Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

venerdì 21 settembre 2018

L’ESPERIENZA DI MATTEO "IL PUBBLICANO": «DAL PEGGIO AL POSTO PIU’ ALTO»


LA MEMORIA DEI NOSTRI PECCATI
Francesco esorta: «Invece di sparlare degli altri, parla male di te stesso, accusa te stesso, ricordando i tuoi peccati»

Vocazione di San Matteo - Caravaggio - Chiesa San Luigi dei Francesi a Roma

di Antonino Legname

«Nella vita della Chiesa, tanti cristiani, tanti santi sono stati scelti dal più basso» - ha ricordato Francesco nella Meditazione della Messa a Santa Marta, il 21 settembre 2018 - Uno di questi è stato Matteo, il quale prima di essere scelto come Apostolo «era un pubblicano, cioè un corrotto, perché per i soldi tradiva la patria. Un traditore del suo popolo: il peggio». Veramente i criteri con cui Dio sceglie non sono i nostri criteri umani. Qualcuno, infatti, di fronte alla scelta di Matteo, il pubblico peccatore, potrebbe obiettare: «Gesù non ha buon senso per scegliere la gente», come ha potuto scegliere tra tanti altri» proprio questa persona che veniva «dal peggio, proprio dal niente, dal posto più disprezzato?». E chi siamo noi per giudicare gli altri e per puntare il dito contro quelli che riteniamo peccatori e impuri. Abbiamo, forse, dimenticato quello che Gesù ha detto: “per favore, non guardare la pagliuzza negli occhi altrui; guarda cosa hai tu nel tuo cuore”». Purtroppo – come ha evidenziato Francesco - «è più divertente sparlare degli altri: sembra una cosa bellissima»; e paragona il pettegolezzo e il chiacchiericcio alle «caramelle al miele, che sono buonissime: tu prendi una, è buona; prendi due, è buona; tre... prendi mezzo chilo e ti fa male lo stomaco e stai male». Quando si fa forte la tentazione di parlare male degli altri, è bene ricordare «da dove il Signore ti ha scelto». Avere memoria dei nostri peccati e delle nostre miserie umane ci aiuta a non giudicare gli altri; pensare alla misericordia che il Signore ha avuto dei miei peccati, mi fa essere misericordioso verso i peccati del mio prossimo. Non bisogna mai perdere la memoria delle nostre origini e del posto che occupavo prima di essere scelto e chiamato dal Signore. Matteo fu preso «dal peggio» e collocato «al posto più alto», fu costituito apostolo. E cosa ha fatto quando fu chiamato? – si domanda il Papa – Forse, si vestì di lusso? Incominciò a dire “io sono il principe degli apostoli, con voi”, “Qui comando io?” «No! – esclama Francesco – Egli sapeva che era stato scelto «dal più basso» e collocato nel posto «più alto»; e con questa consapevolezza ha speso tutta la vita per il Vangelo» e lo ha scritto, con tanta pazienza, nella lingua aramaica. Invece – ha messo in guardia il Pontefice - «quando l’apostolo dimentica le sue origini e incomincia a fare carriera, si allontana dal Signore e diventa un funzionario … un sistematore di piani pastorali, di tante cose; ma alla fine, un affarista, un affarista del regno di Dio». Matteo, dopo aver sperimentato la misericordia di Gesù, cambia vita fino «al punto di lasciare sul tavolo l’amore della sua vita: i soldi». Il pubblicano – annota il Papa - «lasciò la corruzione del suo cuore, per seguire Gesù». E da qui è cominciata la festa; Gesù è andato a pranzo «con quel sindacato di pubblicani» facendo capire a coloro che si scandalizzavano che «non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: “Misericordia voglio e non sacrifici”». Questo è «il disegno di misericordia» di Dio. Papa Francesco ammette che «capire la misericordia del Signore è un mistero; ma il mistero più grande, più bello, è il cuore di Dio». E Gesù è venuto a rivelarci il cuore misericordioso del Padre. Pertanto, - conclude il Vescovo di Roma - «se tu vuoi arrivare proprio al cuore di Dio, prendi la strada della misericordia e lasciati trattare con misericordia».