE DI DIO

L'AVVENTURA DELLA FEDE
Francesco: «il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo» perché «vuole che gli legga la mano».




di Antonino Legname

Nell'Omelia della Messa celebrata a Santa Marta il 26 giugno 2017, Papa Francesco, sul modello dello stile di Abramo, nostro padre nella fede, ha presentato le coordinate della vita cristiana: «il modo come è stato chiamato Abramo segna anche lo stile della vita cristiana» - ha detto Francesco. Sono tre le dimensioni che il Pontefice ha individuato nella vicenda biblica di Abramo: anzitutto lo «spogliamento», cioè la disponibilità a lasciare le sicurezze per realizzare le promesse di Dio. Anche Gesù è passato attraverso lo spogliamento, la cui pienezza fu sigillata sulla croce. In ogni vocazione cristiana «c’è sempre un “vattene”, “lascia”, per dare il primo passo: “Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”». Un cristiano che non ha la capacità del distacco non è autentico. Occorre fidarsi di Dio e seguire la sua volontà anche quando non si sa dove ci porterà. «Il cristiano - ha detto il Papa - non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo» perché «vuole che gli legga la mano: no, non sa dove va». Ma la promessa di Dio spinge sempre ad andare avanti. «Il cristiano fermo non è un vero cristiano - ha spiegato Francesco - il cammino incomincia tutti i giorni al mattino, il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte — pensiamo a una malattia, a una morte — ma aperto, perché io so che tu mi porterai a un posto sicuro, a una terra che tu hai preparato per me». Chi è l'uomo in cammino? Papa Francesco risponde: «è l'uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale» e che sa andare con fiducia verso la promessa di Dio che non delude mai. Infine, il cristiano è chiamato a vivere la dimensione della «benedizione». Francesco ci ricorda che la benedizione non è solo quella che Dio ci dà, ma anche quella che noi diamo agli altri. «Tutti, anche voi laici, dovete benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri”. Purtroppo, ha lamentato il Papa - «noi siamo abituati a non dire bene tante volte e la lingua si muove un po’ come vuole». Il riferimento è alla brutta e peccaminosa abitudine delle chiacchiere e dei giudizi temerari sugli altri.

24 giugno 2017

ANCHE NELLA CHIESA IL CORAGGIO DI DARE SPAZIO AI GIOVANI


CON FRANCESCO “SIEMPRE ADELANTE”
“È meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei <cristiani da museo>”


Antonino Legname

 Il 23 giugno 2017 Papa Francesco ha incontrato i partecipanti alla 75ma Convention del Serra International. Il tema del Convegno: “Siempre adelante. Il coraggio della vocazione”. Francesco ha spiegato il senso della vocazione di chi si mette alla sequela del Signore Gesù ed ha ricordato che “la vita del discepolo missionario è segnata dal ritmo che le viene impresso dalla chiamata; la voce del Signore lo invita ad abbandonare il suolo delle proprie sicurezze e a iniziare il “santo viaggio” verso la terra promessa dell’incontro con Lui e con i fratelli. La vocazione è l’invito a uscire da sé stessi per iniziare a vivere la festa dell’incontro con il Signore e percorrere le strade sulle quali Egli ci invia”. Per poter camminare bisogna mettersi in discussione senza la paura di perdere se stesso – ha spiegato il Papa con un esempio: “Nessuna nave solcherebbe le acque se avesse timore di lasciare la sicurezza del porto. Allo stesso modo, nessun cristiano può entrare nell’esperienza trasformante dell’amore di Dio se … resta legato ai propri progetti e alle proprie acquisizioni consolidate. Anche le strutture pastorali possono cadere in questa tentazione di preservare sé stesse invece di adattarsi al servizio del Vangelo”. Ancora una volta il Papa fa riferimento alle “sorprendenti iniziative di Dio”. Non bisogna avere paura delle soprese di Dio anche quando sconvolgono i piani e i progetti consolidati. Non bisogna permettere alla paura di prevalere sulla creatività e neppure di frenare le novità dello Spirito anche quando si deve uscire da certi schemi e si deve cambiare rotta. Non c’è dubbio che il cammino cristiano sa guardare avanti senza nostalgie e senza paure. Papa Francesco dice di aver “paura dei cristiani che non camminano e si rinchiudono nella propria nicchia”. E consiglia: “È meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei <cristiani da museo>, che temono i cambiamenti e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difendono sé stessi e i propri ruoli”. Non è facile uscire da se stessi, rinunciare allo “spirito di possesso e di vanagloria”  e mettersi al servizio degli altri  - ha ammesso Francesco. Ed è ancora più “triste vedere che, a volte, proprio noi uomini di Chiesa non sappiamo cedere il nostro posto, non riusciamo a congedarci dai nostri compiti con serenità, e facciamo fatica a lasciare nelle mani di altri le opere che il Signore ci ha affidato!”. Bisogna imparare ad essere pronti – come nei giochi olimpici – a “passare la fiaccola” specialmente alle generazioni future. Nella missione cristiana – ha ricordato il Pontefice – “uno semina e l’altro miete”. E allora, per preparare il futuro, non solo nella società ma anche nella Chiesa occorre dare “spazio ai giovani”.

19 giugno 2017

FRANCESCO: «ACCOMPAGNARE I GENITORI NELL’EDUCAZIONE DEI FIGLI ADOLESCENTI»

  L'EDUCAZIONE SOCIO-INTEGRATA 
PER ARMONIZZARE LA «TESTA», IL «CUORE» E LE «MANI»

Papa Francesco: «Viviamo in un contesto di consumismo molto forte … È urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità».

DALL'HOMO ABILIS ALL'HOMO CONSUMENS

di Antonino Legname

Papa Francesco, il 19 giugno 2017, ha dato inizio al Convegno diocesano di Roma sul tema delicato e urgente che interpella la famiglia di oggi: «accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti». Quando si affronta questo argomento non si può essere nominalisti, nel senso che non bisogna cadere nell'astrazione e nella generalizzazione. Quasi quasi bisogna pensare alla famiglia in «dialetto» - consiglia il Papa - proprio per essere più vicini alla realtà e alle sfide di oggi. Non c'è dubbio che i problemi delle famiglie della grande città e della metropoli si presentano e si affrontano in maniera diversa che nei piccoli centri di paese. Papa Francesco focalizza l'attenzione su alcune esperienze quotidiane e concrete che vivono le famiglie: dalle difficoltà lavorative a quelle economiche e relazionali. Il Vescovo di Roma si sofferma su un aspetto importante della situazione attuale delle nostre famiglie, le quali vanno perdendo i legami nel tessuto sociale e sono costrette a vivere in una «società liquida», che sta diventando sempre più «gassosa», nel senso di una società «volatile» e «sradicata». Oggi si va perdendo la memoria e la radice. «E quando non ci sono radici - avvisa il Papa - qualsiasi vento finisce per trascinarti». Quando si perdono le radici si vive da alienati. Il Papa continua ad insistere sul ruolo insostituibile che hanno i nonni nella crescita e nell'educazione dei nipoti. I nonni sono la radice della famiglia e della società. Francesco esorta i genitori a «fare spazio ai figli per parlare con i nonni». E chiede che i nonni vengano valorizzati in questa nostra società che fa di tutto per scartarli «perché non producono». Il Papa ripropone la storiella, che da bambino gli venne raccontata dalle sue due nonne, e che gli è rimasta impressa nella memoria:  «C’era una volta in una famiglia il nonno vedovo: abitava in una famiglia, ma era invecchiato e quando mangiavano un po’ gli cadeva la zuppa o la bava e si sporcava un po’. E il papà ha deciso di farlo mangiare da solo in cucina, “così possiamo invitare amici…”. Così è stato. Alcuni giorni dopo, torna dal lavoro e trova il bambino che giocava con un martello, i chiodi, i legni… “Ma cosa stai facendo?” – “Un tavolo” – “Un tavolo, perché?” – “Un tavolo per mangiare” – “Ma perché?” – “Perché quando tu invecchi, possa mangiare da solo, lì”. Questo bambino aveva capito con intuizione dove c’erano le radici». E in merito alla non facile fase di crescita degli adolescenti, il Papa ha espresso una sua preoccupazione: «Un figlio che vive la sua adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza. Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a “medicalizzare” precocemente i nostri ragazzi. Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan “sfruttare al massimo il tempo”, e così risulta che l’agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente». È verissimo! I genitori fanno di tutto per riempire con attività di vario genere il tempo a disposizione dei loro figli. A volte, sbagliando, si pensa che l'adolescenza sia una patologia da combattere. Gli educatori devono convincersi che l'adolescenza fa parte della crescita normale dei ragazzi; è un movimento vitale e naturale fatto di cambiamenti, di incertezze, di speranze, di gioie e anche di angosce, di sconfitte e di desolazioni. «I nostri ragazzi e le nostre ragazze cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Non amano per niente sentirsi comandati o rispondere a “ordini” che vengano dal mondo adulto». I ragazzi hanno bisogno di stimoli continui per mettersi alla prova e per avvertire quel senso di «vertigine» che li faccia sentire vivi. Il Papa consiglia di proporre ai ragazzi «mete ampie, grandi sfide» e di aiutarli a realizzarle. Ma non devono essere lasciati soli o in balia delle tante pseudo proposte allettanti ma pericolose che mettono a rischio la vita degli adolescenti. Per educare i ragazzi di oggi occorre superare quel «modello di istruzione meramente scolastico, solo di idee. No - dice Francesco  - Bisogna seguire il ritmo della loro crescita. E’ importante aiutarli ad acquisire autostima, a credere che realmente possono riuscire in ciò che si propongono». Infine, il Papa propone un tipo di «educazione integrata». Che cosa significa in concreto? Questo tipo di educazione «socio-integrata» è finalizzata ad armonizzare a livello personale e sociale i tre aspetti della vita: la «testa», il «cuore» e le «mani». In altre parole: l'intelletto, gli affetti e l'azione. Gli adolescenti devono essere aiutati ad integrare nella loro vita questi tre linguaggi; solo così potranno sentirsi attivi e protagonisti dei loro processi di crescita. Purtroppo, lamenta il Papa, «abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale». Un altro aspetto da non sottovalutare nella crescita dei figli è l'educazione alla essenzialità. In una società consumistica come la nostra, nella quale «dopo il cibo, le medicine e i vestiti, che sono essenziali per la vita, le spese più forti sono i prodotti di bellezza, i cosmetici … e poi, le mascotte [gli animali da compagnia]». Papa Francesco avverte che ci sono tanti rischi nel consumismo eccessivo e patologico: «siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l’importante è consumare sempre. Un tempo, alle persone che avevano questo problema si diceva che avevano una dipendenza dalla spesa. Oggi non si dice più: tutti siamo in questo ritmo di consumismo. Perciò, è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità. Siamo entrati in una voragine di consumo e siamo indotti a credere che valiamo per quanto siamo capaci di produrre e di consumare, per quanto siamo capaci di avere. Educare all’austerità è una ricchezza incomparabile». E' quanto mai urgente mettere un freno al consumismo sfrenato!


