Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

lunedì 3 settembre 2018

UN TEMPO PER TACERE E UN TEMPO PER PARLARE


IL SILENZIO ELOQUENTE

Francesco: «La verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa»
  
La Vergine del silenzio

di Antonino Legname

«Con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie», c’è un solo rimedio: «silenzio e preghiera» – ha consigliato Francesco nella Meditazione della Messa a Santa Marta, il 3 settembre 2018. Ci sono momenti e situazioni della vita che richiedono la forza del silenzio, paziente e fruttuoso. Con l’aiuto di Dio occorre imparare a discernere quando bisogna parlare e quando invece è necessario tacere. Sant’Arsenio diceva: «tante volte mi sono pentito di aver parlato, mai di aver taciuto». A volte il silenzio è più eloquente di tante parole. E Gesù ci insegna questo modo di agire quando nella vita quotidiana «ci sono dei malintesi, delle discussioni». Non c’è dubbio – avverte il Papa – che il diavolo, «padre della menzogna» e artefice della divisione, fa di tutto «per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo». Anche il Signore ha dovuto lottare contro la tentazione e con la forza della Parola di Dio, citando la Scrittura, vince il diavolo. Anche nella Sinagoga, Gesù apre il rotolo e «legge il passo del profeta Isaia dove si preannuncia il tempo del messia». Tutti i presenti erano meravigliati di quelle «parole di grazia che uscivano dalla sua bocca». Ma ben presto il Signore farà l’esperienza dell’incomprensione e del rifiuto, proprio da parte della sua gente, fino al punto da dire: «nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Ad un certo momento, le stesse persone che lo aveva elogiato, perché stupiti del suo insegnamento, cambiarono atteggiamento: «dallo stupore allo sdegno». Francesco attribuisce al diavolo la semina della divisione e della ribellione nei confronti di Gesù: «Si alzarono, lo cacciarono via, entrarono in questo atteggiamento di branco: non erano persone, erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città. Non ragionavano». Il Papa mette in evidenza il saggio atteggiamento di Gesù, il quale di fronte al comportamento dei voltagabbana, preferisce tacere con grande dignità: «con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va. Perché non era arrivata ancora l’ora». Purtroppo, anche il Venerdì Santo il popolo, manovrato e influenzato, cambia idea e grida contro Gesù: «crucifige»; erano passati pochi giorni dalla Domenica delle Palme, quando la gente festosa acclamava e osannava Gesù come Figlio di Davide. Di fronte al popolo inferocito, «Gesù faceva silenzio». E in questo caso «il silenzio è d’oro», come recita un antico proverbio. Quando non si sa tacere al momento opportuno, si rischia di usare le parole come pietre da scagliare sugli altri e si distrugge l’unità e l’armonia dei rapporti umani. «Quante volte – dice Francesco - nelle famiglie incominciano delle discussioni sulla politica, sullo sport, sui soldi e quelle famiglie finiscono distrutte, in queste discussioni nelle quali si vede che il diavolo è lì che vuol distruggere». In una società come la nostra dove si parla e si sparla continuamente, è quanto mai urgente riscoprire il valore del silenzio eloquente. Francesco consiglia di imparare a capire quando è necessario parlare e quando invece è assolutamente opportuno e salutare tacere: «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa». Impariamo il silenzio dalla Vergine Maria, che "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore".