Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

mercoledì 5 settembre 2018

IL RIPOSO DELLA DOMENICA PER FARE PACE CON LA VITA


LA VITA È BELLA
Francesco: «È necessario riconciliarsi con la propria storia, con i fatti che non si accettano, con le parti difficili della propria esistenza»



di Antonino Legname

«L’uomo non si è mai riposato tanto come oggi, eppure l’uomo non ha mai sperimentato tanto vuoto come oggi!» - ha detto Papa Francesco nella Catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì, 5 settembre 2018, in Piazza San Pietro. Il Pontefice ha spiegato il senso del terzo comandamento del Decalogo, «sul giorno del riposo». A volte si pensa in modo errato che questo comandamento sia facile da mettere in pratica; in realtà – ha detto il Pontefice - riposarsi davvero non è semplice, perché c’è riposo falso e riposo vero». In che modo è possibile riconoscerli? Francesco offre un breve profilo della società di oggi, «assetata di divertimenti e vacanze».
Non c’è dubbio che, nel non mondo in cui viviamo, «l’industria della distrazione» e del divertimento  sia molto fiorente. In tutti i modi viene disegnato e pubblicizzato un «mondo ideale come un grande parco giochi dove tutti si divertono». Non è forse vero che uno degli slogan più accreditati nella società dei consumi è: “non rinviare mai a domani il divertimento e il godimento che puoi avere oggi”. Il Vescovo di Roma fa notare che «il concetto di vita, oggi dominante, non ha il baricentro nell’attività e nell’impegno ma nell’evasione. Guadagnare per divertirsi, appagarsi». Il modello emergente di uomo è quello di «persona di successo, che può permettersi  ampi e diversi spazi di piacere». Questa mentalità prima o poi conduce all’insoddisfazione e alla frustrazione esistenziale. 
Tanti più piaceri, tanti più svaghi e sentire la vita sfuggire tra le dita come sabbia. Si rischia di vivere «un’esistenza anestetizzata dal divertimento», che conduce  ad alienarsi e a fuggire dalla realtà. Papa Francesco annota che «l’uomo non si è mai riposato tanto come oggi, eppure l’uomo non ha mai sperimentato tanto vuoto come oggi! Le possibilità di divertirsi, di andare fuori, le crociere, i viaggi, tante cose non ti danno la pienezza del cuore. Anzi: non ti danno il riposo», quello vero. E quale sarebbe il vero riposo? Per noi cristiani il riposo «è il momento della contemplazione, è il momento della lode, non dell’evasione. È il tempo per guardare la realtà e dire: com’è bella la vita! Al riposo come fuga dalla realtà, il Decalogo oppone il riposo come benedizione della realtà». In che modo è possibile vivere il riposo? Santificando il giorno del Signore. «Per noi cristiani – ricorda il Papa - il centro del giorno del Signore, la domenica, è l’Eucaristia, che significa “rendimento di grazie”. È il giorno per dire a Dio: grazie Signore della vita, della tua misericordia, di tutti i tuoi doni». È molto bello il riferimento che Francesco ci offre sulla necessità di fare pace: «la domenica è la giornata per fare pace con la vita, dicendo: la vita è preziosa; non è facile, a volte è dolorosa, ma è preziosa». Ovviamente nessuno può imporre la pace agli altri; la pace – ha detto il Papa – è la scelta libera dell’uomo di allontanarsi dalle «pieghe amare del proprio cuore» e di «riconciliarsi con la propria storia, con i fatti che non si accettano, con le parti difficili della propria esistenza». In sintesi, la vera pace non si raggiunge cambiando la propria storia, ma al contrario, occorre «accoglierla, valorizzarla, così com’è andata». Dobbiamo imparare ad apprezzare la vita, perché è bella – ha detto Francesco; ed è bella perché sa gioire delle cose semplici e umili, delle «piccole grazie», che alla fine sono quelle che ci fanno gustare la felicità che ha il sapore dell’eternità. E non è raro il caso di incontrare persone che soffrono, anche a causa di una malattia, capaci di infondere negli altri quella pace e quella serenità, che «non si trova nei gaudenti e negli edonisti!». Francesco conclude ribadendo che «la vita diventa bella quando si apre il cuore alla Provvidenza e si scopre vero quello che dice il Salmo: “Solo in Dio riposa l’anima mia” (62,2)».