Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

giovedì 27 settembre 2018

LO STORICO ACCORDO TRA SANTA SEDE E CINA


 UNA PAGINA NUOVA PER I CATTOLICI CINESI
Francesco: «La Cina è una terra ricca di grandi opportunità»



 di Antonino Legname

Durante il volo di ritorno da Tallinn (Estonia)  a Roma, il 25 settembre 2018, Papa Francesco, parlando con i giornalisti del recente «Accordo» – anche se «Provvisorio» - siglato nei giorni scorsi a Pechino tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, ha detto che «non è un’improvvisazione», ma è frutto di un cammino lungo e paziente e che alla fine è Lui «il responsabile» della firma. Il Pontefice ci tiene a precisare che «quando si fa un accordo di pace o un negoziato, ambedue le parti perdono qualcosa, questa è la regola … E si va avanti. Questo processo è andato così: due passi avanti, uno indietro, due avanti, uno indietro…; poi sono passati mesi senza parlarsi, e poi… Sono i tempi di Dio, che assomigliano al tempo cinese: lentamente…». E dopo lo storico «Accordo Provvisorio» con la Cina, il Vescovo di Roma, il 26 settembre 2018, ha voluto indirizzare un Messaggio aiCattolici Cinesi e alla Chiesa Universale. Il Pontefice è consapevole del fatto che in questi ultimi tempi si è venuta a creare tanta confusione nei cuori di tanti cattolici cinesi, alimentando dubbi e perplessità, soprattutto a causa di opinioni, considerazioni e «voci» contrastanti sul presente e sul futuro delle comunità cattoliche in Cina. Nello stesso tempo, però, molti altri hanno mantenuto un atteggiamento di fiducia e di speranza verso «un avvenire più sereno per una feconda testimonianza della fede in terra cinese».
Francesco e il Card. cinese John Tong
Francesco non dimentica le sofferenze di tanti cattolici cinesi, e le esperienze dolorose, fino al sacrificio della vita, di tanti fedeli e Pastori, che oggi costituiscono un prezioso «tesoro spirituale della Chiesa in Cina e di tutto il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra». Papa Francesco confida di aver sempre guardato la «Cina come a una terra ricca di grandi opportunità e al Popolo cinese come artefice e custode di un inestimabile patrimonio di cultura e di saggezza». Oggi la Chiesa cattolica e la Cina fanno un passo molto importante per crescere nella reciproca amicizia, fatta di dialogo, di rispetto e di reciproca volontà di «camminare insieme per costruire un futuro comune di più alta armonia». Il Pontefice tiene a precisare che l’Accordo Provvisorio, «è frutto del lungo e complesso dialogo istituzionale della Santa Sede con le Autorità governative cinesi». Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano molto lavorato, affinché si creassero le condizioni necessarie, non solo per promuovere l’annuncio del Vangelo tra il Popolo cinese, ma anche «per raggiungere e conservare la piena e visibile unità della Comunità cattolica in Cina». La Chiesa, sostenuta da una «fede pura», è chiamata ad uscire da se stessa per andare in qualunque latitudine e longitudine ad incontrare e abbracciare gli uomini d’oggi, che vivono «gioie e speranze», «tristezze e angosce», «povertà e sofferenza». Un elemento fondamentale per ricostituire «la piena e visibile unità» della Chiesa in Cina, è «la questione delle nomine episcopali». 
Questo è stato il «pomo della discordia» che aveva impedito fino ad oggi il raggiungimento di un Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese. Finalmente, si mette la parola fine al «fenomeno della clandestinità» che aveva creato una netta separazione tra i Vescovi cinesi fedeli al Papa cosiddetti «clandestini» e quelli sottomessi al Governo, considerati «ufficiali». Si tratta – ha spiegato il Papa - «di debolezza e di errori» di Vescovi, i quali, non poche volte, hanno dovuto subire una «forte e indebita pressione esterna» da parte delle autorità civili. Oggi si volta pagina e si scrive un nuovo capitolo inedito nella Storia della Chiesa. Intanto, il Papa ha «deciso di concedere la riconciliazione ai rimanenti sette Vescovi “ufficiali” ordinati senza Mandato Pontificio e, avendo rimosso ogni relativa sanzione canonica, di riammetterli nella piena comunione ecclesiale». Occorre fare di tutto per sanare le ferite del passato e per «ristabilire la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi»; inoltre, il Pontefice auspica l’inizio di una «fase di più fraterna collaborazione». Ancora non conosciamo i termini precisi dell’«Accordo Provvisorio», che – come spiega il Papa - «pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile, può contribuire – per la sua parte – a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina». È un dato di fatto che per la prima volta, tra la Santa Sede e  le Autorità del Governo cinese, è stato raggiunto un Accordo che «introduce elementi stabili di collaborazione», e una maggiore garanzia per «assicurare alla Comunità cattolica buoni Pastori». Papa Francesco chiede a tutti i Cattolici cinesi, Clero e laici, di adoperarsi con impegno per «cercare insieme buoni candidati che siano in grado di assumere nella Chiesa il delicato e importante servizio episcopale». D’altra parte non si può pensare e pretendere che lo strumento giuridico dell’Accordo, riesca a risolvere tutti i problemi della Comunità cattolica in Cina; occorre, anzitutto, la volontà e l’impegno di tutti per mantenere l’unità, superando le dolorose divisioni del passato. Infine, il Pontefice – dopo aver esortato i Cattolici cinesi ad essere «buoni cittadini», rispettosi delle leggi e delle tradizioni del loro Paese, sempre a servizio del bene comune -  ha rivolto un accorato appello ai Vescovi e alle persone consacrate affinché non diventino «burocrati e funzionari», ma «missionari appassionati», capaci di andare «controcorrente» rimanendo saldi nel Signore. E rivolgendosi ai Governanti della Repubblica Popolare Cinese, Francesco ha rinnovato l’invito a voler proseguire «con fiducia, coraggio e lungimiranza, il dialogo da tempo intrapreso». E nello stesso tempo ha assicurato che «la Santa Sede continuerà ad operare sinceramente per crescere nell’autentica amicizia con il Popolo cinese». Da parte della Chiesa c’è il forte desiderio di «scrivere una pagina di più serena e concreta collaborazione» con le Autorità e con il Popolo cinese; e senza pretendere privilegi, il Papa chiede che si possa crescere insieme nell’amicizia e nel  reciproco rispetto.