17 giugno 2017

PAPA FRANCESCO CI RICORDA CHE NELLA DEBOLEZZA DELL'UOMO SI MANIFESTA LA POTENZA DI DIO



RICONOSCERE LA PROPRIA VULNERABILITA'
Francesco: «Siamo fragili come un vaso di creta»





di Antonino Legname

Anche un vaso di creta, fatto di materiale fragile, può contenere un tesoro. Noi tutti, esseri umani, siamo deboli e peccatori, ma possiamo contenere «il tesoro più grande: la potenza di Dio che ci salva». Lo ha ricordato papa Francesco durante l'Omelia a Santa Marta, il 16 giugno 2017. Dobbiamo essere consapevoli che nella nostra debolezza di creature si manifesta la «straordinaria potenza di Dio». San Paolo era convinto di questo: «quando sono debole è allora che sono forte» - scrive nella Seconda Lettera ai Corinzi (12,10). È la forza che viene dall'Alto ed è capace di salvare, di guarire, di mettere in piedi noi che siamo creta. Questa verità - ha detto Francesco - «è come un leitmotiv nelle lettere di Paolo»: quando egli soffre e si lamenta con il Signore chiedendo di essere liberato dagli attacchi del maligno, riceve una sola risposta: «Ti basta la mia grazia». Per far lavorare la potenza di Dio in noi è necessario anzitutto «riconoscere la propria vulnerabilità». E questo non è facile, proprio perché c'è sempre la tendenza a camuffare la propria vulnerabilità, a truccarla e a dissimularla vergognosamente e ipocritamente. E c'è anche l'ipocrisia verso se stessi quando uno crede di essere qualcosa di diverso da quello che è realmente, specialmente quando pensa di non essere fragile come il vaso di creta e fa affidamento solo in se stesso e nel suo personale tesoro. Questo - ha avvertito il Papa - «è il cammino, è la strada verso la vanità, la superbia, l’autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi». Invece, coloro che hanno coscienza della propria fragilità si affidano al Signore e non disperano di fronte alle difficoltà e alle prove della vita: «siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi». In pratica cosa significa riconoscersi vasi di creta? Francesco fa l'esempio della Confessione: «quando andiamo a confessarci» e magari riconosciamo: “sì, ho fatto questo, ho pensato questo”. Si fa un elenco di peccati «come se fossero una lista di prezzi al mercato: ho fatto questo, questo, questo». Ma la vera domanda da porsi - dice il Papa - è: «Tu hai coscienza di questa creta, di questa debolezza, di questa tua vulnerabilità?». Non basta dire di essere peccatore, occorre avere la coscienza della propria debolezza e della propria fragilità ed essere consapevoli che solo la potenza di Dio ci salva e ci fa andare avanti. Pertanto, è sbagliato credere che «la confessione sia imbiancare un po’ la creta … No!». Ci vuole il dono della “vergogna” «che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio». E «se noi arriviamo a questo punto, saremo molti felici».

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