Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 22 dicembre 2017

BISOGNA PERMETTERE A DIO DI NASCERE NELLA «MANGIATOIA DEL CUORE»

LA CURIA: ANTENNA PER TRASMETTERE E PER RICEVERE
Papa Francesco: No alla «logica dei complotti» e a quella delle «piccole cerchie»



di Antonino Legname

«Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico». Con queste parole, Papa Francesco si è rivolto alla Curia Romana per gli auguri natalizi, il 21 dicembre 2017. Il Pontefice quest'anno ha voluto condividere alcune riflessioni sul rapporto della Curia con la realtà ad extra: «con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, con il dialogo ecumenico, con l’ebraismo, con l’Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno». Francesco non fa mistero nel dire che la riforma della Curia a Roma non è una facile impresa: «è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti». Nel suo lungo e articolato discorso il Pontefice ha detto che coloro che operano, a vario titolo, nell'ambito della Curia Romana devono avere un atteggiamento diaconale, di servizio alle Chiese. Se il Papa ha un «primato diaconale», anche la Curia deve caratterizzarsi come diaconia, cioè come servizio al popolo santo di Dio. Il Papa ha usato l'immagine dei sensi del corpo umano, per fare comprendere che la Curia deve essere l'orecchio, l'udito e gli occhi del Vescovo di Roma e, pertanto, deve fare da ponte con il mondo esterno e deve avere un forte riferimento alla realtà . Ed è «la comunione con Pietro che rafforza e rinvigorisce la comunione tra tutti i membri». Francesco usa parole molto forti per denunciare la «logica dei complotti» o quella delle «piccole cerchie», che si infiltra come un cancro anche all'interno degli organismi ecclesiastici. E i toni del Pontefice sono ancora più duri quando parla del pericolo dei «traditori di fiducia». Chi sono? Francesco spiega: «sono gli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si  lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del “Papa non informato”, della “vecchia guardia”…, invece di recitare il “mea culpa”». Queste parole non hanno bisogno di commento. Sono molto severe e puntuali. E chi ha orecchi per intendere intenda! Accanto alle persone che sono state allontanate ce ne sono altre - dice il Papa - che ancora operano nella Curia «alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene». Ovviamente non si può fare di tutta l'erba un fascio. Nella Curia Romana ci sono tantissime  persone, «la stragrande maggioranza - dice Francesco - fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità». La Curia deve avere nella Chiesa universale la funzione di antenna, non solo per trasmettere fedelmente la volontà del Papa, ma anche per ricevere «le istanze, le domande, le richieste, le grida, le gioie e le lacrime delle Chiese e del mondo in modo da trasmetterle al Vescovo di Roma», affinché possa svolgere la sua missione di «principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione». Papa Francesco ci tiene a precisare che «la Curia romana ha come suo punto di riferimento non soltanto il Vescovo di Roma, da cui attinge autorità, ma pure le Chiese particolari e i loro Pastori nel mondo intero, per il cui bene opera e agisce». E a proposito della periodica visita dei Vescovi a Roma, cosiddetta ad limina apostolorum, Francesco ha detto chiaramente che non deve essere circoscritta ai soli incontri protocollari, ma deve essere un'occasione di dialogo fraterno con il Vescovo di Roma e anche con i Capi dei diversi Dicasteri della Curia. Ed è molto bella la conclusione del Discorso di Francesco a proposito della fede: «una fede soltanto intellettuale o tiepida - ha detto - è solo una proposta di fede, che potrebbe realizzarsi quando arriverà a coinvolgere il cuore, l’anima, lo spirito e tutto il nostro essere, quando si permette a Dio di nascere e rinascere nella mangiatoia del cuore, quando permettiamo alla stella di Betlemme di guidarci verso il luogo dove giace il Figlio di Dio, non tra i re e il lusso, ma tra i poveri e gli umili».